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domenica, luglio 27, 2008

Il silenzio degli entusiasti...


Quando uscì il libro di Chris Anderson "La coda lunga" blogger e giornalisti hanno subito abbracciato con entusiasmo le sue teorie senza nemmeno immaginare che potessero essere messe in discussione. Non conoscere il volume è immediatamente diventato sinonimo di ignoranza e qualche blogger non ha esistato a stracciarsi le vesti raccontando di avere trovato ambienti dove tanto entusiasmo non era condiviso.

A suo tempo ho trovato il volume interessante, molto ben scritto e molto convincente la teoria secondo la quale il precipitare dei costi di vendita provocato per alcuni generi merceologici dalle tecnologie della rete ha reso possibile la presentazione al mercato di prodotti di nicchia che sarebbero stati in altre situazioni nascosti. Per qualche verso non si tratta di un fenomeno nuovo: pensate al passaggio dalla libreria sotto casa alle megalibrerie con decine e decine di metri di scaffale in più.

Passare da questa analisi di una situazione di fatto ad affermare che la coda dei prodotti inconueti sarebbe stata la parte del business che avrebbe portato profitto mi è sempre sembrato un poco azzardato. La mia formazione di ricercatore mi ha portato a diffidare delle soluzioni "magiche" (Einstein disse che per ogni problema esiste sempre una soluzione semplice, peccato sia quasi sempre sbagliata) e con l'imbiancarsi dei capelli gli atteggiamenti radicali mi sono istintivamente piaciuti sempre meno.

Non essendo un esperto di marketing ho lasciato da parte il problema e mi sono limitato ad osservare i grandi entusiasmi di blogger e giornalisti.

Qualche settimana fa ho trovato in rete un interessante articolo della Harvard Business Review dove una ricercatrice, Anita Elberse, riporta i risultati di un suo studio che sembrerebbe evidenziare che i dubbi che mi erano a suo tempo venuti non sono poi così privi di fondamento. L'articolo è piuttosto convincente e la risposta di Andersen sembra una arrampicata su vetri troppo insaponati, credo che valaga la pena seguire il dibattito, per chi è interessato consiglio la lettura della acuta presentazione che ne fa il blog [mini]marketing.

L'osservazione che vorrei fare qui è un'altra.

Nella mia mente sostanzialmente semplice e lineare mi sarei aspettato che tutti i blogger e i giornalisti che aveva idolatrato le teorie di Chris si sarebbero precipitati a presentare e a discutere i nuovi risultati perché di fatto solo così il servizio offerto ai propri lettori sarebbe efficacie.

La reazione dei blogger che sono nella mia non breve lista di lettura e che sono stati grandi sostenitori della teoria di Chris è stata uniforme: SILENZIO!

Non faccio nomi perché da qualche tempo si incontrano troppe mammolette che alla minima contestazione ti accusano di attacchi personali (senza peraltro mai entrare nel merito del discorso) e non voglio espormi di nuovo a situazioni infantili e fastidiose, ma credo che quando si abbraccia una teoria con entusiasmo e poi quella teoria viene messa in dubbio sarebbe atteggiamento serio almeno parlarne...

Forse da questa storia un insegnamento dovrebbe venire a tutti noi: lo strumento più imporatnte per la analisi dei problemi e delle teorie e il dubbio!

Aggiornamento del 28/7:  Molto chiaro l'intervento in materia di Massimo su Punto Informatico, da leggere!


bob

PS qui si sembra che blogger e giornalisti siano accumunati da un atteggiamento: giornali che presentarono a suo tempo la teoria con articoli a quattro colonne sono altrettanto latitanti nel momento di riconoscere che tutto quell'entusiasmo non era poi del tutto giustificato...

martedì, marzo 04, 2008

Il beneficio del dubbio.


Don Gelmini accusato di molestie sessuali dopo essersi difeso dietro il paravento della Chiesa adesso improvvisamente la attacca pesantemente.

Alcune delle sue affermazioni possono anche essere condivisibili, ma mi sembra che troppo spesso ci si dimentichi del fatto che ci troviamo davanti a un pregiudicato: francamente qualche dubbio sulla cristallinità delle sue posizioni a me viene. Ricordate il vecchio detto "Da quale pulpito viene la predica".

In altre parole preferivo quando la Chiesa veniva criticata da persone come don Lorenzo Milani, priore di Barbiana o dal mio amico David Maria Turoldo, compagno di grandi bevute di grappa e esempio di coerenza anche a costo di rinunciare a cose molto importanti.

O no?

bob

Ad evitare equivoci vorrei specificare che uso il termine pregiudicato in quanto nel passato don Gelmini ha subito condanne definitive ed ha passato un certo tempo in galera, per la precisione nel 1971 ha fatto quattro anni per truffa, emissione di assegni a vuoto e bancarotta fraudolenta.

Il de Mauro riporta:

pre|giu|di|cà|to
p.pass., agg., s.m.
1 p.pass., agg. ⇒pregiudicare
2 s.m. CO persona che ha già subito una o più condanne penali o misure di sicurezza personali

Qualche esperimento...