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domenica, marzo 28, 2010

Raiperunanotte...




Da qualche giorno penso all'evento di questi giorni in rete: la trasmissione Raiperunanotte.

Più ci penso e più ritengo che tutto questo entusiasmo e questo considerare la cosa un evento di portata epocale mi lascia molto perplesso: qualcuno è arrivato a dire "... La televisione non serve più, c'è Internet!".

Guardando la trasmissione è ovvio che si tratta di una produzione televisiva professionale con tutte le caratteristiche di una normalissima trasmissione televisiva, l'unica cosa che è cambiata è la diffusione che è avvenuta via Web, perché questa è l'unica vera novità, la trasmissione via Internet, IPTV, è diffusissima ed io per esempio la uso da anni essendo cliente Fastweb/Sky. Colpisce anche il fatto che qualcuno sembra stupirsi perché si vede e si sente bene: mai visto Youtube, un qualsiasi congresso ritrasmesso in streaming o un lancio di prodotti Apple?

In realtà la trasmissione non usa nulla delle caratteristiche del Web che potrebbero rendere la esperienza di ascolto sulla pagina più completa e interessante. Certo c'è stato un gran traffico su Twitter e sui social network in generale, ma si è trattato ancora di servizi completamente separati, la cosa si sarebbe potuta fare per qualsiasi altra trasmissione televisiva.

Certamente il valore della cosa è stato sociale e politico, il fatto di potere utilizzare una canale alternativo per superare le assurde operazioni censorie RAI ha un grande significato, ma da qui a dire che non si tratta di televisione e che la televisione non serve più ce ne passa!

Francamente credo che le radio in rete che spesso si possono ascoltare in occasione di situazioni politiche estreme siano molto più significative.

Mi ha anche stupito il fatto di considerare un grande risultato una trasmissione che dopo un passaparola impressionante e una esposizione mediatica più che significativa ha raggiunto a malapena il 10% dell'audience media della equivalente trasmissione televisiva, un ascolto che in televisione sarebbe stato considerato estremamente deludente!

Tra l'altro si è inneggiato all'evento Internet più grande d'Italia, ma, come fa notare Quinta, anche qui la cosa non è vera.

Io credo fermamente al futuro della televisione via web, ma penso a qualche cosa si molto diverso, certamente on demand e per esempio integrata in modo nativo con una rete sociale e una piattaforma di interazione e di condivisione di contenuti generati dal basso. Credo comunque a una lunghissima convivenza con le tradizionali televisioni generaliste a palinsesto definito.

martedì, novembre 07, 2006

La sindrome del proiettile d'argento.


Nella tradizione anglosassone c'è un solo modo per uccidere streghe e vampiri: sparare un proiettile d'argento.


Da questa tradizione folcloristica è nata un frase idiomatica, “no silver bullet”, che sta ad indicare come sia velleitario pensare che ogni problema abbia una soluzione unica.


La storia delle tecnologie ha dimostrato, con pochissime eccezioni, come di fatto ogni nuova tecnologia non soppianti le precedenti, ma conviva per tempi anche molto lunghi.



Un ormai famoso diagramma elaborato da Business week e pubblicato sul numero del 10 aprile 2000 mostra la cosa molto chiaramente.



Del resto se mi guardo in giro vedo accanto ad un PC tutta una serie di oggetti (telefono, cinema, televisione, DVD player, calcolatrice...) che fanno cose che potrei fare usando il solo personal, ma sarebbe molto più scomodo.


L'informatica, sia professionale che di consumo, degli ultimi cinquant'anni di sedicenti proiettili d'argento ne ha visti tanti:


  • cobol-cics-DB2 unico ambiente di sviluppo
  • java unico linguaggio di programmazione
  • solo apple, chi usa altro è un cretino
  • solo linux, chi usa altro è ancora più cretino
  • ...


L'ultima moda è ipotizzare che la la televisione solo in rete, cretino chi crede a IPTV, a Digitale terrestre, al satellite...


Credo che pensare a un futuro dove le diverse tecnologie convivono sarebbe molto più saggio.


Credere nel proiettile d'argento tende anche a generare a fianco degli aspiranti cacciatori di vampiri anche cassandre che portando la adozione di una tecnologia alle estreme conseguenze, senza considerare fenomeni naturali come la convivenza e la evoluzione, formulano previsioni tanto drammatiche quanto improbabili.


All'inizio del secolo qualcuno ha ipotizzato che la diffusione del cavallo come motore per la trazione avrebbe trasformato la città un un luogo puzzolente con le strade coperte da metri di letame e che la diffusione del telefono avrebbe visto la installazione di un numero di pali e di fili tanto grande da oscurare la vista del cielo.

Sbagliavano allora come sbagliano probabilmente le Cassandre dei nostri giorni!


La soluzione?


Tanto sano vecchio buon senso!

Qualche esperimento...