venerdì, luglio 27, 2007

Addio "paperless", benvenuta "less paper"...


Si torna a parlare di sparizione della carta, ma siamo proprio sicuri che ciò che si è previsto venti anni fa e non si è avverato si possa davvero avverare oggi?
Io ho in materia molti dubbi...

I soprannomi quando sono azzeccati diventano più forti del nome. Qualche anno fa soprannominai un collega greco, presentatosi ad una riunione con scarpe color zafferano, scarpigiallis. A distanza di anni l'altro giorno a un convegno cercavo di ricordare il vero nome con un ex collega, ma non ci siamo riusciti: per tutti e due è solo scarpigiallis.

Nei primi anni settanta lavoravo in una società e mi occupavo di processi elettrochimici per la produzione di idrogeno ad alta pressione per elettrolisi dell'acqua. Avevamo un centro di calcolo, come li chiamavano allora, piuttosto grande perché dovevamo tenere costante traccia di tutti gli elettrodi speciali in titanio che avevamo installato in giro per il mondo.

Un giorno arrivò negli uffici il nostro rappresentante IBM, un distinto signore un po' pelato e vestito in perfetto stile IBM di allora: pantaloni grigi, camicia bianca manica corta e taschino, cravatta nera larga tre centimetri e ferma-cravatta con la scritta "THINK". Si presentò raggiante con un documento che ci annunciava la nascita del "paperless office".
Ci credeva e tornò alla carica con una costanza degna di miglior causa tanto da guadagnarsi il soprannome di paperolesso!

La tanto sbandierata rivoluzione semplicemente non è avvenuta: certo un po' di carta di è evitato di usarla, ma la carta resta un efficace ed usatissimo strumento per la trasmissione e la conservazione delle informazioni.

Diciamocelo la carta è comodissima. Non richiede alimentazione di sorta, offre un contrasto che lo schermo del calcolatore nemmeno si sogna, si può ritagliare, mettere in ordine nelle cartellette, si legge e si scrive con efficacissimi marcatori basati sulla struttura del carbonio amorfo che costano meno di 50 centesimi e durano un sacco di tempo...

L'idea del paperless sta tornando in auge con la rete e i guru, dimentichi del fallimento della previsione di un ufficio totalmente privo di carta, invece di analizzare i motivi del fallimento delle loro previsioni si lanciano a farne altre ipotizzando addirittura la sparizione imminente del giornale cartaceo e addirittura dei libri a favore delle tavolette da lettura.

Da maniaco delle tecnologie quale sono ho provato un po' di tutto, molte informazioni le reperisco il rete (ma quelle importanti o complesse di solito le stampo prima di studiarle), la posta è oramai per me esclusivamente elettronica (tranne quando mando le cartoline alla mia bambina) ed i miei blog sono ovviamente paperless, ma ancora amo il fruscio del giornale, amo strappare gli articoli ed amo ritrovarli nella pagine di un libro anni dopo, adoro un volume ben rilegato che faccio mio con appunti a margine...

Ebbene francamente io credo che sbaglino ora come sbagliavano ieri: certo molto dalla carta passa alla rete, ma io mi vedo tra una ventina di anni ancora qui a sfogliare un bel giornale lottando contro il vento profumato della Costa Azzurra che cerca di portarmelo via!

Forse davvero dovremmo piantarla di parlare di paperless, ma cominciare a parlare di less paper.

bob

PS la storia ha un risvolto grottesco: paperolesso, il rappresentante IBM paladino della morte della carta, era anche un famosissimo collezionista di francobolli, uno dei massimi esperti al mondo di francobolli tematici. Ebbene qui in Francia una forma di carta è sparita davvero. I francobolli sono sostituiti da buste che si comperano all'ufficio postale pagando anche la tassa di spedizione.
La cosa è comodissima e tra poco credo dovremo dire addio proprio ai francobolli...

1 commento:

  1. Sei contradditorio Roberto: da una parte fai la battaglia dei francobolli (1,5cm di lato al quadrato)e dall'altro trattieni il giornale dallo scirocco della Costa Azzurra,
    less paper instead of paperless, caaaro,
    Cip o Ciop:)

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