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domenica, aprile 08, 2007

La Gift economy come la ho capita io.

Leggendo un post su Marketing usabile e partecipando ad una discussione su Aghenor mi sono trovato a discorrere sulla Economia del dono (Gift economy), un argomento che salta sempre più spesso fuori quando si parla in rete di iniziative di marketing.

Nella fattispecie un guru ha deciso che a chi parteciperà pagando alle conferenze di lancio del suo nuovo libro regalerà cinque copie del volume in modo che i partecipanti che ovviamente non sapranno bene cosa farsene delle quattro copie in più le regaleranno a qualcuno provocando così una diffusione del volume più veloce.

Qualcuno ha parlato qui di Economia del dono, personalmente non credo che ci sia alcuna affinità tra le due cose e provo a spiegarvi il perché.

Innanzitutto l'economia del dono è una economia e di conseguenza dovrebbe attenere al meccanismo con il quale i beni vengono prodotti, distribuiti e consumati. Esempi di economia sono quella di mercato, la nostra, e quella pianificata tipica per esempio dei paesi comunisti di quando il comunismo esisteva ancora.

Il fatto che qualcuno regali qualche cosa a qualcuno non basta per definire una operazione appartenere alla Ecomonia del dono: il "compri tre e paghi due" dei supermercati o il regalo di una rivista a chi ne compera un'altra nulla hanno a che fare con l'economia del dono, sono solo operazioni di marketing nell'ambito di una economia di mercato.

Cosa è allora l'economia del dono?

L'economia del dono si attua quando qualcuno regala di abitudine qualche cosa a qualcun altro senza pretenderne una immediata contropartita, ma solo per partecipare a un circolo sociale virtuoso dove anche gli altri, quando lo vorranno o quando e se sarà necessario, parteciperanno alla vita della collettività con un dono.

Nelle tribù primitive i cacciatori mettono a disposizione di tutti il frutto del loro lavoro, la comunità lo riceve e per esempio parteciperà alla difesa della collettività se e quando verrà attaccata da una tribù nemica o si accollerà lunghe marce per portare l'acqua da luoghi lontani nei periodi di siccità.

Qualcuno osserva che nascono comunità nelle quali le economie di tipo diverso convivono in modelli misti: non si tratta assolutamente di una novità, nelle comunità dal modello economico complesso questa convivenza di paradigmi è sempre esistita.

La donazione del sangue nelle comunità dove non è remunerata è un chiaro esempio di economia del dono: non solo chi dona non pretende nessuna contropartita, ma spera fermamente di non averla mai nemmeno in dono perché subire una trasfusione testimonia una situazione certamente non gradevole! L'unica contropartita è la gratificazione di partecipare a qualche cosa di virtuoso ed utile per la collettività.

Molto simili, anche se in ambiti molto diversi, le motivazioni ed i meccanismi che spingono qualcuno a scrivere una voce di una enciclopedia on line come Wikipedia, a scrivere specifiche o software per un prodotto open source o a scrivere su un blog solo perché pensano che quello che dicono possa essere utile a qualcuno.

In linea di principio penso che il lancio di un libro non dovrebbe essere un evento a pagamento, mi aspetto anzi qualche cosa da bere alla fine, ma che io per partecipare debba comperare cinque copie del volume lo trovo una sgradevole iniziativa di marketing. Ognuno ovviamente è libero di offrire quello che vuole, ognuno è libero di andarci o non andarci, ma per favore evitiamo di nobilitare la cosa tirando in ballo l'economia del dono!

bob

Qualche esperimento...