sabato, marzo 24, 2007

Web 2.0, esiste davvero?


Ho passato anni della mia vita a cercare di capire cosa diavolo sia un portale circondato da gente che sembrava saperlo benissimo. Tutti pronti a decidere se una pagina fosse un portale o un sito alla richiesta del perché di quella precisa definizione davano tutti risposte diverse.

La sessa cosa sta succedendo da qualche tempo con una nuova definizione: web 2.0. Anche qui molti sembrano sapere esattamente cosa sia, qualcuno si definisce "imprenditore web 2.0" e spesso le presentazioni di una proposta a un cliente finisce con la fatidica domanda "Ma il sito che avete in mente è 2.0?". Francamente spesso non so bene cosa rispondere!

Questa mattina ho fatto un giro nell'ufficio di qualche collega chiedendo a bruciapelo cosa fosse questo mitico web 2.0, ho raccolto risposte che si possono raccogliere in tre gruppi:

  • on line application
  • mashup
  • user generated content and communities.
Il termine è nato in un incontro con la stampa dell'editore O'Relly nel 2004 e la definizione data allora è quella di "web based services" e di "network used as a platform", un ombrello amplissimo capace di accogliere tutte le definizioni che ho raccolto insieme a molte altre.

In realtà non esiste nessun web 2.0 perché è di fatto impossibile porre un confine minimamente definito con web 1.0, sigla che dovrebbe identificare tutto quello che c'era prima.

L'evoluzione della rete non è stata, come accade per la maggior parte delle tecnologie, quantica, ma continua e progressiva ed è in atto ogni giorno. In realtà tendiamo a definire 2.0 la rete di oggi che è peraltro radicalmente diversa in alcune sue componenti da quella del 2004 quando qualcuno ha deciso che da 1.0 si passava a 2.0.

Se del resto pensiamo a tecnologie come il telefono il sistema e gli apparati di oggi sono enormemente diversi da quelli che io ricordo quando ero bambino, ma a nessuno è venuto in mente di definire fasi uno, due o tre!

Cercare di definire con passi quantici qualche cosa che evolve in modo continuo su più fronti tra di loro intersecati è estremamente fuorviante: no non esiste nessun web 2.0!

9 commenti:

  1. Il web 2.0 è una convenzione, anche se il termine viene abusato. Proprio in questi giorni si laurea una mia studentessa con una tesi che cerca di scavare tra mito e realtà di questo termine che ha tuttavia qualche fondamento. Condivisione, collaborazione, mash up sono comunque più facili grazie a nuove tecnologie abilitanti. Non si tratta di sconfessare un termine, ma di leggere le cose criticamente, se si vuole capire, se si fa promozione allora è tutto un altro discorso.

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  2. Leggendo il post, penserei di intitolare un approfondimento con VECCHIA INNOVAZIONE.

    Un ossimoro per sintetizzare quanto esposto.

    Di sicuro sul Web 2.0 c'é una certa confusione. Ma nel sostenere che non sia avvenuta un'evoluzione comportamentale degli utenti, organizzativa nelle imprese, tecnologica nelle infrastrutture, metodologica nell'integrazione e realizzazione dei servizi, si potrebbe correre il rischio di negare la trasformazione del concetto stesso di internet e di networking a livello business e sociale.

    Nel mondo sono organizzate da 4 anni conferenze che spiegano le evoluzioni del web.

    La definizione del Web 2.0, o l'interpretazione su cosa possa essere, é stata espressa nel 2005 da Tim O'Reilly, ribadita nel 2006 da Tim Berners-Lee, che ha "anticipato" l'affermazione piena delle reti concettuali in un prossimo scenario web (la rete e lo sviluppo dei sistemi semantici).

    Capisco lo smarrimento, ed il sano scetticismo: del resto può dar fastidio (giustamente) il sentir parlare di web 2.0 con finalità promozionali.

    Forse, però, il web 2.0 esiste davvero!


    Link in tema:

    http://www.apogeonline.com/webzine/2007/01/16/19/200701161901

    http://www.xyz.reply.it/web20/

    http://marketing-intelligence.blogspot.com/2007/02/web-10-web-20-web-30-web-x0.html

    http://www.masternewmedia.org/it/Web_2.0/scopri_tutti_gli_usi_e_le_occasioni_di_business_del_Web_2.0_20050710.htm

    http://www.microsoft.com/italy/pmi/marketing/internetmarketing/web20.mspx

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  3. Rafforzo il concetto che ha ben esposto Claudio Iacovelli. Seguendo il discorso di Roberto qualcuno potrebbe obiettare che ad esempio il blog non è una tecnologia nuova perchè non è altro che un CMS. Guando si guardano le tecnologie con occhi esclusivamente tecnologici si compiono errori clamorosi.

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  4. Allontanandomi un po dai tentativi di definizione (a posteriori?) del termine, mi piace molto la visione "cronologica" che da' Nova Spivack:

    http://novaspivack.typepad.com/nova_spivacks_weblog/2007/02/web_30_roundup_.html

    Utilizziamo la definizione 1.0, 2.0, etc. per indicare le decadi dall'inizio del web: 1990-2000: Web , 2000-2010: Web 2.0, ...

    Ci accorgeremo che ognuna di queste decadi sara (stata) caratterizzata da uno specifico insieme di tecnologie, di modalita di utilizzo della rete, di tendendenze.

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  5. @Maurizio:
    Il mio ragionamnto prescinde totalmente dalla tecnologia, prende in considerazione tecnologie, modelli d'uso e dinamiche delle comunità di utenti che si aggregano.
    E' proprio analizzando questi parametri nel loro insieme che faccio fatica a trovare un razionale per identificare il momento ed il significato del passaggio tra web 1.0 e web 2.0.
    Continuo a vedere una complessa nuvola dove diversi elementi evolvono e si aggregano in un continuo e non un un salto quantico.
    Tu affermi che web 2.0 è "Condivisione, collaborazione, mash up sono comunque più facili grazie a nuove tecnologie abilitanti." è una visione certamente interessante, ma la storia della rete è stata sempre così: pensa alla posta elettronica, a quanto era difficile usarla nei primi tempi ed a quanto è diventata sempre più facile.
    Se ci pensi bene la condivisione facile e il coediting dei documenti era già l'idea portante del Memex di Vannevar Bush e nella prima realizzazione di web al Cern di Ginevra: l'idea era quella di permettere ai fisici la pubblicazione, la condivisione e la collaborazione attorno alle loro complesse pubblicazioni.
    Interessante sarebbe amche approfindireil discorso del Blog: il blog secondo me è un modello d'uso, quando io 10 anni fa raccontavo le sensazioni di un padre di fronte alla gravidanza della mamma della sua bambina di fatto, malgrado lo facessi codificando dorettamente in html, di fatto avevo un blog.
    Poi la cosa ha preso piede e l'avvento di strumenti specifici sempre più sofisticati ha permesso di aprirela cosa a una sfera sempre maggiore di utenti sempre meno tecnologici nel loro approccio, ma anche qui dove è il salto quantico?
    I primi blog erano codificati, poi qualcuno ha usato un cms qualsiasi, poi qualcun altro ha cominciato a pensare a cms specializzati, ma tutto in una dinamica lenta, continua, fatta di tante buon idee e di tante idiozie, quello che abbiamo oggi è il risultato della bollitura di questo brodo.

    @claudio:
    Non nego le evoluzioni, anzi sostengo esattamente il contrario: le evoluzioni sono state numerosissime e continue, ma definire quali siano quelle che janno portato alla evoluzione di un web 1.0 e quali siano da attribuire alla versione 2.0 è di fatto impossibile.

    @luca:
    Interessante l'idea delle decadi, ma allora ci si potrebbe chiedere perché decadi e non bienni o sovietici qunquenni?

    Francamente continuo a non capire cosa sia questo we 2.0...

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  6. Non sono molto d'accordo. Seguendo il tuo ragionamento lo sviluppo dovrebbe essere graduale ed invece avviene con forti discontinuità anche spesso irrazionali. Prendi il grande successo della teoria del long tail, ebbene se leggi gli articoli di quanto si scriveva verso il 96-97 si parlava dell'importanza delle nicchie eppure questo concetto si è diffuso solo successivamente alla pubblicazione dell'articolo di Anderson. Per questo io sostengo che esistono dei punti di discontinuità a torto o a ragione.

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  7. Sono assolutamente d'accordo con l'idea che l'evolvere delle tecnologie e ella loro accettazione vede momenti di dicontinuità, quello che non riesco a vedere la discontinuità che mi fa dire bene adesso siamo a 2.0, ieri eravamo 1.0.
    Un grande numerodi discontinuità distribuite nel dominio del tempo e dell'ambito di fatto descrive un continuo.

    Io non colgo il fato che Anderson abbia scoperto la long tail, la aua esistenza era ben nota, la chiave della sua teoria è il dimostrare che grazie a una serie di tecnologie oggi la lunga coda viene raggiunta e sfruttata dalla massa sia nella domanda che nella offerta, ieri era impossibile.

    bob

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  8. Ma a cosa serve questa discussione? E' un po' una polemica sterile, il web 2.0 è una convenzione è quindi una forzatura lo sappiamo bene. Sappiamo anche bene che come al solito molti ci marciano per montare una nuova bolla. Non sarebbe più utile parlare di cosa è internet oggi, come potrebbe evolvere? Quali rischi e quali opportunità? Altrimenti non ne caviamo un ragno dal buco.

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  9. Ho pensato un po' prima di rispondere a questo commento.

    Innanzitutto va detto che una cosa non esclude l'altra: cercare di formulare la definizione di web 2.0 non è alternativo all'occuparsi della rete e della sua evoluzione.

    Da sempre l'uomo assegna un nome alle cose per possederne e per maneggiare concetti: se improvvisamente ci mettiamo a dare a una grande e variegata famiglia di fenomeni un unico nome senza essere poi capaci di definire quale sia il fattore che li accomuna rischiamo di rendere la comprensione del fenomeno molto più difficile.

    Oggi chiunque parli anche solo di striscio della rete lo condisce con il termine web 2.0: siamo sicuri che tutti stiano parlando della stessa cosa?

    La definizione legata alla decade è di fatto l'unica che regge alla analisi anche se non si capisce bene perché decadi e non anni per esempio, ma se così fosse tutta la rete sarebbe oggi web 2.0 mentre sono frequentissime le prese di posizione che affermano un certo sito o un certo servizio NON essere 2.0 .

    Cosa fa sì che un sito lo sia e un altro no?


    bob

    bob

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