mercoledì, luglio 23, 2008

Incubo telefonico...

L'altra notte ho avuto un incubo.

Partivo per Ivrea di prima mattina. Arrivato al casello della autostrada Milano-Torino il mio telepass non faceva aprire la sbarra. Suonavo al citofono e dopo un poco appariva una grassa impiegata della autostrada, squadrava la mia macchina con aria inquisitoria e mi apostrofava perentoria: "Cosa diavolo pensa di fare? Pretende di entrare in questa autostrada con una Volkswagen? Non lo sa qui entrano solo le Fiat? Vada sull'autostrada del Brennero, quella si che può essere percorsa da macchine come la sua! Per il Montebianco solo Citroen..."

Fagioli con le cotiche prima di andare a dormire? No anche perché, ahimè, mi hanno messo a dieta!

La causa dell'incubo era stata la lettura di un post del mio amico Quinta...

La mia mente aveva banalmente trasferito al mondo della automobile le assurde regole che ci vengono imposte dalle compagnie telefoniche quando, per esempio, ci vendono un iPhone.

Essere di fatto costretti a comperare il telefono cellulare dal gestore equivale all'idea di essere costretti a comperare il telefono dalla società che gestisce le autrostrade essendo costretti a sottostare poi a bizzarre regole protezionistiche e a tariffe legate non alla cilindrata della automobile, ma alla marca ed al modello.

Da incubo...

bob

2 commenti:

  1. quello che non mi pare quadri nella metafora è che la macchina puoi anche usarla su strade non a pagamento mentre il telefono è sempre vincolato al gestore..
    per il resto capisco gli incubi visto il marasma del mare di tariffe italiane che non ne vuole sapere di appiattirsi..

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  2. Recentemente ho presentato una relazione a un seminario interno alla mia società, rivolto ai gran capi. Parlando di interoperabilità ho proprio mostrato una foto di una strada, sottolineando come l'interoperabilità per eccellenza sia quella di cui non ci accorgiamo.

    Per quanto riguarda l'iphone, la situazione è colpevolmente incasinata, ma comunque non si è obbligati a usare un dato gestore. Certo, quelli ci provano, ma se si vuole , se ne può uscire.

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