sabato, gennaio 30, 2010

Giornalisti e iPad...

Un grande merito, oltre a quelli legati alle tecnologie, va dato alla Apple: il lancio di un prodotto informatico non è più notizia relegata alla rete o alle pubblicazioni per specialisti, ma è arrivata nelle pagine dei quotidiani.

Ieri sera leggevo un breve articolo su La Stampa, non chiedetemi i riferimenti perché il Kindle quando riceve il quotidiano nuovo cancella il vecchio e non ho voglia di andare a ricercare l'articolo, un articolo dicevo che faceva considerazioni su iPad.

Il giornalista riportava due concettiIl successo del prodotto lo farà i mercato, affermazione di una banalità sconcertante visto che la cosa vale per ogni prodotto, dal preservativo alla porta-aerei!

Secondo concetto: iPad non sarebbe multitasling perché Apple non avrebbe potuto rispettare il traguardo di dieci ore di durata della batteria.

Come spesso succede questa mattina mi sono svegliato con un tarlo in testa legato a quella affermazione che francamente mi sembra un poco improbabile.

Innanzitutto va osservato che iPad E' MULTITASKING!  Se così non fosse sarebbe impossibile ascoltare la musica e contemporaneamente fare altro.  APPLE impone semplicemente delle limitazioni all'uso della funzionalità multitasking riservandola solo ad alcune delle applicazioni native.

Il consumo della batteria dipende da moltissimi fattori, tra questi il carico del processore ed è corretto pensare che con un uso intenso del multitasking questo aumenti.  Di quanto aumenta dipende fortemente dal progetto del processore, ma basta leggere le specifiche di iPad per vedere che le dieci ore promesse sono misurate in particolari condizioni: navigazione WIFI, osservazione di un video o ascolto della musica.  Questo vuole dire che se faccio più cose, tra quelle permesse, la durata diminuisce: la ragione dunque di non permettere il multitasking non è certo questa!

Tra l'altro l'influenza sarebbe nella maggior parte dei casi minima perché quello che l'utente chiama multitasking in realtà è quasi sempre uno pseudo-multitasking. Quello che si chiede non è di avere, come nel caso della  musica, applicazioni che girino contemporaneamente, ma di poter tenere aperte più applicazioni passando da una all'altra con un click del mouse.  Word, Excell, Explorer e Gimp possono essere tenuti aperti contemporaneamente sul PC, ma quando scelgo di lavorare si un programma gli altri restano in memoria, ma non consumano cicli del processore se non un quantità insignificante, consumano memoria, ma la memoria che sia piena o sia vuota richiede la stessa energia per il suo mantenimento.

Mi chiedo, come mi succede spesso, come sia possibile che un giornalista generalista, che ovviamente non è tenuto a sapere tutto di ogni argomento, non abbia il buon senso di fare rileggere a un amico che qualche conoscenza tecnologica ha un pezzo del genere prima di darlo in pasto al pubblico.

bob

PS Un ipotesi.  Sapete secondo me perché Apple non vuole dare libertà di multitasking alle applicazioni delle terze parti?  Secondo me è semplicemente un problema di test e di affidabilità: non vuole trovarsi nella fastidiosa situazione di avere a catalogo due applicazioni che interferiscono tra di loro per un possibile bug del sistema di gestione dei processi. Visto il numero delle applicazioni disponibili sarebbe impensabile un test incrociato di tutte le possibili combinazioni.

giovedì, gennaio 28, 2010

Lo aspettavamo dal 1968!



Da quando lo ho visto mi è venuto in mente che mi ricordava qualche cosa, poi mi è venuto in mente!

Stanley Kubrick nel 1968 aveva messo un iPad nel film "2001: odissea nello spazio", un capolavoro...

bob

Come cambiano i canoni...



Ogni tanto sfoglio il meraviglioso blog Modern Mechanics, una raccolta strepitosa di articoli di vecchie riviste.

Questa sera ho trovato questa inserzione del novembre 1934 che offre alle signore che si sentono troppo magre e prive di curve il modo per ingrassare molto rapidamente.

Oggi una pubblicità del genere sarebbe impensabile.

Quando si analizzano i fenomeni storici è importantissimo contestualizzarli nel periodo e nelle idee che in quel periodo dominavano. La cosa vale anche quando si parla di tecnologie...

bob

venerdì, gennaio 22, 2010

L'illusione di essere diversi...




La Cina censura, tra l'altro, tutto quello che riguarda il Dali Lama e la situazione del Tibet.

La cosa è fastidiosa, ma non è certo una novità visto che l'invasione del Tibet risale al 1949.

La censura riguarda ogni forma di comunicazione e diffusione delle informazioni: libri, giornali, televisioni si guardano bene dal diffondere nulla che non sia in linea con la visione del governo perché incorrerebbero in blocchi, sequestri e processi.  Lo stesso vale per esempio per la distribuzione di libri e riviste provenienti dall'estero.

Un editore che voglia distribuire e fare affari in Cina deve sottostare alle regole del governo, Google censurando le proprie ricerche ha fatto una cosa assolutamente analoga.  Da poco ha deciso di non censurare più, ma da quanto leggo la cosa sembra essere legata più a problemi di business che a atteggiamenti libertari...

Internet non poteva essere trattata in modo diverso, ma per qualche strano motivo giornalisti, blogger e ieri anche Hilary Clinton sembrano convinti del contrario!

Questa diffusa visione della rete come qualche cosa di speciale, di diverso e di un mondo dove non valgono le regole è molto fuorviante e rende difficile la comprensione del fenomeno.

Inntendiamoci, la censura è male come è male la pedofilia, ma il male non sta nella rete, ma nei fenomeni.

bob

lunedì, gennaio 18, 2010

Parlare a vanvera...



L'altro giorno una amica allarmatissima mi ha telefonato.  "Come faccio a disinstallere subito Internet Explorer che è pericolosissimo?".

Il mio invito alla calma riceve come risposta: "Non va usato, lo ha detto anche il governo tedesco, lo ho letto sul Corriere".

 Confesso che la lettura del giornale, e di altri articoli simili, ha colpito anche me, ma è bastata una passeggiata in rete per sapere che l'allarme si riferiva alla versione 6 di Explorer.

Cosa diavolo ci facesse il governo tedesco con la versione di un pacchetto importante come il browser che è uscito di scena nel 2006 resta un mistero, più evidente è il fatto che un giornalista prima di scrivere certe cose forse un banale controllo lo dovrebbe fare...

bob

lunedì, gennaio 11, 2010

Web design 2.0?



Questa mattina razzolavo in rete bevendo il caffè alla ricerca di materiale per rinfrescare le slide delle mie lezioni di "Ergonomia e Web Design" visto che dopodomani comincio il semestre.

Sono incappato per caso in un sito che illustra perfettamente un errore abbastanza frequente.  Chi naviga quando arriva su una pagina la giudica per quello che vede immediatamente nella finestra del proprio browser. In analogia al problema, del tutto analogo, che si riscontra nei quotidiani questa parte della prima pagina viene chiamata "sopra la piega" (above the fold).

Il sito go!webdesign è forse l'esempio di questo errore più interessante che abbia trovato in rete.  Non solo la pagina che appare non contiene nulla altro che uno slogan, ma la cosa è spinta all'estremo: tutte le pagine sono nella stessa situazione tanto che la prima sensazione che si ha premendo i tasti del menù è che non funzioni perché quello che cambia. sopra la piega, è solo lo slogan!

Interessante esempio di una cosa che un buon progettista di siti dovrebbe evitare.

bob

PS Il sito presenta uno workshop dedicato al WebDesign 2.0, non chiedetemi il significato di quel 2.0...

domenica, gennaio 10, 2010

Being there...



Leggo questa mattina il riferimento di Mantellini a un interessante post di Galatea che mi ha particolarmente colpito.

 Galatea, che secondo me scrive molto bene, meglio della maggior parte delle blogstar nostrane, con una interessante e sottile argomentazione tra satira e sensazioni in buona sostanza lamenta che nel nostro paese non si verificherebbe il passaggio di un blogger dallo scrivere per hobby alla scrittura professionale di successo e con un indotto di notorietà.

Ebbene innanzitutto va detto che la cosa succede ed è successa: ci sono blogstar che fanno un mestiere che non ha nulla a che fare con l'argomento del loro scrivere (di alcuni non si sa bene se esercitino una qualsiasi professione) che vengono invitati a scrivere su importanti giornali, che vanno in radio e in televisione e che vengono definiti "guru" (qualsiasi cosa voglia dire) ai convegni.

La cosa, in Italia come altrove, è per logici motivi rarissima sia in Italia che all'estero.  Le persone che desiderano scrivere superano di molti ordini di grandezza le pagine disponibili nelle pubblicazioni: la cosa è stata molto ben descritta da Eco quando ne "Il pendolo di Foucault" coniò il termine APS, "a proprie spese".

Il fenomeno è strano.  Se a una cena dici di essere un giornalista almeno una persona che salta fuori a dire "fammi scrivere qualche cosa" c'è sempre.  Quello che faccio fatica a capire è perché quando il tuo vicino di tavolo racconta di essere un cardiochirurgo nessuno si azzarda a chiedere "mi fai operare?". Questa è però un'altra storia...

Delle migliaia di persone che vorrebbero scrivere la stragrande maggioranza ha poco da dire o non sa scrivere, ma certamente una percentuale significativa è fatta di persone che sarebbe molto interessante leggere.  I blog, e le altre forme di pubblicazione a costi marginali offerta dalla rete, hanno reso possibile che anche queste si possano esprimere, annegate però in un mare di ciarpame utile solo alla gratificazione dell'autore.

Come succede che qualcuno emerga ed entri nel mondo descritto da Galatea?

In buona parte la cosa è dovuta al caso, ad essere, come Chance il giardiniere nel bellissimo film di Peter Sellers, nel posto giusto al momento giusto. L'amico giusto può essere determinante per fare emergere qualcuno dalla massa.

Elemento fortemente distorsivo del fenomeno è il fatto che proprio quelli che invitano i blogger a trasmissioni e convegni lo fanno spesso utilizzando una classifica basata su un meccanismo assurdo.  A questo si aggiunge oggi un momento di chiara stanchezza del fenomeno.

Scrivere un blog è sicuramente un esercizio personale interessate perché spiegare qualche cosa per iscritto è uno dei modi per capire bene le cose, ma non va considerato un trampolino di lancio.

Qualche esperimento...