venerdì, marzo 26, 2010

Dove sono finiti i "siti"?


Avete notato che in rete si tende a non parlare più di siti?

Qualsiasi cosa diventa un portale o una piattaforma.

In realtà non si tratta di termini generici: un portale è un sito particolare che fornisce in un unico luogo informazioni provenienti da diverse fonti, una piattaforma è un insieme di servizi che non si fa vedere, ma che offre funzioni per la realizzazione per esempio di un sito o di un programma.

Ne parlavo con un amico qualche giorno fa, molto esperto di rete, che mi ha detto "Hai ragione, ma se lo chiami semplicemente sito il cliente è disposto a pagare una cifra inferiore di quanto non sia disposto a fare con portali e piattaforme".

La moda...

bob

2 commenti:

  1. Non credo sia solo una moda, ma la normale tendenza di dare alle cose nomi roboanti per dare un falso valore alle cose. Sono ingenuità che attraversano i tempi e i mercati, dalla mousse di mais con pesce del Mar Baltico, al dentifricio con il Gardol ;)

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  2. La distinzione potrebbe essere condotta secondo gli aspetti informativi e gli aspetti transazionali: numerosi siti ancora oggi si limitano a comunicare notizie, ed in diversi casi a consentire una certa interazione con i visitatori (siano essi occasionali o registrati), alcuni hanno anche lo scopo di permettere l'esecuzione di ordini di pagamento, cioè l'effettuazione di transazioni. Questo esempio giusto per sottolineare come possano essere diversi i criteri di segmentazione delle "finestre web" delle imprese.

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