giovedì, ottobre 21, 2010

Ciao Francesco...


Ci eravamo conosciuto ai tempi di ZeroUno quando ancora gli articoli si portavano in redazione scritti con la macchina per scrivere e da allora abbiamo fatto viaggi insieme, ci siamo seduti in fondo in innumerevoli conferenze stampa per poter chiacchierare e commentare gli annunci e le domande, abbiamo vissuto le sale stampa di innumerevoli SMAU.

E' proprio allo SMAU che ieri ci siamo appena intravisti e salutati.

Entrando in sala stampa oggi ho saputo che questa mattina Francesco non si è svegliato.

A tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo mancheranno la sua arguzia e il suo sorriso aperto e pulito...

Ciao Francesco!

roberto

martedì, ottobre 12, 2010

E qualcuno nega ancora i valori umani nella rete...


Ugo Grittani e Vito Notarnicola, napoletani, nel 1945 avevano appena compiuto 18 anni.

Nell'immediato dopoguerra per i giovani trovare un lavoro non era facile perché veniva data la precedenza ai combattenti e ai reduci della guerra appena finita.   I due decisero di arruolarsi nella Marina Militare e durante gli otto mesi del corso per radiotelegrafisti nacque una grande amicizia condividendo le gioie e le difficoltà di un periodo non facile.



Alla fine del corso furono destinati a diversi incarichi e si persero di vista.  Al congedo uno trovò lavoro nelle ferrovie e l'altro al Banco di Napoli, e non si sono più rivisti.

Questa amicizia sarebbe rimasta solo un bel ricordo se non avessero entrambi deciso di iscriversi quest'anno ai corsi di Internet per la terza età organizzati da Internat Saloon un molte città d'Italia.  L'iniziativa nata 10 anni fa da una mia idea e dalla Associazione Interessi Metropolitani di Milano si avvicina quest'anno ai cinquantamila corsi erogati in tutta Italia.

Si sono subito riconosciuti, si sono scambiati email e amicizia su Facebook e ora si frequentano ancora!  Dalla radiotelegrafia sessantacinque anni dopo eccoli in rete...


bob

lunedì, ottobre 11, 2010

Montanelli, il Nobel e la rete...


Moltissimi anni fa IBM lanciò alla Terrazza Martini il suo sistema di videoscrittura, come si chiamavano allora gli word processor con hardware dedicato, io ero un ragazzino, scrivevo su Zero Uno e venni mandato dalla redazione all'evento.

In prima fila nientemeno che Indro Montanelli che con la sua impareggiabile verve toscana sostenne in una domanda che una macchina tanto complicata non avrebbe mai sostituito la macchina per scrivere. A un dirigente IBM che cercava di sostenere il contrario rispose "Mi scriva, sarà un piacere leggerla!" e se ne andò. Ricordo che la cosa mi colpì molto, ma alla fine a uno che scriveva come Montanelli si perdonava questo ed altro.

L'episodio mi è venuto in mente leggendo oggi la reazione di Riccardo Luna, direttore di Wired, alle discussioni nate intorno alla iniziativa del giornale di proporre la rete come candidata al premio Nobel per la pace.

Devo dire che l'atteggiamento di chi a fronte di ragionate obiezioni non trova nulla di meglio che cercare di screditare chi le illustra, senza entrare minimamente nel merito, non credo sia vincente!

Quando sono arrivato al punto 8, dove si parla della obiezione di chi dice che il Nobel è destinato alle persone, mi sono detto "Finalmente una delle obiezioni basilari troverà una risposta!". Sbagliavo. Luna non entra nel merito nemmeno di striscio, il ragionamento è tutto improntato una sorta di "Ipse dixit": lo hanno sostenuto persone degne di fiducia ed allora è vero...

Ho continuato a leggere cercando la posizione di Luna sulla obiezione principale: la rete è uno strumento, se accreditiamo allo strumento le cose belle che ci si fanno dobbiamo anche addebitare le cose negative ed alloro il premio va anche agli usi più meschini. E' lo stesso errore che fanno quelli che vorrebbero chiudere la rete perché ci sono i pedofili!

Ricerca vana, su questa obiezione nemmeno una parola!

Trovo anche estremamente fastidiosa e offensiva la frase "In Italia il manifesto di i4p è stato accolto con molta freddezza da tanti blogger per motivi che non fatico ad immaginare", quali mai sarebbero questi motivi?

Stiamo mettendo in dubbio la onestà intellettuale di tutti quelli che hanno criticato l'iniziativa insinuando che le obiezioni non sono state scritte da persone che ci credevano e volevano portare un contributo alla discussione, ma per altri, non ben chiari, motivi?

Io ho qualche dubbio sul fatto che l'iniziativa non sia stata pensata anche per aumentare le visibilità della rivista, cosa che è indubbiamente successa, ma ha ragione Luna quando dice che la cosa non ha contribuito ad aumentare le vendite di Wired, la rivista dal giugno 2009 al giugno 2010, stando ai dati di Prima, ha visto una calo di vendite in edicola che, a essere molto generosi, possiamo certamente definire estremamente significativo: 51,3 %.

Non sarei nemmeno tanto sicuro che l'uso fatto da Luna dei social apparendo ogni tanto per annunciare una iniziativa o una copertina e poi scomparendo da qualsiasi discussione relativa alla rivista sia quello giusto. Il social non è, o almeno non dovrebbe essere, una vetrina a buon mercato, ma un luogo di incontro e discussione.

bob

domenica, ottobre 10, 2010

Internet , il Nobel e la bomba atomica...


La mancata assegnazione del Nobel per la pace a Internet ha sollevato una discreta polemica in rete e qualche stizzita reazione da parte di chi la aveva spinta.

Quello che io penso della cosa lo avevo già espresso in febbraio, ma credo sia utile qualche precisazione perché il polverone delle reazioni sui social rischia di ingenerare incomprensioni.

Personalmente ho visto questa iniziativa come un tentativo di una rivista che ha grossi problemi di contrazione delle vendite (-51,3 % in un anno, un record!) per attirare la attenzione. Devo dire che la cosa non mi scandalizza per nulla, è una operazione di marketing come un'altra.

Perché non ha senso un premio del genere alla rete?

La rete è uno strumento di comunicazione e di condivisione delle informazioni, ma sempre e solo uno strumento.

Gli strumenti non sono ne buoni ne cattivi, buono o cattivo è l'uso che la gente ne fa. Il bisturi salva ogni giorno la vita a milioni di persone, ma nessuno ha mai pensato di dare il Nobel al coltello perché il coltello in se non è ne buono ne cattivo.

Se proprio dobbiamo dare il Nobel per la pace a uno strumento diamolo alla bomba atomica: è grazie a lei ed alla sua azione deterrente che la mia generazione non ha conosciuto la guerra, mentre mio nonno se ne è fatte tre!

Pensare di dare il Nobel per la pace alla rete accreditandola di una azione che porti a migliorare la situazione del pianeta vuole dire fare lo stesso errore di chi la vuole chiudere perché ci sono in rete i pedofili: se i meriti sono della rete allora dobbiamo addebitarle anche i demeriti!

Se proprio vogliamo dare un premio per la pace diamolo a chi la rete la ha usata per le finalità previste da Nobel: diamolo ai ragazzi che durante le manifestazioni in Iran hanno tenuto vive le connessioni con gravissimo rischio personale, diamolo a WikiLeaks che scompiglia le carte della guerra e rende note cose gravi che altrimenti resterebbero sepolte nei segreti militari... diamola alle persone che lo strumento usano e non allo strumento!

Confesso che alcune cose mi lasciano stranito. Mi lasciano stranito le, pochissime, reazioni stizzite di chi era coinvolto nel progetto di fronte ai commenti alla non assegnazione, mi lascia stranito il fatto che si trovino in rete persone che la candidatura la esaltavano entusiasti ed ora la dichiarano illogica e mi lascia stranito il fatto che Luna (che non interviene, ma lui non interviene mai, lui il social lo usa solo come vetrina) esca con uscite come questa, che si commentano nella loro assurdità da sole!

Ed è stato utile anche nel piccolo orticello italiano. Ricordo che quando lanciammo la campagna, il 21 novembre scorso a Milano, in Italia Internet faceva notizia solo se uno apriva un gruppo per la mafia su Facebook. Non è più così e questo cambia tutto. Se saremo capaci di andare avanti su questa strada. Di non fermarci.


bob

Qualche esperimento...