domenica, gennaio 23, 2011

Cloud computing: a volte tornano!


Nel 1966 misi per la prima volta le mani su un Personal Computer.

L'Olivetti aveva lanciato il Programma 101 che è stata in buona sostanza la prima macchina programmabile per uso personale.   Aveva una stampante, una tastiera e poteva registrare programmi e dati su schede magnetiche più o meno della dimensione di una scheda perforata.

La macchina era semplice, la ram (magnetostrittiva, 10 registri di 11 cifre) pochissimi, era lenta, ma ci ho scritto programmi anche molto complessi.

Costava una fortuna (io ebbi l'occasione di usare quella che Olivetti regalò al Politecnico e che veniva snobbata perché allora tutta la attenzione era perle macchine grandi) ed ebbe una fortuna relativamente modesta (44000 i pezzi venduti a più di tremila dollari) perché troppo avanti rispetto ai tempi, ma è certamente un importante cosa da non dimenticare.

Ieri, leggendo della realizzazione di un documentario sulla "Perottina" (dal nome del progettista, l'amico Pier Giorgio Perotto prematuramente scomparso una decina di anni fa), pensavo alla storia del computer personale, al cloud computing e a quelli che dicono che di fatto stiamo tornando indietro andando a riprendere le architetture dei vecchi sistemi centrali.

Perché sono nati i PC?

All'inizio c'erano i sistemi centrali, qualcuno li chiamava mainframe, e per eseguire i programmi si andava al centro di calcolo dove si perforavano pacchi di schede di cartoncino, si consegnava tutto all'operatore e si tornava dopo qualche ora a cercare nel tuo ripiano dello scaffale le schede e la stampa dei risultati.

Poi vennero i terminali: costosi e lenti, ma sempre meglio che doversi muovere per andare al centro di calcolo e l'interazione offriva possibilità di controllo più vaste di quanto non offrissero le operazioni in batch.

Questa è la situazione che vide nascere i PC: la potenza di calcolo che si trasferiva piano piano dal sistema centrale alla macchina locale che ancora poco sapeva comunicare con l'esterno, la maggior parte degli utenti di PC si trasferiva programmi e dati attraverso gli oramai scomparsi dischetti.

Nel frattempo era nata la rete di fatto riservata a militari e università che poi si espanse e aumentò in  modo sostanziale la sua velocità.

Le cose sono poi evolute come le conosciamo oggi in una situazione nella quale per motivi esclusivamente storici viviamo un modello ibrido: macchine molto potenti, connessione ovunque, ad alta velocità e a costi marginali, memoria locale e remota a costi che sono una frazione di quelli ai quali eravamo abituati in passato.

A questo punto mi chiedo: se il PC nascesse oggi come lo progetteremmo?

Io credo che penseremmo ad una scatola capace di contenere un browser, capace di parlare con varie periferiche e di collegarsi in rete: nulla di più!

Tutte le applicazioni sarebbero centralizzate, un po' come succede oggi con Google Documenti.

Una delle accezioni (purtroppo numerose) del termine cloud computing potrebbe essere il paradigma vincente...

o no?

roberto

PS In realtà il modello non è per nulla nuovo: negli anni settanta era disponibile GEIS (General Electric Information Services).  Si installava una connessione dati e un terminale e tutto il software, come per esempio word processor e compilatori, giravano nel sistema centrale pilotati dal terminale remoto: del cloud compiting mancava solo il nome...

3 commenti:

  1. Bellissima la Programma 101! Non mi ricordo come, però tempo addietro ne ero venuto a conoscenza leggendo un libro dello stesso Perotto (da quello che ho letto è una di quelle persone che avrei proprio voluto conoscere):

    http://www.piergiorgioperotto.it/libriperotto/programma%20101/101pag.htm

    È veramente un peccato che l'Olivetti non sia più quella di allora, sarebbe stata una buona occasione per i giovani informatici italiani (ogni riferimento a fatti o persone che stanno scrivendo commenti in questo momento è ovviamente casuale).

    Per quanto riguarda il famigerato cloud computing, ritengo anch'io che se il PC nascesse oggi non sarebbe così smontabile, formattabile, programmabile etc... Al massimo, IMHO, sarebbe una tastiera ed uno schermo da collegare allo smartphone o alla tavoletta di turno per avere una migliore visione (per lo schermo, forse basterebbero le TV, stile Amiga, tanto ci sono gli LCD da 40"!). Del resto ritengo che proprio smartphone e tavolette rappresentino nel modo migliore il paradigma oggi imperante per "l'informatica per le masse". Poi ci sarebbero i rack per i data-centre che formano il cloud, ovviamente.

    Buona domenica! :-)

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  2. Il post di Roberto Dadda mi offre l'occasione di segnalare che nel recente autunno del 2010, a Genova, l'indimenticato ingegno di Piergiorgio Perotto è stato celebrato durante la 5a edizione del Premio Perotto (http://www.piergiorgioperotto.it/premio_perotto/assegnazione.aspx) organizzata tra gli altri da AICA (http://aicanet.it/) e CTI Liguria - Club per le tecnologie dell'Informazione della Liguria (http://www.ctiliguria.it/) ... "per premiare le migliori soluzioni informatiche al fine di promuovere in Italia la ricerca e l’innovazione tecnologica a base digitale" ...

    Maurizio Cassi

    twitter @mcassi
    http://www.linkedin.com/in/mcassi

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  3. infatti oggi nascerebbe con montato google os :)

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