mercoledì, gennaio 12, 2011

Un mondo di reti aperte, ma quando mai!


L’inizio di quest’anno ha visto la abolizione di alcuni degli articoli della “legge Pisanu” e in particolare di quelli che imponevano a chiunque offrisse connessione di rete a terzi la identificazione di chi veniva autorizzato ad accedere alla rete con tanto di conservazione della copia di un documento di identità.

Non sono particolarmente esperto degli aspetti legali della cosa e da quello che leggo in rete non mi sembra che siano ancora del tutto chiari (pare che ci siano altre norme che impongono il riconoscimento dell’utente) , ma io francamente l’entusiasmo che sembra avere preso molti dei “guru” della rete di casa nostra non lo condivido comunque.

Leggendo le affermazioni trionfali che si trovano su blog, giornali e che si sentono persino in televisione l’idea che ci si fa è che questa famigerata legge sia stata una palla al piede addirittura per lo sviluppo economico del nostro paese e che finalmente, come succede all’estero, l’Italia verrà coperta da una rete WIFI capillare e gratuita grazie alla quale saremo tutti connessi in permanenza indipendentemente da dove ci troviamo.

La cosa sarebbe certamente entusiasmante se solo fosse vera!

Cosa succede all’estero? In Giappone, in USA, in Francia, in Svizzera e in Inghilterra reti del genere esistono solo in qualche località piccina installate dai comuni, ma sono una eccezione e non la norma. Certo esistono locali come McDonald’s e Starbuck che offrono accesso gratuito ai loro clienti e qualche albergo, anche se va detto che stragrande maggioranza fa pagare la connessione e la fa pagare salata: ero a Londra per le feste e la connessione in albergo costava la bellezza di 15 sterline al giorno!

Durante le feste ho passato qualche giorno a Londra, a parte come dicevo qualche locale di connessione diffusa, aperta e gratuita nemmeno l'ombra!

Questa è il risultato della ricerca di reti nel centro di Piuccadilly Circus:



Questo non vuole dire che le reti non ci siano, la Francia per esempio è coperta in modo molto capillare da una rete SFR, ma io riesco ad utilizzarla solo perché ho un contratti con SFR e di conseguenza sono riconosciuto e pago questo servizio insieme al mio contratto telefonico, lo stesso per Londra con la rete O2. In buona parte della città si accede, dopo avere però stipulato un contratto:



Qualcuno sulla scorta dell’entusiasmo è finito persino in televisione vantando di coprire con la propria connessione e con l’uso di una antenna professionale una importane piazza di Milano. La cosa è lodevole e non possiamo che ringraziarlo, peccato però che tutti i contratti di fornitura vietino espressamente la cessione del servizio a terzi esattamente come vietano la cessione per esempio di energia elettrica al vicino di casa! A questo si aggiunge il fatto che aprendo a terzi sconosciuti la propria connessione si diventa responsabili delle loro attività illecite in rete. Cosa succede se per scherzo vado sotto casa del mio amico e mi collego a qualche sito pedofilo scaricandone le fotografie? Cosa succede se per insultare qualcuno o per perseguitarlo in rete uso la sua connessione? Chi rischia la incriminazione per scambio di materiale pedopornografico o per stalking, due reati non certo banali?

Wired, sempre pronta ad abbracciare le cause più improbabili, ovviamente si è affrettata a coprire con le sue antenne e la sua connessione niente meno che Piazza Cadorna, centralissima piazza milanese.

Credo francamente che poco cambierà e che il tanto sbandierato effetto sulla economia del nostro paese purtroppo non ci sarà.

Del resto c’è da chiedersi che senso abbia pensare di utilizzare una pletora di reti WIFI quando con qualche cosa come un euro al giorno, anche meno, mi posso oggi collegare alla rete cellulare dati con performance più che accettabili almeno per la navigazione che ha senso fare da dispositivi mobili.

Facevo qui considerazioni simili un paio di anni fa di ritorno da un viaggio in Giappone e un lettore mi scrisse che ero matto a pensare che la connessione WIFI non servisse e che è una tecnologia utilissima. Preciso che sono assolutamente d’accordo, è una tecnologia matura e insostituibile a casa, negli uffici e probabilmente in alberghi e centri congressi (gratuita), ma non è particolarmente adatta per la copertura di aree pubbliche vaste.

7 commenti:

  1. Tutto giusto tranne che:
    - la Legge Pisanu era ingiusta a prescidere e approvata per ragioni poco credibli. E' più probabile che le motivazioni vere siano state quelle testimoniate da Wikileaks.
    http://http//www.controlinformazionemanipolata.com/?p=3718
    - Non è affatto vero che la connessione via rete cellulare (le famose chiavette) sia così soddisfacente. Per la mia esperienza ormai pluriennale è deprimente in tutta italia.

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  2. Le motivazioni francamente poco mi interessano, per quanto riguarda la connessione cellulare io ho un contratto vodafone e la connessione è più che ragionevole per uso professionale, certo se vuoi scaricare filmati o giocare è un'altra storia, ma a me non interessa.

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  3. posso solo dire che un mio amico ha comprato un notebook alla figlia (e relativo modem wireless); spero di non aver sbagliato le parole tecniche. Accendendo il notebook hanno trovato una quindicina di connessioni wireless, di cui tre o quattro libere. Non possono risalire al proprietario di tali connessioni e quindi non possono sapere se lo fanno consapevolmente, ma Telecom, Infostrada, Fastweb e le altre aziende dovrebbero avvertire i propri clienti nelle fatture. Limitarsi a dire "il divieto è nel contratto" potrebbe non bastare.

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  4. E' chiaro che ognuno parla della propria, inevitabilmente limitata, esperienza.
    Ad esempio la mia è la seguente:
    - wifi: soggiorno a Firenze (recente) e a Barcellona (quest'estate): connessione gratuita negli hotel
    - chiavetta vodafone: connessione eccellente a Milano, mediocre nel lodigiano, quasi nulla o nulla nell'entroterra della riviera di ponente
    Bob Fripp

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  5. leggo che in primavera potremo avere le femtocelle anche in Italia per coprire la mancanza di copertura cellulare in garage, cantine o simili. Appositi router si potranno collegare ad una adsl anche diversa dall'operatore cellulare. Forse anche per questo è stata necessaria questa modifica alla Legge.

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  6. Reti wifi all’estero esistono, specialmente in luoghi pubblici o frequentati dal pubblico, come gli aeroporti. Addirittura anche in Grecia. E a Londra il sindaco si è impegnato a coprire tutta l’area metropolitana col wifi gratuito.

    La connessione wifi è una vera connessione, dal punto di vista tecnico, perché non soffre delle limitazioni della connessione cellulare (ping ed il resto). Detto in breve con la connessione cellulare si scaricano le mail e basta. Se si vuole fare qualcosa in più (una ricerca complessa in rete, vedere qualche video) serve una connessione fissa o la wifi. E non è un problema di velocità della connessione.

    È vero che praticamente tutti i contratti vietano di condividere la connessione, ma questo non accade dappertutto. Basti vedere i paesi dove FON è presente. È una limitazione imposta dai gestori (che in Italia fanno quello che vogliono senza che nessuno gli dica nulla) e presentarlo come un problema della connessione wifi mi sembra sbagliato.

    Concordo, invece, col fatto che in Italia non cambierà nulla, perché anni di blocco del wifi ha portato la gente a conoscere solo la connessione cellulare, e siccome la gente difficilmente tende a cambiare e a provare le cose nuove se si trova bene col vecchio (anche se il nuovo, come in questo caso, si presenta migliore), reputo che la maggioranza continuerà a connettersi via cellulare. Del resto per lo più in Italia una connessione viene utilizzata solo per scaricare due mail e poco più. È internet che in Italia non viene supportato da nessuno, governo compreso.

    L’articolo, quindi, mi pare pecchi di una visione eccessivamente personalistica.

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  7. Ah dimenticavo, per quanto riguarda i reati commessi con la connessione di un altro, se l’altro è un fornitore di connessione non ha l’obbligo di controllare eventuali reati commessi dai suoi clienti. Se l’altro è un privato che apre la connessione a terzi, è lo stesso problema che si pone se io presto la mia macchina a qualcuno che la usa per commettere reati. Siccome la responsabilità penale è personale ne risponde chi ha commesso il reato, per me è sufficiente provare (anche per presunzioni) che non stavo usando io la connessione (ad esempio provo che ero in ufficio), poi il resto è problema della polizia.
    Al massimo posso risponderne civilmente, ma non certo penalmente.

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