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venerdì, ottobre 09, 2009

E il barcamp tornò ad essere un convegno... Atto II



Qualche giorno fa illustravo la mia sensazione sul progressivo trasformarsi del format BarCamp in tradizionale convegno.

Questa mattina ho saputo del Tesicamp che si tiene a Milano oggi: premesso che mi sembra una bellissima iniziativa, anche se ho qualche dubbio sulla efficacia di presentazioni di 15 minuti senza avere previsto nemmeno un minuto per le eventuali domande della platea su argomenti tanto vasti, mi chiedo cosa ci sia del Camp oltre al nome e alla modalità wiki usata per le iscrizioni e le comunicazioni.

E' un bel convegno, è stata fatta una tradizionalissima "call for paper", qualcuno ha, giustamente, messo in ordine l'agenda, il primo iscritto NON parla per primo, e alla fine c'è una bella tavola rotonda alcuni partecipanti della quale hanno capito così bene lo spirito del Campo da non essersi nemmeno presi la briga di iscrivere il proprio nome tra quello dei partecipanti.

Se qualcuno crede davvero che tutti i partecipanti alla tavola rotonda passeranno in platea tutto il giorno, come descritto nell'idealistica visione messa in rete dagli organizzatori, consiglio di passare a credere a favole più tradizionali come "La bella addormentata nel bosco"!

Siamo di fronte a un convegno dal format molto tradizionale, intendiamoci io sono del parere che sia il modo giusto per fare queste cosa, ma sono anche del parere che se imparassimo a definire le cosa con il proprio nome evitando l'uso di parole solo perché sono cool la chiarezza ci applaudirebbe e riusciremmo a meglio capirci tutti.

bob

lunedì, ottobre 05, 2009

E il barcamp tornò ad essere un convegno...



L'idea del Barcamp è un affascinante utopia di stampo populista-socialista: tutti parlano e il programma nasce dalla comunità dei partecipanti in  modo spontaneo e non preordinato. Se ci pensiamo bene ricordano un poco le assemblee studentesche della fine degli anni sessanta.

Come succede a molte idee affascinanti ha un problema: non funziona...

L'ipotesi di fare parlare tutti è da tempo sfumata, la maggior parte dei partecipanti si limitano, quando va bene, ad ascoltare qualche intervento, molti passano tutto il tempo a chiacchierare ed a fotografarsi tra di loro, lo spazio occupato in rete dalle fotografie compulsive è immensamente più grande di quello occupato dalle presentazioni.

Il programma che nasce dai foglietti gialli è affascinante, ma si rivela alla prova dei fatti un disastro anche perché moltissimi degli interventi non hanno nulla a che vedere con l'argomento del camp: tu vai a un camp che dichiara di trattare per esempio di un pacchetto software e inevitabilmente qualcuno parla del giornalismo on line, di venture capital o di qualche esperienza personale che ha a che vedere con la rete, ma nulla a che vedere con il pacchetto software di cui si parla.

In realtà il BarCamp nasce come reazione dei blogger ai FooCamp organizzati dall'editore O'Rilley: quelli sono su invito, i blogger hanno preso il format e lo hanno trasformato nelle unconference.  La differenza è che invitando le persone giuste e competenti il fatto di aspettarsi che tutti abbiano qualche cosa da dire ha un senso. L'argomento dei FooCamp è uno solo: il futuro delle tecnologie e anche qui invitando le persone giuste ci sono buone probabilità di restate in argomento.

In rete si discute di modifiche al format dei BarCamp: qualcuno propone una presentazione preliminare degli argomenti con votazione dei migliori e organizzazione in un programma ordinato.  Questo è esattamente il modo con il quale funzionano da sempre i congressi scientifici: call for paper e comitato di analisi, allarghiamo pure il comitato a tutti i partecipanti, ma la sostanza non cambia.

A Parigi hanno trasformati i camp in vere e proprie tavole rotonde aperte a tutti i partecipanti: hanno reinventato le open session dei congressi!  Anche qui i programmi sono in rete mesi prima.

In realtà quello che sta succedendo è che i BarCamp tendono sempre più al formato del vecchio tradizionale e usatissimo congresso, cosa resta dell'UN che precede CONFERENCE?

bob

Qualcuno in una discussione in FriendFeed ha affermato che "Il barcamp è un ottimo formato, adatto a platee ridotte di buon livello, il convegno va bene per tromboni e persone di basso livello": il che equivale a dire che il 100% dello scambio di informazioni e conoscenza scientifica verrebbe scambiata tra tromboni e persone di basso livello!

Quella di pensare di essere sempre migliori degli altri e di avere inventato sempre cose nuove è una sindrome dalla quale il popolo della rete dovrebbe guarire, se vuole cercare di essere credibile!

lunedì, settembre 17, 2007

Del fuscello e della trave, seconda parte...



Se una persona indubbiamente intelligente come Marco mi dice che non riesce a capire il problema della incoerenza nella sua posizione sull'uso improprio di alcuni termini evidentemente mi sono spiegato male, chiedo venia e cerco di chiarire.

30 agosto 2007: Marco Camisani Calzolari dalle pagine di Nova24 attacca chi usa il suffisso 2.0 solo per moda a iniziative che nulla hanno a che vedere con Web 2.0.

15 settembre 2007: il suddetto Camisani lancia una nuova edizione del Marketing Camp, una iniziativa che, come in molti abbiamo fatto notare, NULLA ha a che vedere con la filosofia del Camp, ma che evidentemente si appropria del nome solo perché di moda. Pseudotecnico presenta un efficace riassunto del concetto...

Marco ci invita alla chiarezza...

2.0 è un termine piuttosto generico usato per indicare in moltissimi ambiti diversi versioni diverse di un manufatto, di un documento o di un pezzo di software. Da qualche tempo è nato il termine WEB 2.0 invero piuttosto fumoso: ne esistono decine di definizioni diverse (e quando si parla di definizione formale deve essercene una sola, se sono più di una è come non averle) che in buona sostanza stanno tutte ad indicare uno WEB "moderno" in contrapposizione alle vecchie pagine.

Marco, che evidentemente ha in mente una definizione migliore che sarebbe bello ci raccontasse, GIUSTAMENTE stigmatizza dalle pagine di un autorevole quotidiano l'uso generalizzato e improprio del termine, atteggiamento questo che contribuisce a una certa confusione.

Trovo la cosa del tutto ragionevole: se definissi 2.0 il mio sito, www.dadda.it, direi una grossa stupidaggine perché si tratta di un sito che non ha e del resto nemmeno vuole avere nessuna delle caratteristiche di quello che chiamiamo WEB 2.0.

Morale: quando diamo il nome a qualche cosa cerchiamo di usare i termini in modo proprio in modo che ci sia una relazione tra il senso che a quel termine la gente da e l'oggetto che vogliamo descrivere.

Il termine Camp

Nel mondo della rete il termine CAMP ha da tempo assunto un significato preciso: si riferisce a una riunione che può essere chiusa su inviti o aperta a tutti che ha un format molto particolare, quello che ha preso il nome di UNconference.

In particolare il FOOCamp è su inviti, il BARCamp è aperto a tutti: in Italia ci sono stati fino ad ora solo BARCamp e di conseguenza la accezione tende ad assimilarsi a quest'ultimo format.

Nei Camp non c'è un programma predefinito, la gente partecipa mettendo su di una lavagna proposte di intervento che vengono poi riarrangiate fino a determinare il programma definitivo. Nei camp tutti dovrebbero intervenire e il materiale dovrebbe essere messo a disposizione di tutti on line alla fine dell'evento.

MarketingCamp

Quando ho visto il primo annuncio di questo evento ho pensato come tutti che si trattasse di qualche cosa nel formato del BARCamp.

Quando ho visto le registrazioni messe in rete mi sono reso conto che si tratta di una semplice e usualissima tavola rotonda senza pubblico. Non esiste una lavagna per gli interventi, non tutti parlano e non tutti accettano di mettere in rete la loro presentazione.

Intendiamoci di riunioni come queste se ne fanno tante e per qualche verso credo possano essere anche molto più efficaci di un BARCamp, ma una cosa è certa: il termine CAMP è usato qui in modo assolutamente fuorviante.

La coerenza

Su questo argomento possono sussistere posizioni diverse.

Una è quella di Marco giornalista che ci invita, a mio modo di vedere giustamente, a non abusare delle parole e ad usarle in modo proprio per evitare di ingenerare confusione.

Quella di Marco organizzatore di convegni, ben illustrata nei commenti al blog da Fabrizio Bellavista, che ritiene che tutti sia in divenire e che si conseguenza l'utilizzo anche impriorio e la contaminazione dei termini possono avere aspetti positivi.

Quello che personalmente faccio fatica a capire è come la stessa persona a distanza di pochi giorni possa sostenere tesi tanto diametralmente opposte!

Spero di avere chiarito...

Aggiornamento del 18 settembre:

L'argomento ha scatenato un interessante dibattito sul blog di Marco, credo sia interessante leggerlo. Riporto qui di seguito un mio intervento perché credo che sarà, come succede di abitudine, censurato.

Marco quello che forse non ti è chiaro è che qui nessuno si stupisce perché hai usato un nome "figo" anche se privo di un reale significato: è una cosa che fanno in tanti senza che nessuno si stracci le vesti.
Quello che stupisce èp che lo faccia tu dopo avere stigmatizzato solo pochi giorni prima un identico atteggiamento!

dadda


bob

lunedì, marzo 19, 2007

Marco Camisani Calzolari: cittadino digitale...

Visto che il nostro amico continua ad applicare nei miei confronti una stretta censura sul suo blog riporto qui un mio commento.

Stefano Vitta osserva:

Mi sembra una iniziativa interessante. Marco il MarketingCamp è stato criticato semplicemente perchè a numero chiuso.

Anche io sto lavorando ad un BarCamp da svolgere durante un evento in cui saranno presenti diversi marchi sponsor.

Camisani risponde:

Stefano, sai bene che è stato criticato perché l’ho fatto io. Così come TuoVideo.
Diciamo le cose come stanno… ;)


Io osservo:


Marco visto che mi hai eletto a leader dei tuoi “criticatori” vorrei chiarire le cose: io fino a quando sei intervenuto dopo di me alle “Biciclette” alla presentazione della inchiesta Edelman-Technorati non avevo la benché minima idea di chi tu fossi e probabilmente lo stesso vale per te nei miei confronti: questo credo basti a dimostrare che la tua idea di un mio preciso disegno per screditarti sia un tantinello paranoica.
Io sono intervenuto sul tuo come su altri blog per partecipare al dibattito e per chiederti chiarimenti su quello che tu scrivi: web 2.0 funziona così sai?
MarketingCamp è stato condotto su inviti, gli interventi erano predefiniti e alcuni degli interventi non sono stati pubblicati: è per questo che lo abbiamo criticato, non certo perché lo hai fatto tu.
Su Tuovideo le contestazioni non riguardano l’autore, ma le idee che tu esprimi sul valore della realizzazione di un puro clone di un servizio di successo e sul tuo proclama sul valore intrinseco della sua italianità.
Vedi fare un blog per poi non rispondere alle domande che ti vengono poste non ha molto senso: a Vitta per esempio, che cerca di spiegarti perché qualcuno non ha ritenuto MarketingCamp essere un camp ancora una volta non rispondi.
Quando poi qualcuno come me ti fa notare che non rispondi cosa fai? Applichi la censura nei suoi confronti, sei proprio sicuro che la cittadinanza digitale funzioni così?

dadda


Il tutto, ovviamente, prontamente non pubblicati da "Marco il censore"...

bob

Qualche esperimento...