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martedì, aprile 01, 2008

Vampiri dei domini...

Abbiamo vinto la gara per l'Expo 2015, non so bene se essere contento o meno. Certo come amante della città di Milano la cosa mi fa piacere, ma non so perché mi vengono in mente storie come quella di www.italia.it e mi viene un po' di paura per le brutte figure che potremmo fare e per la enorme quantità di denaro pubblico che potremmo vedere sparire in progetti faraonici.

Questa mattina sul blog di Marco leggo una sia giustissima osservazione sulla assurdità della URL che il Comune di Milano ha sceltoper ilsito dell'evento: www.milanoexpo-2015.com .

Basta aprire un libro qualsiasi di web design per sapere che il trattino è una brutta bestia perché, come giustamente fa notare Marco, rende il nome difficile da pronunciare e nascono sempre incomprensioni tra trattino alto e trattino basso.

Perché mail il Comune ha fatto un errore tanto banale?

Semplicemente perché qualche furbetto ha pensato bene di registrare le url più logiche. La vampirizzazione dei domini è cosa vecchia come la rete, per fortuna i giudici, almeno negli USA, hanno sempre privilegiato chi li registrava avendone un logico motivo ed ha dato torto a chi lo aveva fatto con l'idea di rivenderseli al momento giusto. Certo qualcuno fu più fortunato: un dentista che aveva lo studio in Altavista Drive registrò il dominio per il suo studio come altavista.com ed ottenne un sacco di soldi dalla Digital quando nacque il motore di ricerca, ma lì la registrazione iniziale aveva una sua logica.

Ho sempre pensato che si tratti di azioni poco serie e spero proprio che anche in questo caso chi si è registrato milano2015 o milanoexpo se li veda portare via con il solo risarcimento delle poche decine di euro spese.

Del resto il dominio milano2015 risulta registrato da Edoardo Colombo, lo stesso che ha collaborato ad alcuni siti di Forza Italia (per esempio rivotiamo.it) e credo che certamente non sarà un compagno di partito del nostro sindaco a volere lucrare sulla registrazione.

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AGGIORNAMENTO del 2/4:
Come si legge nei commenti al blog di MCC Colombo oggi ha cambiato idea e invece di offrirsi per l'uso delle url che ha registrato come blog le offre, come è molto più logico, per il sito.
Mi sembra un'ottima cosa!
Camisani continua a non dire a chi sarebbero state destinate le migliaia di euro di cui parlava e di conseguenza continuiamo a non capire...
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O no?

bob

giovedì, settembre 20, 2007

Marco Camisani Calzolari, cittadino digitale e censore...

Al solito Marco regge una banale discussione per non più di due passaggi, poi passa alle offese e alla censura della quale mi dicono non sono il solo "utente" nel sito del nostro cittadino digitale.

La cosa più grave è che dopo avermi detto che non ospiterà più i miei interventi si permette di parlare di me, che non posso rispondere, nel tentativo, puerile, di fare branco con altri contro chi si permette di contraddire le sue illuminate idee.

Felice di sapere che non solo non li attiro solo io, ma che c’è anche chi condivide i soliti personaggi notoriamente aggressivi:
Con questa condivido Luca Sartoni http://www.sarataricani.com/2007/09/19/e-vola-lu-pavone/
C’è qualcuno che ha un Dadda o un Mattina con ossessioni simili?
Possiamo provare a scambiarceli e vedere che succede… :)
Credo che lo squallore di un simile atteggiamento non sfugga a nessuno come a nessuno possa sfuggire chi sia in questa disputa aggressivo e chi no.

La mia colpa quella di avere chiesto al nostro amico come sia possibile da un lato stigmatizzare su un quotidiano l'uso improprio di termini di modo e poi fare esattamente la stessa cosa.

In fondo sono solo un cretino che paga, non so ancora per quanto, per leggere quel giornale e pensavo di poter chiedere, gentilmente, un chiarimento a un giornalista.

Mi sbagliavo...

Ovviamente come sempre insulti, livore, censura e nemmeno il più vago e remoto tentativo di rispondere a una domanda banale che viene da più fonti posta...

AGGIORNAMENTO DEL 20 SETTEMBRE ---------

Marco, pur avendo dichiarato di non accettare i miei commenti,continua a riceverne su di me e a parlare di me: è questa correttezza?

In particolare una fantomatica Cristina afferma: "tutti abbiamo assistito agli attacchi continui e gratuiti che ha fatto a Camisani Calzolari, arrivando fino alle gravi offese personali per futili motivi.".

Potrei vedere UNO di questi futili attacchi personali per favore?

Del resto mi sembra che le gratuite offese siano il pane quotidiano di Cristina:

"
Ma siccome è ancora più infimo di così ha messo nei tags del suo post parole come Il Sole 24 ore e Nova24 con la speranza di estendere la polemica…"

Cosa c'è di infimo nel mettere il tag Il sole 24 ore, inserto Nova 24 in un post il cui contenuto parte da un articolo sul Sole? Non è che la evanescente Cristina farebbe meglio a leggere prima di parlare?

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bob

PS ecco cosa scrive Marco e quali attacchi mi muove, arrivando persino ad attacare la mia età: si tratta di atteggiamenti vergognosi che non meritano ulteriori commenti...

Roberto Dadda,
credo sia ora di fare un po’ di pulizia.
Ho spiegato abbondantemente il significato del MarketingCamp e del suo nome. Frequenti assiduamente qualunque thread di commenti che abbia a che fare con me, perciò hai avuto più di un’occasione per comprendere.
Se non sei d’accordo con il mio punto di vista sul naming del web 2.0 diffondi il tuo pensiero sui mezzi che hai a disposizione, così come faccio io.
Sono stufo di polemiche sterili e sei l’unico che porta al logorio qualunque conversazione. Se da una parte pensi di far bene il tuo lavoro di CamisaniCalzolariDetrattore, dall’altra sappi che stai perdendo la stima di chi ti credeva un saggio signore di mezza età. Se vuoi posso farti i nomi di qualcuno in privato, sempre che non mi rispondi di nuovo *PLONK* (N.d.A. http://en.wikipedia.org/wiki/Plonk ) come fanno i ragazzini e come hai fatto tu nell’ultima discussione che hai scatenato intorno a me e che è finita via email.
Sono disposto a conversare ma non a questo livello.
Si attendono, come al soltio, infiniti post sul tuo blog contro il sottoscritto, sino a trasformarlo quasi nel mio blog, che porteranno ad altri sorrisi sulle facce di chi quando qualcuno che ti conosce mi incontra e mi dice “Ma cosa gli hai fatto a Dadda? Forse sta passando un brutto periodo in cui è un po’ stressato…”.
Scrivi pubblicamente che non mi leggi più perché scrivo cose insensate. Poi però ti ritrovo a criticare con livore quel che scrivo ovunque. Forse hai poco altro a cui pensare, forse stai passando anni difficili, tuttavia io non sono tenuto a sopportare le frustrazioni di un uomo che vive di quel che fù e che oggi cerca attualità attravesto il brontolio e le critiche quando va bene o subdole bugie come quella per sbandieri la teoria per cui io dovrei essere un grande censore. Hai usato nomignoli, hai storpiato il mio nome e alimenti antipatie nei miei confronti. Fai l’angioletto maltrattato dall’antipatico MCC quando invece scrivi gratuitamente peste e corna su di me ovunque.
Ti ho offerto cordialità e moderazione più volte, ma tu hai sempre risposto con l’aggressività di chi lancia il sasso e poi nasconde la mano.
Le cordialità per te sono esaurite così come, e questa volta per davvero, lo spazio per te sul mio blog. Tanto ti dovevo.

lunedì, settembre 17, 2007

Del fuscello e della trave, seconda parte...



Se una persona indubbiamente intelligente come Marco mi dice che non riesce a capire il problema della incoerenza nella sua posizione sull'uso improprio di alcuni termini evidentemente mi sono spiegato male, chiedo venia e cerco di chiarire.

30 agosto 2007: Marco Camisani Calzolari dalle pagine di Nova24 attacca chi usa il suffisso 2.0 solo per moda a iniziative che nulla hanno a che vedere con Web 2.0.

15 settembre 2007: il suddetto Camisani lancia una nuova edizione del Marketing Camp, una iniziativa che, come in molti abbiamo fatto notare, NULLA ha a che vedere con la filosofia del Camp, ma che evidentemente si appropria del nome solo perché di moda. Pseudotecnico presenta un efficace riassunto del concetto...

Marco ci invita alla chiarezza...

2.0 è un termine piuttosto generico usato per indicare in moltissimi ambiti diversi versioni diverse di un manufatto, di un documento o di un pezzo di software. Da qualche tempo è nato il termine WEB 2.0 invero piuttosto fumoso: ne esistono decine di definizioni diverse (e quando si parla di definizione formale deve essercene una sola, se sono più di una è come non averle) che in buona sostanza stanno tutte ad indicare uno WEB "moderno" in contrapposizione alle vecchie pagine.

Marco, che evidentemente ha in mente una definizione migliore che sarebbe bello ci raccontasse, GIUSTAMENTE stigmatizza dalle pagine di un autorevole quotidiano l'uso generalizzato e improprio del termine, atteggiamento questo che contribuisce a una certa confusione.

Trovo la cosa del tutto ragionevole: se definissi 2.0 il mio sito, www.dadda.it, direi una grossa stupidaggine perché si tratta di un sito che non ha e del resto nemmeno vuole avere nessuna delle caratteristiche di quello che chiamiamo WEB 2.0.

Morale: quando diamo il nome a qualche cosa cerchiamo di usare i termini in modo proprio in modo che ci sia una relazione tra il senso che a quel termine la gente da e l'oggetto che vogliamo descrivere.

Il termine Camp

Nel mondo della rete il termine CAMP ha da tempo assunto un significato preciso: si riferisce a una riunione che può essere chiusa su inviti o aperta a tutti che ha un format molto particolare, quello che ha preso il nome di UNconference.

In particolare il FOOCamp è su inviti, il BARCamp è aperto a tutti: in Italia ci sono stati fino ad ora solo BARCamp e di conseguenza la accezione tende ad assimilarsi a quest'ultimo format.

Nei Camp non c'è un programma predefinito, la gente partecipa mettendo su di una lavagna proposte di intervento che vengono poi riarrangiate fino a determinare il programma definitivo. Nei camp tutti dovrebbero intervenire e il materiale dovrebbe essere messo a disposizione di tutti on line alla fine dell'evento.

MarketingCamp

Quando ho visto il primo annuncio di questo evento ho pensato come tutti che si trattasse di qualche cosa nel formato del BARCamp.

Quando ho visto le registrazioni messe in rete mi sono reso conto che si tratta di una semplice e usualissima tavola rotonda senza pubblico. Non esiste una lavagna per gli interventi, non tutti parlano e non tutti accettano di mettere in rete la loro presentazione.

Intendiamoci di riunioni come queste se ne fanno tante e per qualche verso credo possano essere anche molto più efficaci di un BARCamp, ma una cosa è certa: il termine CAMP è usato qui in modo assolutamente fuorviante.

La coerenza

Su questo argomento possono sussistere posizioni diverse.

Una è quella di Marco giornalista che ci invita, a mio modo di vedere giustamente, a non abusare delle parole e ad usarle in modo proprio per evitare di ingenerare confusione.

Quella di Marco organizzatore di convegni, ben illustrata nei commenti al blog da Fabrizio Bellavista, che ritiene che tutti sia in divenire e che si conseguenza l'utilizzo anche impriorio e la contaminazione dei termini possono avere aspetti positivi.

Quello che personalmente faccio fatica a capire è come la stessa persona a distanza di pochi giorni possa sostenere tesi tanto diametralmente opposte!

Spero di avere chiarito...

Aggiornamento del 18 settembre:

L'argomento ha scatenato un interessante dibattito sul blog di Marco, credo sia interessante leggerlo. Riporto qui di seguito un mio intervento perché credo che sarà, come succede di abitudine, censurato.

Marco quello che forse non ti è chiaro è che qui nessuno si stupisce perché hai usato un nome "figo" anche se privo di un reale significato: è una cosa che fanno in tanti senza che nessuno si stracci le vesti.
Quello che stupisce èp che lo faccia tu dopo avere stigmatizzato solo pochi giorni prima un identico atteggiamento!

dadda


bob

domenica, settembre 16, 2007

Del fuscello e della trave...

L'immagine, bellissima, è di Mauro Biani e viene da qui.

Stigmatizzare l'abuso del suffisso 2.0 ed abusare del termine Camp a distanza di pochi giorni: dove è la logica?

30 agosto 2007: Marco Camisani Calzolari dalle pagine di Nova24 attacca chi usa il suffisso 2.0 solo per moda a iniziative che nulla hanno a che vedere con Web 2.0.

15 settembre 2007: il suddetto Camisani lancia una nuova edizione del Marketing Camp, una iniziativa che, come in molti abbiamo fatto notare, NULLA ha a che vedere con la filosofia del Camp, ma che evidentemente si appropria del nome solo perché di moda. Pseudotecnico presenta un efficace riassunto del concetto...

L'osservazione sull'abuso del termine 2.0 credo sia abbastanza condivisibile anche se resta il problema di capire che cosa diavolo sia questo WEB 2.0 di cui esistono decine di definizione diverse il che equivale a dire che non esiste nessuna definizione, ma questo è un altro discorso.

Il fatto che a distanza di soli quindici giorni la stessa penna che stigmatizza l'abuso di un termine abusi pesantemente di un altro termine chiamando, solo perché fa moda, "camp" una iniziativa che non ha NULLA a che vedere con BarCamp o FooCamp fa rimpiangere tempi nei quali la coerenza era ancora considerata una virtù e un indice di autorevolezza molto più valido dei calcoli di Technorati.

bob

Nota per Camisani: I commenti sono aperti e ogni tua osservazione è benvenuta perché IO, a differenza di altri, NON CENSURO NESSUNO...

martedì, settembre 04, 2007

Sempre più convinto della inconsistenza del concetto di WEB 2.0!


Un bell'articolo di Marco segnala una serie di problemi che spesso le aziende incontrano nella realizzazione della loro presenza in rete e stigmatizza l'uso sconsiderato del suffisso 2.0 che tende a diventare una moda e crea confusione.
Tutto assolutamente condivisibile, ma evanescente senza una definizione convincente di WEB 2.0!

Ho passato lo scorso giovedì a Palermo, di ritorno da un gradevolissimo soggiorno a Salina, dove mi sono seriamente impegnato nello studio del panino con la milza, deliziosa specialità solo palermitana, delle panelle e delle varie forme di granita, l'idea di comperare il giornale non mi è nemmeno passata per la mente.

Arrivato a Milano mi ha raggiunto la telefonata di un amico, direttore centrale di una delle maggiori banche italiane, che mi ha segnalato l'articolo su Nova24 di Marco Camisani Calzolari e mi ha detto di averlo trovato molto interessante. Poi la domanda difficile: "Spiegami bene cosa è questo WEB 2.0 verso il quale dovremmo tendere evitando gli errori segnalati dall'articolo...".

Da tempo vado cercando questa definizione leggendo e parlando con i vari relatori nei convegni 2.0 e una risposta consistente non la ho mai ricevuta!

In effetti credo che per consigliare di non usare il termine in modo modaiolo e sconsiderato sarebbe importante capire quale sia l'uso corretto!

O no?

bob

mercoledì, marzo 28, 2007

Uccidere RitaliaCamp in culla...


Lo spunto mi viene da un intervento di Camisani sul suo blog dove fornisce della iniziativa RitaliaCamp una versione alla quale non avevo nemmeno lontanamente pensato e che, se si avverasse, avrebbe come risultato il soffocamento in culla della neonata iniziativa.

Nella idea che mi sono fatto ho pensato ad un luogo di incontro positivo dove partendo dalle considerazioni su come NON sarebbe dovuto nascere il sito del turismo italiano si ragionasse tutti insieme su come dovrebbe essere.

Se Venerdì mattina si presentasse qualcuno mandato da Progetto Italia, da IBM o da qualunque altro protagonista della sfortunata avventura dovremmo accoglierlo con gioia e lavorare insieme a lui perché sarebbe la dimostrazione del successo della iniziativa. Purtroppo qualcosa mi dice che nessuno si presenterà, spero di essere smentito.

Trovo peraltro atteggiamento meschino stigmatizzare la accoglienza che abbiamo riservato ad una persona seria, onesta e competente come Marco Ottolini: non è che qualcuno aspiri a tenere sempre e comunque per se la parte di primo attore?

Cercare di trasformare l'incontro in una sorta di processo di Norimberga, invocare gogne mediatiche e rigidità stigmatizzando la apertura credo che tenda a snaturare completamente la cosa e a renderla assolutamente inutile: i tavoli per la indignazione ed i processi sono ben altri e non c'è nessun bisogno di un Camp...

Personalmente ho qualche dubbio che la formula del camp sia quella giusta per condurre una attività progettuale, ma vengo proprio perché voglio verificare questa mia perplessità alla prova dei fatti.

Certo se la cosa prende la piega consigliata da Calzolai mi alzo e me ne vado senza indugio...

bob

PS Visto che il nostro amico Camisani, cittadino digitale, continua ad applicare nei confronti dei dissidenti come me una rigorosa censura pubblico qui di seguito quanto, senza successo, ho cercato di postare sul suo blog:

Marco credo che in questa tua filippica appassionata ci sia un problema: tu inneggi ad una Norimberga, alla gogna, all'interrogatorio e chiedi una rigidità che è assolutamente fuori luogo.
Ritalia, almeno per come la ho capita io, non è nato per fare processi a nessuno, per quello ci sono altre sedi, Ritalia nasce per dimostrare che le cose si potevano fare diversamente e offrire a chi ha la responsabilità del sito una ipotesi di strada condivisa.
Se venisse IBM o Progetto Italia dovremmo essere molto contenti, dovremmo accoglierli e lavorare con loro: quello sarebbe il vero successo!
Se poi come cittadino ti senti derubato e vuoi giustizia alzati dall'ultima presentazione e vai alla procura della repubblica per un esposto.

bob

PS Certo che da uno che applica la censura con i dissidenti la frase "ma mi chiedo se saremo cittadini digitali sino in fondo e se sapremo difendere la verità." colpisce non poco!

mercoledì, marzo 21, 2007

Produrre software offshore



Il vulcanico Camisani ci dice:

Quanto è bella la globalizzazione… Un po’ meno il fuso orario. Ho programmatori in india (4,5 / 5 ore avanti) e altri in california (9 ore indietro). Al mattino presto faccio il punto con gli indiani e la sera tardi con i californiani. Le cose si complicano quando durante il giorno bisogna risolvere un problema in carico a un californiano perché sino a metà pomeriggio non si ‘vede’. Oppure quando si è nel bel mezzo del lavoro e l’indiano deve andare a dormire o peggio semplicemente a casa.
Se continuerò a sviluppare prodotti in questo modo credo che incomincerò a creare i turni 24/24 anche qui in Italia per chi deve gestire i relativi coders. In questo modo anche a Milano ci sarà chi arriverà in ufficio alle 18 e chi invece alle 4 del mattino.
Il processo di innovazione dovrà forse scontrarsi con Bertinotti, ma non desisto…
Lo spunto è interessante e sapere che qualcuno sviluppa progetti relativamente piccoli e molto ricchi nelle interfacce usando programmatori offshore, in completa controtendenza con quanto accade di solito, è molto interessante e meriterebbe un dibattito.

Ho postato un commento, ma il nostro amico si ostina a censurare sistematicamente quello che scrivo, se a qualcuno interessa:

Marco devo dore chei tuoi interventi offrono spunti interessanti, io continuo a rispondere, tu se pensi che la censura sia lo strumento più valido continua pure ad applicarla, vorrà dire che li ripubblicherò altrove e siamo tutti conntenti.
Due le osservazioni:

1) ingegneria del software
Che tu abbia problemai con la produzione di software offshore credo sia ovvio ed è dovuto ad una applicazione della opportunità quantomeno bizzarra.
Vedi basta entrare da Heoply, nota libreria milanese per chi nonfosse milanese una libreria specializzata in volumi tecnici, andaro alla scaffale “Ingegneria del software” per trovare oramai volumi e volumi su questo tipo di problemi.
La produzione remota funziona bene con progetti molto grossi e che permettano una stesura di specifiche di dettaglio in anticipo.
Questo non si sposa per nulla con quelli che tu chiami progetti web 2.0 perchè come ben sai sono fatti a fasi relativamente piccole e con la trecnica del prototipo affinato via via: cercare di farli offshore porta a tragedia certa.
Quando dico grossi intendo proprio molto grossi: nel passato quando lavoravo per una grande banca italiana abbiamo valutato la cosa per il rifacimento dello sportello ed abbiamo desistitoperchè nonera abbastanza grande e definito per giustificare lo sforzo, conto anche tenuto del problema nonbanale della lingua della interfaccia.
Se scegli i progetti giusti non hai alcun bisogno di contattare tanto spesso gli sviluppatori (che tra l’altro coder non sono, le nuove tecniche hanno fatto sparire la distinzione analista-coder) ed il problema del fuso orario sparisce.
Non avevo capio che tu seiun esperto di ingegneria del software, francamente ti pensavo uomo di marketing, scusa. Non si riesce a trovare in rete un tuo curriculum di studi.

2 Contributo al PIL
Facci capire: tu lanci un messaggio sulla opportunità di navigare siti italiani per miglioare il PIL del paese e poi produci tutto all’estero?
Bizzarro!

dadda

lunedì, marzo 19, 2007

Marco Camisani Calzolari: cittadino digitale...

Visto che il nostro amico continua ad applicare nei miei confronti una stretta censura sul suo blog riporto qui un mio commento.

Stefano Vitta osserva:

Mi sembra una iniziativa interessante. Marco il MarketingCamp è stato criticato semplicemente perchè a numero chiuso.

Anche io sto lavorando ad un BarCamp da svolgere durante un evento in cui saranno presenti diversi marchi sponsor.

Camisani risponde:

Stefano, sai bene che è stato criticato perché l’ho fatto io. Così come TuoVideo.
Diciamo le cose come stanno… ;)


Io osservo:


Marco visto che mi hai eletto a leader dei tuoi “criticatori” vorrei chiarire le cose: io fino a quando sei intervenuto dopo di me alle “Biciclette” alla presentazione della inchiesta Edelman-Technorati non avevo la benché minima idea di chi tu fossi e probabilmente lo stesso vale per te nei miei confronti: questo credo basti a dimostrare che la tua idea di un mio preciso disegno per screditarti sia un tantinello paranoica.
Io sono intervenuto sul tuo come su altri blog per partecipare al dibattito e per chiederti chiarimenti su quello che tu scrivi: web 2.0 funziona così sai?
MarketingCamp è stato condotto su inviti, gli interventi erano predefiniti e alcuni degli interventi non sono stati pubblicati: è per questo che lo abbiamo criticato, non certo perché lo hai fatto tu.
Su Tuovideo le contestazioni non riguardano l’autore, ma le idee che tu esprimi sul valore della realizzazione di un puro clone di un servizio di successo e sul tuo proclama sul valore intrinseco della sua italianità.
Vedi fare un blog per poi non rispondere alle domande che ti vengono poste non ha molto senso: a Vitta per esempio, che cerca di spiegarti perché qualcuno non ha ritenuto MarketingCamp essere un camp ancora una volta non rispondi.
Quando poi qualcuno come me ti fa notare che non rispondi cosa fai? Applichi la censura nei suoi confronti, sei proprio sicuro che la cittadinanza digitale funzioni così?

dadda


Il tutto, ovviamente, prontamente non pubblicati da "Marco il censore"...

bob

sabato, marzo 10, 2007

Marco Camisani Calzolari, cittadino digitale.


Marco, noto paladino del concetto di cittadinanza digitale del quale ha fatto belle presentazioni a più di un Barcamp, da qualche tempo non ama le mie sollecitazioni e mi censura sistematicamente quando faccio un commento a un suo blog.

Siccome sono gentile e non voglio lasciare cadere il discorso gli rispondo qui:

Risposta al post sul patrottismo in rete (navigare italiano)

Marco credo che sia giunto il momento anche per te, come per tutti noi, di cominciare a mettere in conto il fatto che in rari casi qualcuno possa avere una idea diversa dalla tua e non per questo automaticamente non avere capito: succede anche che si possano avere due idee diverse e non per questo automaticamente la tua è sempre la sola giusta.
Personalmente ho capito benissimo cosa tu intendi e continuo a pensare che sia una cosa anacronistica e sbagliata.
Tu parli di "patriottismo" che ci dovrebbe fare preferire prodotti italiani per sostenere il PIL. Ebbene farlo in rete porterebbe a risultati ben modesti, ma il tuo ragionamento si applica anche ad altri prodotti dove il ritorno sarebbe MOLTO più evidente: se smettessimo di bere Coca e bevessimo Chinmotto, se la smettessimo con McDonald's e andassimo in pizzeria...
Qualcuno questa idea nel passato la ha avuta in diverse nazioni, ma alla fine le cose non sono andate in quella direzione e siamo, per fortuna dico io, in un mondo globale dove l'orticello nazionale sta perdendo sempre più importanza.
Io uso i servizi migliori, da dovunque vengano esattamente, del resto, come fai tu.
Certo è importante imparare a non applicare il protezionismo al contrario privilegiando sempre e comunque quanto arriva dall'estero, ma da qui a privilegiare il prodotto italiano ce ne passa!
Dici che noi blogger dovremmo attaccare il monopolista spingendo la gente ad usare alternative.
Perché?
Il monopolio in se non è cosa negativa, negativo è l'abuso di una posizione dominante, sono due cosa molto diverse.
Dici che Tuovideo se fosse nato in USA sarebbe stato osannato?
Scusami, ma qui proprio non capisco, Tuovideo in USA c'è e si chiama Youtube (sono uno il clone puro dell'altro!) ed è stato osannato è vero, ma i vari cloni non se li è filati proprio nessuno sai?
Forse sarebbe bene che tu ci spiegassi le enormi differenze tra Tuovide e Youtube perché qualche cosa ci deve essere sfuggito: Google rispetto a Yahoo (o forse sarebbe meglio dire rispetto ad Altavista che era allora il benchmark) aveva una differenza abissale nell'algoritmo di ranking!
Apprezzo comunque la tua onestà nel dichiararti incoerente inquanto predichi di usare italiano e poi tu sei il primo a non farlo.

bob

PS bellissimo il pezzo che citi sulla differenza tra utenti esperti e neofiti, ma non riesco a capire quale attinenza abbia con l'argomento che stiamo trattando...

Commento al post Virgilio e Nielsen danno i numeri
Fino a un’ora fa c’era la tua risposta, Marco, al mio ultimo commento.
A piena ragione affermavi che “per ora” stai lasciando parlare “a casa tua” chi come me “interveniva solo per screditare” tutte le cose che tu fai.
L’affermazione deve essere sembrata un poco bizzarra persino a te visto che ti sei affrettato a cancellarla, ma credo che meriti comunque una risposta.
Vedi non vorrei offendere il tuo ego, ma pensare che qualcuno scriva solo per screditare quello che fai è vagamente paranoico. A me di screditare qualcuno che nemmeno conosco credimi non interessa per nulla. Qui il gioco è così: qualcuno scrive e quando si trovano spunti interessanti di discussione qualcun altro risponde e parte una discussione che, se motivata, risulta costruttiva.
Se non pensassi che tu scrivi qualche cosa di interessante non ti leggerei e non ti avrei messo nel mio blogroll!
Commentare ponendo motivate e articolate argomentazioni alternative non è assolutamente azione tesa a screditare: alle argomentazioni si può rispondere con argomentazioni diverse e saremmo tutti contenti e arricchiti.
Il problema è che tu palesemente tendi ad accettare solo i commenti di chi è d’accordo con te e non rispondi con risposte articolate a chi contesta una qualsiasi tua idea.
Vedi è chiaro che tu non avevi mai letto una statistica di traffico che parlasse di utenti unici perché sei caduto nell’inganno nel quale la prima volta siamo caduti tutti: quando qualcuno, e non sono stato io, te lo ha fatto notare sarebbe stato meglio un bel “scusate non avevo capito”: ogni altro atteggiamento si che è screditante, ma autoscreditante.
Copi un documento da un sito Creative Commons, errori di stampa compresi, e lo ripubblichi sotto un tuo Copyright, te lo fanno notare e tu zitto zitto?
Ha senso?
Per quanto mi riguarda mi puoi bannare subito, ma ha senso minacciare con quel “per ora” qualcuno di censura dopo avere fatto il paladino del cittadino digitale?

Qualche esperimento...