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giovedì, maggio 14, 2009

Questo o quello per me pari sono...



co|e|rèn|za
s.f.
CO
1 fedeltà di una persona ai propri principi, conformità costante tra le sue parole e le sue azioni: dare prova di c., un uomo di grande c.
2 non contraddittorietà sul piano logico di un ragionamento, di un discorso e sim.: la c. di un pensiero, di una teoria filosofica

sabato, aprile 25, 2009

Opportunismo in tempi di crisi...

Una delle conseguenze della crisi è il riapparire di persone che non ti avevano mai considerato o, peggio, che quando si trovavano in una posizione di forza ti avevano aspramente combattuto che stanno cercando di ricrearsi una rete di amicizie nella speranza che questo possa servire per superare un momento difficile.
In realtà le amicizie che servono sono quelle coltivate prima, ma va bene così, la cosa è comprensibile e quel pochissimo che posso fare per aiutarli lo faccio volentieri.

Un altro fenomeno interessante che si riscontra in rete nel mondo di blog e dei camp credo possa andare catalogato nella grande famiglia fenomenologica del tengo famiglia.

Gente che si è fatta a pezzi per mesi, che si è insultata pesantemente in più di una occasione, che ha affermato a chiare lettere l'altra persona essere un imbecille poi si ritrova fianco a fianco nello stesso convegno o nella stessa tavola rotonda e tutto finisce a tarallucci e vino...

No, non mi piace...

bob

martedì, febbraio 10, 2009

Coerenza...


Non mi era mai capitato come questa mattina di leggere tanta gente che afferma che non si dovrebbe scrivere e di ascoltare tanti affermare che non bisognerebbe parlare.

Tutti inneggiano il silenzio, ma pochi resistono alla tentazione di urlare che ci sono anche loro, blogger compresi.

bob

domenica, gennaio 25, 2009

No logo?


L'altra sera ho assistito a un dibattito sul concetto di "no logo" e devo dire che le cose che mi hanno più colpito sono lo zainetto di Prada e il golf Lacost della passionaria moderatrice.

Mi è venuta in mente la mia nonna che vedendomi con una agognata camicia con il simbolo Levi's sul taschino esclamò: "Roberto sulla camicia le tue iniziali vanno bene, ma per favore non quelle di un fornitore!".

Mia nonna era "no logo" negli anni sessanta...

bob

sabato, settembre 27, 2008

La sindrome di Robin Hood...

Quando Matteo Flora annunciò in rete di essere l'autore di una corposa perizia  per sostenere le ragioni di Mediaset che ha tirato in tribunale Google per le violazioni al copyright perpetrate permettendo che venisse pubblicato materiale protetto sono stato il primo a difendere Matteo dagli attacchi che ha ricevuto: un consulente fa il suo mestiere, la legge sul diritto di autore è legge e di conseguenza andrebbe rispettata a meno che non sia modificata.

Qualche dubbio mi ha lasciato sulla opportunità di vantarsene in rete (ma solo a me fanno sempre firmare draconiani accordi di segretezza i clienti?), ma questo è un suo problema.

Oggi Matteo torna sul suo blog e si vanta di avere gratuitamente preparato una perizia per chiedere che venisse tolto il blocco a ThePirateBay, accusato di facilitare il furto in rete di materiale protetto da copyright.

Sono molto in linea con il mio amico Quinta  e sono anch'io confuso, ma soprattutto sono sconcertato dalle giustificazioni che Matteo adduce: si tratterebbe di cue problemi diversi perché in un caso l'accusato, di identico reato ricordiamolo, è una società e nell'altro una iniziativa non a scopo di lucro che va verso l'utente finale.

Certo che se facciamo cadere il principio che lo stesso reato è un reato indipendentemente da chi lo commette le cose diventano complicate!

Temo che da piccolo Matteo abbia preso un poco troppo sul serio la lettura del, peraltro bellissimo, Robin Hood!

bob

PS Dal De Mauro cito:

co|e|rèn|za
s.f.
CO
1 fedeltà di una persona ai propri principi, conformità costante tra le sue parole e le sue azioni: dare prova di c., un uomo di grande c.
2 non contraddittorietà sul piano logico di un ragionamento, di un discorso e sim.: la c. di un pensiero, di una teoria filosofica
3 stretta connessione tra le parti di un insieme: una perfetta c. tra i vari elementi | TS ling., in linguistica testuale, continuità di significato tra le parti di un testo, che insieme alla coesione identifica un testo in quanto tale 

lunedì, settembre 17, 2007

Del fuscello e della trave, seconda parte...



Se una persona indubbiamente intelligente come Marco mi dice che non riesce a capire il problema della incoerenza nella sua posizione sull'uso improprio di alcuni termini evidentemente mi sono spiegato male, chiedo venia e cerco di chiarire.

30 agosto 2007: Marco Camisani Calzolari dalle pagine di Nova24 attacca chi usa il suffisso 2.0 solo per moda a iniziative che nulla hanno a che vedere con Web 2.0.

15 settembre 2007: il suddetto Camisani lancia una nuova edizione del Marketing Camp, una iniziativa che, come in molti abbiamo fatto notare, NULLA ha a che vedere con la filosofia del Camp, ma che evidentemente si appropria del nome solo perché di moda. Pseudotecnico presenta un efficace riassunto del concetto...

Marco ci invita alla chiarezza...

2.0 è un termine piuttosto generico usato per indicare in moltissimi ambiti diversi versioni diverse di un manufatto, di un documento o di un pezzo di software. Da qualche tempo è nato il termine WEB 2.0 invero piuttosto fumoso: ne esistono decine di definizioni diverse (e quando si parla di definizione formale deve essercene una sola, se sono più di una è come non averle) che in buona sostanza stanno tutte ad indicare uno WEB "moderno" in contrapposizione alle vecchie pagine.

Marco, che evidentemente ha in mente una definizione migliore che sarebbe bello ci raccontasse, GIUSTAMENTE stigmatizza dalle pagine di un autorevole quotidiano l'uso generalizzato e improprio del termine, atteggiamento questo che contribuisce a una certa confusione.

Trovo la cosa del tutto ragionevole: se definissi 2.0 il mio sito, www.dadda.it, direi una grossa stupidaggine perché si tratta di un sito che non ha e del resto nemmeno vuole avere nessuna delle caratteristiche di quello che chiamiamo WEB 2.0.

Morale: quando diamo il nome a qualche cosa cerchiamo di usare i termini in modo proprio in modo che ci sia una relazione tra il senso che a quel termine la gente da e l'oggetto che vogliamo descrivere.

Il termine Camp

Nel mondo della rete il termine CAMP ha da tempo assunto un significato preciso: si riferisce a una riunione che può essere chiusa su inviti o aperta a tutti che ha un format molto particolare, quello che ha preso il nome di UNconference.

In particolare il FOOCamp è su inviti, il BARCamp è aperto a tutti: in Italia ci sono stati fino ad ora solo BARCamp e di conseguenza la accezione tende ad assimilarsi a quest'ultimo format.

Nei Camp non c'è un programma predefinito, la gente partecipa mettendo su di una lavagna proposte di intervento che vengono poi riarrangiate fino a determinare il programma definitivo. Nei camp tutti dovrebbero intervenire e il materiale dovrebbe essere messo a disposizione di tutti on line alla fine dell'evento.

MarketingCamp

Quando ho visto il primo annuncio di questo evento ho pensato come tutti che si trattasse di qualche cosa nel formato del BARCamp.

Quando ho visto le registrazioni messe in rete mi sono reso conto che si tratta di una semplice e usualissima tavola rotonda senza pubblico. Non esiste una lavagna per gli interventi, non tutti parlano e non tutti accettano di mettere in rete la loro presentazione.

Intendiamoci di riunioni come queste se ne fanno tante e per qualche verso credo possano essere anche molto più efficaci di un BARCamp, ma una cosa è certa: il termine CAMP è usato qui in modo assolutamente fuorviante.

La coerenza

Su questo argomento possono sussistere posizioni diverse.

Una è quella di Marco giornalista che ci invita, a mio modo di vedere giustamente, a non abusare delle parole e ad usarle in modo proprio per evitare di ingenerare confusione.

Quella di Marco organizzatore di convegni, ben illustrata nei commenti al blog da Fabrizio Bellavista, che ritiene che tutti sia in divenire e che si conseguenza l'utilizzo anche impriorio e la contaminazione dei termini possono avere aspetti positivi.

Quello che personalmente faccio fatica a capire è come la stessa persona a distanza di pochi giorni possa sostenere tesi tanto diametralmente opposte!

Spero di avere chiarito...

Aggiornamento del 18 settembre:

L'argomento ha scatenato un interessante dibattito sul blog di Marco, credo sia interessante leggerlo. Riporto qui di seguito un mio intervento perché credo che sarà, come succede di abitudine, censurato.

Marco quello che forse non ti è chiaro è che qui nessuno si stupisce perché hai usato un nome "figo" anche se privo di un reale significato: è una cosa che fanno in tanti senza che nessuno si stracci le vesti.
Quello che stupisce èp che lo faccia tu dopo avere stigmatizzato solo pochi giorni prima un identico atteggiamento!

dadda


bob

domenica, settembre 16, 2007

Del fuscello e della trave...

L'immagine, bellissima, è di Mauro Biani e viene da qui.

Stigmatizzare l'abuso del suffisso 2.0 ed abusare del termine Camp a distanza di pochi giorni: dove è la logica?

30 agosto 2007: Marco Camisani Calzolari dalle pagine di Nova24 attacca chi usa il suffisso 2.0 solo per moda a iniziative che nulla hanno a che vedere con Web 2.0.

15 settembre 2007: il suddetto Camisani lancia una nuova edizione del Marketing Camp, una iniziativa che, come in molti abbiamo fatto notare, NULLA ha a che vedere con la filosofia del Camp, ma che evidentemente si appropria del nome solo perché di moda. Pseudotecnico presenta un efficace riassunto del concetto...

L'osservazione sull'abuso del termine 2.0 credo sia abbastanza condivisibile anche se resta il problema di capire che cosa diavolo sia questo WEB 2.0 di cui esistono decine di definizione diverse il che equivale a dire che non esiste nessuna definizione, ma questo è un altro discorso.

Il fatto che a distanza di soli quindici giorni la stessa penna che stigmatizza l'abuso di un termine abusi pesantemente di un altro termine chiamando, solo perché fa moda, "camp" una iniziativa che non ha NULLA a che vedere con BarCamp o FooCamp fa rimpiangere tempi nei quali la coerenza era ancora considerata una virtù e un indice di autorevolezza molto più valido dei calcoli di Technorati.

bob

Nota per Camisani: I commenti sono aperti e ogni tua osservazione è benvenuta perché IO, a differenza di altri, NON CENSURO NESSUNO...

lunedì, luglio 16, 2007

Della pagliuzza e della trave...

Immancabile come l'anguria gelata, le zanzare e il caldo è arrivata l'uscita estiva di un quotidiano europeo con stereotipate critiche al nostro paese.

Questa volta tocca niente meno che al Financial Times che si chiede, anche fronte di una pretesa grande diffusione del nudo nelle pubblicità del nostro paese, che fine abbia fatto il femminismo.

Probabilmente è vero che per la situazione della donna si dovrebbe e si potrebbe fare molto di più cercando per esempio di mettere fine alla cronica supremazia, almeno numerica, degli uomini nella nostra vita politica, ma leggendo quelle righe mi è venuta subito in mente la locuzione "Da che pulpito viene la predica!".

Due considerazioni.

Prima:

Il Sun, il quotidiano di lingua inglese più letto nel mondo con quasi otto milioni di lettori (il nostro Corriere fatica ad arrivare al milione), fa audience anche a suon di foto molti simili a quelle che l'autore dell'articolo tanto critica.

Nel novembre dell'anno scorso con una serie di articoli corredati da foto piuttosto eloquenti ha lanciato un calendario che propone foto di infermiere nelle due versioni: in divisa da lavoro e sapientemente svestite (una è quella della immagine qui sopra)!

Seconda:

Da un anno nei parlamenti di Inghilterra e di Scozia sono attive proposte di legge per la legalizzazione dei brothel, traduzione inglese del termine bordello.

E questi signori chiedono a NOI dove sia finito il femminismo?

Come direbbe Totò: "Ma mi faccia il piacere!"...

giovedì, dicembre 07, 2006

Due pesi e due misure?


Il blog di Beppe Grillo non è certo tra quelli che preferisco, ma certamente una occhiata ogni tanto mi capita di darla. In più di una occasioni Grillo mi è sembrato paladino della causa di chi considera in copyright iniquo. Grillo il paladino lo fa a tempo pieno e per una varietà inquietante di cause, ma la sua avversione per la legge Urbani mi è sempre sembrata chiara e netta.

Un paio di volte ho provato a commentare il suo blog chiedendo come succede che io dovrei regalare il software che scrivo mentre devo pagare per i suoi spettacoli, ma ovviamente non ho mai avuto alcuna risposta.

Del resto il blog di Grillo è piuttosto particolare e del blog ha invero solo la struttura. Beppe posta il suo intervento e immediatamente appaiono migliaia di commenti, moltissimi totalmente OT, ma non appare mai una risposta dell'autore. In realtà è diventata una sorta di bacheca nella quale la gente scrive con l'idea di catturare la attenzione di un numero grandissimo di lettori, senza di fatto capire come un commento annegato in una pagina lunga un chilometro ha probbabilmente pochissime possibilità di essere letto.

Ieri sono incappato per caso nella lettera che scambioetico ha scritto a Grillo e dove viene raccontata una storia interessante.

E' una questione legata alla pubblicazione dei filmati di uno spettacolo di Grillo sul sito.

La lettera la potete leggere direttamente, ma un cosa mi ha particolarmente colpito: il permesso alla riproduzione viene negato perché:

"I diritti del filmato sono stati concessi alla Televisione Svizzera ed è lei che ne ha il controllo."
Bene forse ho una mente semplice, ma non riesco a capire come mai al nostro guitto la legge Urbani non va bene, mentre la equivalente legge svizzera non solo la accetta, ma la usa per proteggere il frutto del suo lavoro.


Il De Mauro recita:

co|e|rèn|za
s.f.
CO
1 fedeltà di una persona ai propri principi, conformità costante tra le sue parole e le sue azioni: dare prova di c., un uomo di grande c.
2 non contraddittorietà sul piano logico di un ragionamento, di un discorso e sim.: la c. di un pensiero, di una teoria filosofica
...

Qualche esperimento...