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domenica, dicembre 14, 2008

Facebook è un dono...

Facebook è l'argomento del momento, tutti ne parlano, tutti ne sanno qualche cosa.  Personalmente credo ci sia in molti dei ragionamenti che si fanno qualche cosa di storto.

Mantellini chiede, per esempio, una sede in Italia e la gestione in italiano delle procedure di reclamo. Matteo Salvini, deputato della Lega, minaccia una interpellanza parlamentare per sapere perché il suo account è stato momentaneamete sospeso.

Salvini non sembra avere una particolare esperienza in rete, basta guardare il suo sito "anni 70" per rendersene conto, ma forse prima di andare a mettere in gioco il parlamento, che in questi momenti credo abbia cose più serie alle quali prestare attenzione, dovrebbe leggere le condizioni di uso che ha sottoscritto al momenti di aderire a Facebook:
This license is revocable at any time without notice and with or without cause.
A me paiono piuttosto chiare!

Facebook viene regalato agli utenti.  Forse sarebbe utile, quando si discute di un fenomeno, inquadrarlo e tenere conto delle dinamiche che, come quasi sempre accade, non sono specifiche della rete, che non è che un nuovo strumento di comunicazione.

Sulla economia del dono ci sono interessanti studi che vale la pena leggere.  Una economia basata sul dono, antichissima, si basa sulla messa a disposizione di quache cosa senza che per questo ci debba essere per forzauna contropartita ed in ogni caso non può esistere una standardizzazione degli scambi perché in questo caso non siamo davanti a un dono, ma a un baratto.

Quando Facebook, come altri servizi, ci offre qualche cosa lo fa in realtà per avere una contropartita che consiste nella nostra disponibilità ad accettare sulla parte destra dello schermo una barra di pubblicità.  Atteso che non ci siano nelle condizioni di uso clausole palesemente illegali quando ci iscriviamo le accettiamo: se ci piace il servizio non lo usiamo, se lo usiamo lo accettiamo così come ci viene offerto.  In una economia del dono il successo lo decreta la disponibilità di altri: se per esempio non piace che l'unica lingua di comunicazione sia l'inglese o non vogliamo usare un servizio proposto da una organizzazione che non è presente in Italia molto semplicemente possiamo non usarlo, altre opzioni sono solo sogni.


Su Facebook, come sempre su qualche cosa di grande successo e popolarità, nascono poi sempre leggende metropolitane che la rete, con il suo acritico riproporre concetti di altri, tende ad amplificare.

Per esempio c'è chi ritiene Facebbok sicura perché  ci si potrebbe registare solo mettendo cognome e nome reali.  Non è vero!

Circola infine in rete l'idea che i contenuti messi sul sito diventino per questo di proprietà di Facebook: anche qui basta leggere le due paginette dei termini d'uso per capire che non è vero!
Facebook does not assert any ownership over your User Content; rather, as between us and you, subject to the rights granted to us in these Terms, you retain full ownership of all of your User Content and any intellectual property rights or other proprietary rights associated with your User Content.
 bob

giovedì, novembre 09, 2006

Open source e economia del dono...


Di questo argomento ho parlato qualche mese fa nel mio vecchio blog, molti me ne hanno parlato e allora ho deciso di rivedere un poco il documento e di ripostarlo qui.


In più di una occasione parlando del software open source Bill Gates ha affermato di non capire con quale spirito un programmatore torni a casa la sera dalla sua famiglia dopo avere impegnato la giornata a programmare per poi mettere in rete il risultato del proprio lavoro senza ricevere per questo un compenso.


La cosa mi ha frullato in testa per un po' di tempo: qualche cosa mi diceva che non è del tutto corretta, ma non riuscivo a razionalizzare il problema in modo compiuto.


Poi ho incontrato un libro di Marcel Mauss, “Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche”, ed ho capito che si trattava di un cambio di paradigma e i paradigmi che cambiano sono sempre una cosa difficile da capire.


Figlio del miracolo economico degli anni sessanta ho la testa completamente orientata alla economia mercantile: le risorse sono scarse e chi le genera le vende.


Il saggio espone il concetto della economia del dono, tipica delle comunità rurali antiche dove chi crea risorse non le vende, ma le scambia con gli altri sulla base di regole e convenzioni non scritte sostanzialmente impostate sul concetto di reciprocità: chi riceve qualche cosa dona e cerca sempre di donare un poco più di quanto non abbia ricevuto.


E' importante notare la enorma differenza tra dono e baratto: il dono è svincolato dal valore intrinseco del bene mentre il baratto è una forma di scambio mercantile svincolata solo dall'uso del denaro come strumento intermedio.


Il blogger e lo scrittore di software open di fatto aderiscono a questo paradigma mettendo a disposizione le proprie idee e il risultato del loro lavoro in una comunità fatta di relazioni e di scambi con il risultato di amplificare enormemente il risultato del proprio lavoro!


Del resto la dimensione stessa del fenomeno blog e la quantità di software gratuito anche di grande qualità che si trova oggi in rete sono la chiara testimonianza di un fenomeno con basi molto solide.


Interessanti questi link che raccolgono esempi di software libero indicando di quale programma pagato sono alternativa:


Jason Chen’s Free Useful Software List
Wikipedia Entry for Open Source Software
An Entire Website Dedicated To Open Source Software
top 10 Open Source Programs


Se qualcuno l'argomento interessa la lettura del volume può essere illuminante, oltre che molto gradevole.



Qualche esperimento...