Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post

sabato, novembre 13, 2010

Incredibili mecanismi di Facebook?

Questa sera una amica mi ha segnalato di essere entrata per curiosità nel link rappresentato nella immagine qui sopra, di non avere scelto nessun linkl all'interno della pagina e si essersi vista comunque mettere in bacheca un messaggio identico.


Intendiamoci nulla di particolarmente fastidioso questa volta, ma il meccanismo di presta a peggiori abusi.

La pagina alla quale si arriva con il link è questa:

Se non si guarda la URL, che non è quella di YouTube la pagina può sembrare quella di YouTube, ma la cosa più grave è che anche se non viene selezionato nulla il messaggio appare sulla viostra bacheca.

La URL della falsa pagina è questa http://sondaggi-on-line.com/funny/ e corrisponde a questo sito:



Io oltre a chiedermi come si faccia ad essere così cretini da lavorare per fare alla genete uno scherzo tanto insulso e, sopratutto, come fa FaceBook a tollerare cose del genere e buci del genere nel suo meccanismo di funzionamenrto.

sabato, novembre 06, 2010

Effetti collaterali del Socialsalvin, parte seconda...


Il filmato è gustosissimo, ma guardandolo bene non riflette una situazione reale e di conseguenza giunge, secondo me, a conclusioni non del tutto corrette.

Qui si parla della situazione nella quale qualcuno, non iscritto a Facebook, vada sul sito di una azienda perché interessato e corra a iscriversi a Facebook perché viene a sapere che l'azienda ha una pagine sul social.

E' una cosa credo rarissima, forse poteva succedere all'inizio, ma oggi succede esattamente il contrario: i navigatori vanno sui siti delle aziende perché vedono qualche cosa su Facebook e comunque se accettano di aderire alla fan page di una azienda vuole dire che sono già su Facebook.

Proporrei una nuova sceneggiatura...

L'azienda va da Facebook e lamenta di non riuscire a raccogliere un numero significativo di contatti e sopratutto non riesce a contattare quelli che ha in modo abbastanza frequente perché la gente è stufa di essere sepolta da newsletter nella email e va sul suo sito solo raramente.

Facebbok risponde: non c'è problema, noi siamo un club immenso, la maggior parte delle persone che tu vuoi contattare è iscritta qui e noi ti forniamo, gratuitamente, uno spazio per te dove prendere contatto con i tuoi amici dei quali abbiamo giù tutti i dati!  La gente qui entra molto spesso, certamente enormemente più spesso di quanto non lo farebbe sul tuo sito e tu potrai veicolare il tuo messaggio ogni giorno, ti offriamo anche la possibilità di contattare tutti gli amici dei tuoi amici per chiedere se vogliono entrare in contatto con te.  Se poi trovassi qualcuno, e sono pochissimi, non ancora iscritto al nostro club ti promettiamo che lo faremo iscrivere gratuitamente chiunque egli sia.

O no?

bob

PS qualcuno nelle discussioni sull'argomento ha tirato fuori questo post, che francamente penso non abbia alcuna attinenza con l'argomento del contendere.  Qui le aziende non c'entrano nulla, sono io che accetto che Facebook legga i miei contatti e proprio perché sono miei e solo miei non vedo perché non li dovrebbe dare, con la mia autorizzazione, a qualcuno.  In realtà qualcuno sta cercando di dare una pitturata di libertarietà a una banale mossa contro la concorrenza!

lunedì, agosto 23, 2010

Lasciatemi la mia memoria granulosa...


Ascoltando la presentazione di lancio di Facebook Places, al di là della bagarre sulla privacy che ritengo in gran parte ingiustificata, una cosa mi ha colpito particolarmente.

Qualcuno dei presentatori ha affermato che grazie alla georeferenziazione sistematica sarà possibile anche in un futuro remoto ricordare perfettamente dove eravamo in un certo giorno e chi era con noi.

Non mi piace!

L'accumulo delle informazioni nella mia memoria di lungo termine è governato da fenomeni di selezione, alcune cose le ricordo benissimo, alcune non le ricordo per nulla, altre sono nascoste e saltano fuori quando meno me lo aspetto ed è così che mi piace ricordare la mia vita...

Se non ricordo che a quella certa cena era presente una certa persona un motivo ci sarà, come un motivo ci sarà se non ricordo per nulla eventi che qualcun altro considererebbe importantissimi e ricordo benissimo cose che la maggior parte delle persone riterrebbe del tutto insignificanti.

La nostra complessa personalità è fatta anche di questi filtri che vorrei poter mantenere.

bob

Facebook no, non è l'Esercito della salvezza...


L'imminente introduzione di Facebook Luoghi anche nel nostro paese ha generato la oramai usuale catena di uscite legate alla privacy ed al modo di Facebook di gestirla.

Cito fra tutti l'articolo di Punto Informatico sul quale credo valga la pena fare qualche considerazione.

Le affermazioni dell'articolo sono gravissime: il sistema avrebbe "buchi" enormi sulla gestione della privacy e sarebbero buchi lasciati intenzionalmente.

Appena letta la cosa sono andato a vedere queste terribili impostazioni di privacy che sarebbero state complicate in modo assurdo per carpire informazioni a ignari utenti.

La prima considerazione che mi viene di fare è che il fatto che servano a carpire dati da ignari utenti è una fesseria: le impostazioni riguardano esclusivamente cosa Facebook farà vedere agli altri, il fatto che se io comunico dove sono Facebook sappia e registri dove sono è talmente ovvio da farmi pensare di avere capito male la frase, ma con tutta la buona volontà non mi riesce di dare un'altra interpretazione.

Sono poi andato a vedere i menù dei set della privacy e mi sembrano di una ovvietà sconcertante, sarebbe bello che gli amici di Punto Informatico che addirittura arrivano a pensare che siano stati ad arte resi troppo complessi ci spiegassero come li avrebbero realizzati loro!

Il fatto che il default sia che se metto la posizione dove sono i miei amici la conoscano mi sembra una scelta di una ovvietà imbarazzante, meno mi piace il fatto che, come per le fotografie, un mio amico possa indicare la mia presenza in un certo luogo, mi piacerebbe che fosse vietato per default, ma impostare le cose come voglio ha richiesto trenta secondi di lavoro!

In sostanza:

1) Facebook è una società a scopo di lucro e il fatto che quando spende denaro (che viste le dimensioni del servizio non è certo poco) per offrire un nuovo servizio cerchi di mettere in atto tutte le strategie per averne il massimo ritorno è ovvio e giusto, non stiamo parlando dell'Esercito della salvezza!

2) Facebook raccoglie le informazioni che io liberamente fornisco, posizione compresa, per trasformarle in denaro

3) Facebook è gratuito, se non mi va bene non lo uso, se lo uso posso solo chiedere che non violi le leggi, per il resto fa quello che vuole e come vuole.

4) I set sulla privacy sono più che logici, se qualcuno non ha voglia di guardarli peggio per lui.

bob

PS Questo strano mondo del giornalismo diffuso ha bisogno di obiettivi da attaccare, fino a un po' di tempo fa l'obiettivo era Microsoft, oggi sono Facebook e Google, certo di critiche se ne possono portare tante, ma qualche volta mi sembra che si rasenti il fenomeno del pugile che al gong comincia a menare botte in modo automatico!

domenica, agosto 22, 2010

Disse la macina al grano: adeguati!


Ce lo si doveva aspettare e che lo si aspettava: Facebook ha annunciato qualche giorno fa la disponibilità, per il momento non ancora in Europa, di "Places", un sistema di georeferenziazione molto simile (è un eufemismo...) ad altri servizi analoghi e integrati con Facebook come per esempio FourSquare.

Mi ha fatto sorridere vedere alla presentazione ufficiale la presenza di importanti rappresentanti dei vari servizi concorrenti che, con un sorrisetto invero un po' tirato, cercavano di fare, come si dice, buon viso a cattiva sorte.

Il fenomeno sembra stupire qualcuno, ma non è per nulla nuovo. Le automobili una volta non prevedevano autoradio o aria condizionata che venivano fornite e installate da terze parti, poi le case automobilistiche hanno colto l'opportunità e credo sia oggi molti difficile trovare una autoradio e sopratutto un condizionatore da installare in un secondo tempo.

Ricordate Sidekick di Borland?


Erano i primi anni ottanta, gli anni del DOS e Borland proponeva questo programmino che si attivava e che restava residente in memoria, cose innovativa in tempi di single task, per fornire una serie di strumenti che potevano essere utili come un calendario e un blocco appunti attivabili senza uscire dal programma nel quale si stava lavorando.

Negli stessi anni usavamo le Norton Utilities, una serie di programmi utili per esempio per recuperare un file cancellato per errore quando del cestino non c'era nemmeno l'idea...


Alcune di queste applicazioni erano ottime idee e prima o poi i sistemi operativi le hanno offerte, altre idiozie e sono scomparse.

Cosa è successo dei produttori?

In pochissimi casi sono sopravvissuti offrendo servizi un po' migliori e un poco più completi di quelli offerti dai sistemi operativi, nella maggior parte dei casi si sono messi a fare altro o sono spariti ed è questo credo il destino di molti dei servizi di geolocalizzazione oggi tanto di moda...

Certo se fossi uno degli azionisti di FourSquare mi piacerebbe tanto essere stato comperato...

bob

martedì, febbraio 16, 2010

Falsare un messaggio che è già stato commentato...

L'uscita di Google Buzz ha generato un sacco di critiche legate al fatto che chi ha aderito alla offerta di Google senza leggere bene i messaggi che il sistema fornisce e rispondendo "si" per sconsiderata abitudine alle domande si è trovato a mettere in piazza i propri contatti.

Francamente io faccio molta fatica ad indignarmi perché andando a guardare bene le informazioni c'erano ed erano corrette, forse non sottolineate in modo particolare, ma certamente corrette. Pensare che chi disegna un sistema debba mettere sotto tutela anche chi risponde alle domande sulla privacy senza pensare a quello che sta facendo.

In realtà trovo anche molto bizzarro pensare che i progettisti della interfaccia abbiano coscientemente progettato le cose in modo da trarre in inganno gli sprovveduti, le iniziative di Google si diffondono in modo virale che senza questi mezzucci.

Trovo personalmente molto grave in Buzz, ma il problema sussiste anche in FriendFeed e nei gruppi FaceBook, il fatto che sia possibile modificare messaggi che danno luogo a una serie di commenti alterandone il significato trascinandosi dietro anche i commenti.

E' molto facile alterare profondamente i messaggi e portare consensi e critiche ben lontano da quello che aveva in mente chi li ha scritti e firmati!

giovedì, dicembre 17, 2009

Gruppi Facebook che cambiano nome, una vergogna!



Non sapevo che un gruppo Facebook potesse cambiare nome e francamente penso che la cosa dovrebbe essere vietata.

Catepol ha fatto un po' di indagini e segnala qui cambiamenti di nome incredibili.

Il gruppo “il NUOVO FACEBOOK fa cagare” sembra essere diventato improvvisamente “Sosteniamo SILVIO BERLUSCONI contro i FAN di massimo tartaglia”, una cialtronata che si commenta da sola!

Se io fossi uno di quelli che ha aderito al gruppo trovarmi a sostenere una causa o una idea e mi trovassi poi nella lista di chi ne sostiene un'altra radicalmente diversa mi sentirei preso in giro.


A pensarci bene si tratta di una sottile forma di furto di identità!


bob

domenica, maggio 24, 2009

Domanda...

 
Premessa:  questo Malanno, se è vero quello che si dice abbia fatto, sta bene in galera e personalmente gli auguro una permanenza lunga e fastidiosa.
Vorrei aggiungere una osservazione al condividibilissimo post di Quinta.
Ieri sera alla radio parlavano della notizia: la parola Facebook è stata pronunciata 5 volte, quella internet 3.
Ebbene io mi chiedo: se questi sciagurato avesse conosciuto la ragazzina in gelateria nella notizia avrebbero pronunciato 5 volte la parola gelato e 3 volte gelateria?
bob

giovedì, maggio 14, 2009

Beata ingenuità... ATTO III



Qualche tempo fa parlavo della ingenuità di una signora che si dichiarò, in un convegno, convinta che la grande differenza tra The well e Facebook stia nel fatto che in Facebook si entra con nome e cognome veri.

La signora si è risentita ed ha postato un commento un poco acido, ma che sarebbe tanto bello capire, io non ci sono riuscito.

Gent.mo sig. Dadda, io non conosco lei come lei non conosce me.
Mi è stato segnalato questo suo intervento da un caro amico, che ringrazio, che si è fatto una grande risata leggendo quello che ha scritto.
Sarei la "graziosa signora" che "si è presa la briga di chiedere il microfono" come scrive lei.
Io invece mi definisco: "colei che ha osato contrastare il pensiero di un signore di una certa età, che ha un'esagerata considerazione di sè e che non sa ascoltare".
Non ho mai detto quello che lei ha riportato qui sopra, non ho mai detto "perchè vietato", nei toni e con l'intento che ha riportato.
Il mio intervento era solo finalizzato a evidenziare una delle tante differenze tra The Well e Facebook che lei, con troppa superficialità, stava accumunando.
Ma non ho nè tempo e nè voglia di elaborare il mio pensiero in questa sede. 
Mi dispiace per lei caro Dadda, ma non solo la candida creatura ingenua e inesperta come mi dipinge. Ma evidentemente lo ha colto molto bene, se no non avrei scatenato la sua reazione piccata, ho forse messo un dito nella piaga senza volerlo?
Mi stupisce che l'amico Ficara, che mi conosce bene, e che era presente in sala, non abbia rettificato quanto da lei erroneamente scritto, e nemmeno abbia corretto chi mi ha definita "utente dell'ultima generazione neo-entusiasta".
Pazienza, sopravviverò.
Buona continuazione!

Loredana Gentile

PS: so perfettamente che ci si può iscrivere in anonimato su facebook, credo di essere stata una delle prime in Italia ad usarlo.



Dunque, tralasciando completamente come faccio di solito i puerili attacchi personali, gli accenni acidi alla mia età e le farneticanti citazioni di piaghe nelle quali mettere il dito, cerco solo di capire.


Questa mattina ho telefonato all'amico Wolly  che quella sera era seduto accanto a me nel dubbio di non avere capito bene quello che la nostra amica ha detto.  A tutti e due sembra di avere capito la stessa cosa.


L'intervento era in risposta alla mia osservazione sulla confusione che si era fatta nella tavola rotonda parlando di Facebook come se fosse una cosa nuova.  In realtà si tende a confondere natura del fenomeno con numerosità dello stesso.  In altre parole sarebbe un poco come dire che la automobile è stata inventata negli anni sessanta perché in quegli anni si è diffusa la motorizzazione di massa.


Come faccio notare anche qui  in Facebook non c'è nulla di concettualmente nuovo che non fosse giù in nuce nelle BBS, nei newsgroup e in "The well", l'unica vera differenza è che oggi il servizio ha trovato una diffusione della rete molto più grande e si è diffuso molto di più.  Del resto anche i newsgroup erano diffusissimi, solo che si trattava di un pubblico specialistico.


La risposta della nostra amica, che a quanto pare non ama essere definita graziosa e allora me ne scuso, è stata molto chiara.  Anche se non ricordo le parole esatte ha affermato che la grande differenza sta nel fatto che in Facebbok si entra con nome e cognome veri.


I fatti.


The well è a pagamento, essere anonimi è impossibile visto che bisogna fornire i dati della carta di credito prima di poter entrare.  Facebook richiede solo l'esistenza di una casella di posta elettronica e solo al momento della iscrizione il che vuole dire che chiunque può facilmente essere anonimo.


Domanda.


Se Loredana sa benissimo essendo un utente della prima ora che su Facebook si può essere anonimi quali sono i motivi reconditi che la hanno spinta a contestare una mia affermazione dicendo che tutti sono dentro con nome e cognome reali?


Loredana dice "Il mio intervento era solo finalizzato a evidenziare una delle tante differenze tra The Well e Facebook che lei, con troppa superficialità, stava accumunando. ".  Evidentemente nella foga dell'intervento si è dimenticata di raccontarcele queste differenze concettuali limitandosi a indicare la assenza di anonimato, sarebbe bello che ce le raccontasse adesso!


bob

martedì, marzo 24, 2009

Domanda.


Dove sono finiti i "consulenti" che fino a qualche mese fa andavano in giro per le aziende dimostrando con mirabolanti slide che non creare una inutilissima isola in Second Life era un suicidio?

Qualcuno come me dallo spirito semplice potrebbe pensare che stiano analizzando il motivo del non avverarsi delle previsioni che diffondevano con tanto ardore.

Errore!

Sono in giro nelle stesse aziende con le stesse slide, hanno solo fatto un "search and replace" si PowerPoint: cerca "second life" e sostituisci  con "facebook".

Il bello è che li stanno ancora ad ascoltare!

bob

PS Chi non ricorda la storia sarà costretto a riviverla (cartello all'ingresso di Auschwitz)

sabato, febbraio 28, 2009

Diritto all'oblio, ma quando mai?


Ogni tanto la rete vive un grande problema: crede di essere qualche cosa di specialissimo, diverso da ogni altra cosa mai esistita.

La rete altro non è che uno strumento per la comunicazione e l'archiviazione di informazioni, di idee, che poi alla fine in comunicazioni si concretizzano, e di oggetti multimediali.  In realtà non c'è alcune differenza concettuale tra le rete e una biblioteca, certo le modalità di accesso, la velocità del comunicare, la possibile sincronia del comunicare stesso la differenziano, ma non si tratta di una che di differenze operative, non concettuali.

Alla luce di questa considerazione credo che potrò seriamente prendere in considerazione questa idea del "diritto all'oblio" in rete se prima mi sarà dato il diritto di cancellare il mio nome da tutti i libri  e da tutti gli articoli che ho scritto e che qualcuno a comperato e conservato (a proposito: grazie!) e dalle lettere d'amore che stanno ancora nei cassetti delle mie amate (grazie anche a loro ovviamente), e di cancellare, anche qui da ogni copia esistente sulla faccia della terra, il mio faccione nelle orribili foto di scuola e in quelle dei matrimoni ai quali ho presenziato.

Fino a che questo diritto non mi verrà riconosciuto continuerò a pensare che questa idea del diritto all'oblio in rete sia solo una delle tante idiozie che circolano.

Un corollario di questo concetto riguarda il pandemonio che ha seguito alla modifica delle condizioni di gestione del materiale immesso su Facebook. Ne ho già parlato qui  e anche qui  e non mi dilungo. Francamente credo che a Facebook non interessi nulla vendere le nostre fotografie, le clausole sono solo cautelative per evitare che qualcuno possa un domani denunciarla per averle pubblicate.  Quello che mi ha fatto sorridere sono le uscite di quelli che avevano messo foto e si sono affrettati a cancellarle consigliando anche agli altri di fare lo stesso.

Morale: in rete, DOVUNQUE SI SIA, non va messo nulla della cui diffusione oggi o domani ci si potrebbe pentire.  La cosa vale ovviamente anche per ogni articolo, ogni foto, ogni libro, ogni filmato diffuso senza l'ausilio della rete, ma che comunque potrebbero un domani uscire da un cassetto e danneggiarci.

bob

PS Qualche reazione mi ha fatto anche pensare che molti qui siano affetti da una sorta di ipertrofia del super-io: cosa diavolo volete che se ne faccia FB delle nostre fotografie?  Credersi novelli Henry Cartier Bresson (autore di foto meravigliose come quella che riporto) è nella maggior parte dei casi una sindrome che con un poco di aiuto psicologico potrebbe essere facilmente guarita.

giovedì, febbraio 19, 2009

Esibizionisti e guardoni...


Una volta si parlava di esibizionisti che, nudi sotto l'impermeabile, provavano una bizzarra soddisfazione aprendolo davanti alle signore: ricordo Marylù, una mia simpatica amica, che reagì con un apprezzamento, non proprio lusinghiero, su quanto stava vedendo che fece fuggire l'esibizionista immediatamente.

Ogni tanto leggendo post su blog anche molto prestigiosi e righe di stato di facebook, per non parlare di Twitter, mi ricordo del racconto di Marylù e mi chiedo che senso abbia raccontare per filo e per segno: vado qui, vado là, mangio la pizza, bevo il tea, mi lavo i piedi, mia moglia va da parrucchiere, sono a Barcellona...

Non ricordo in quale film Sordi proninciava la battuta: "E un bel chi se ne frega non ce lo metti?", ma la troverei appropriata alla situazione.

Personalmente trovo questo uso  degli strumenti di comunicazione un poco bizzarro, ma evidentemente l'esibizionismo è innato in molti di noi ed è controbilanciato da una buona dosa di voyeurismo che spinge la gente a leggere questi inutilissimi messaggi.  Per me la cosa resta un mistero con inutile spreco di banda e di tempo, ma probabilmente qualche cosa mi sfugge.

Intendiamoci esiste anche un uso positivo di questo tipo di messaggi che hanno, a mio modesto modo di vedere, un senso solo quando possono fare nascere un dialogo o quando per esempio possono servire per incontrare qualcuno.

bob

domenica, febbraio 15, 2009

Repubblica e Facebook,,,


 Venerdì scorso La Repubblica ha dedicato la copertina del suo settimanale e Facebook, il fenomeno in rete del momento.

Credo che l'articolo sia dettato dalla voglia di essere tra i primi a passare alla inevitabile onda di critiche, spesso ingiustificate, che seguono sempre ed inevitabilmente l'onda dell'innamoramento iniziale, per qualche verso altrettanto ingiustificato.  Francamente devo confessare cha da Repubblica mi sarei aspettato qualche cosa di meno evidentemente approssimativo.

Emilio Marrese inizia con una serie di inutili e fastidiose indicazioni di stato che i suoi amici mettono costantemente nelle pagine.  Forse Emilio non ha capito che gli amici uno se li sceglie e probabilmente, stando almeno a quello che riferisce, lui non se li è scelti bene. 

Personalmente io non ho amici che scrivono certe idiozie, se li avessi avuti li avrei già cancellati da un pezzo!

Emilio lamenta di essere rintracciato da persone dalle quali non vorrebbe essere rintracciato: la cosa è molto semplicemente evitabile, basta non accettare la richiesta di amicizia.  Non è vero che la cosa è considerata non educata, l'unico che potrebbe restarci male è l'amico negato, ma se qualcuno con il quale non voglio entrare in contatto ci resta male francamente la cosa non mi interessa (btw a me non è mai successo di negare l'amicizia a nessuno che conoscevo o che mi ha dato nel messaggio buoni motivi per essere nella mia lista).

Emilio sembra molto negativo al riguardo del rintracciare persone che non si vedono da molti anni.  Anche qui cosa c'è di negativo? Io per esempio oggi ho rivisto amici del gruppo scout che fondai nel lontano '67 ed è stata una bellissima esperienza tutta dovuta a FB.  Ho anche rincontrato una delle mie ex mogli e ne è nata una bella amicizia.  Certo la cosa dipende dai motivi che spingono a cercare le persone: quelli che cercano le ex fidanzate perché pensano sia più facile portarle a letto sono dei disperati con o senza FB.

Lo stesso si può dire di quelli che sviluppano una dipendenza da FB e passano ore e ore nella pagina: il problema non è di FB, il problema è loro e probabilmente se non avessero FB troverebbero qualche altro modo per perdere il loro tempo.

L'articolo riporta anche un paio di gravi imprecisioni.

L'autore sembra convinto che la grande differenza tra FB e gli altri social network sta nel fatto che per entrare si deve dichiarare il loro vero nome.  Questa è una idiozia che gira da tempo, ma basta un giretto nelle liste di iscritti di FB per scoprire che Laura Machisenefrega non è una signora con un cognome sfortunato, semplicemente non voleva dire il suo vero cognome. Anche più evidente dovrebbe essere il fatto che "prepuzio" e "madonna delle grazie" non sono veri nomi di qualcuno!

Usuale è anche la osservazione sulle clausole del contratto di uso che prevedono che il materiale che mettiamo su FB diventi proprietà di FB.  In realtà il contratto precisa che l'uso e la esposizione sono limitati dalle clausole di visibilità che specifichiamo.

Del resto pare sfuggire a Emilio il fatto che anche i blog di La Repubblica, un giornale che dovrebbe conoscere, prevedono una clausola del tutto equivalente:
5.12. L'Utente attribuisce e riconosce alla Società e ai suoi partner ed aventi causa una licenza illimitata, irrevocabile, gratuita e comunque esente da royalties, di utilizzare, copiare, trasmettere, distribuire pubblicamente il materiale ed i contenuti pubblicati nel BLOG.
E' la clausola usuale di qualsisi sito che esponga contenuti generati dagli utenti.

Parlare di cose che vagamente si conoscono no vero?

bob

PS oltre alla scarsa conoscenza del fenomeno e alla voglia di andare controccorrente per essere sensazionali credo che qui l'errore sia il solito: si attribuiscono agli strumenti le colpe e i problemi di chi li usa!

domenica, dicembre 14, 2008

Facebook è un dono...

Facebook è l'argomento del momento, tutti ne parlano, tutti ne sanno qualche cosa.  Personalmente credo ci sia in molti dei ragionamenti che si fanno qualche cosa di storto.

Mantellini chiede, per esempio, una sede in Italia e la gestione in italiano delle procedure di reclamo. Matteo Salvini, deputato della Lega, minaccia una interpellanza parlamentare per sapere perché il suo account è stato momentaneamete sospeso.

Salvini non sembra avere una particolare esperienza in rete, basta guardare il suo sito "anni 70" per rendersene conto, ma forse prima di andare a mettere in gioco il parlamento, che in questi momenti credo abbia cose più serie alle quali prestare attenzione, dovrebbe leggere le condizioni di uso che ha sottoscritto al momenti di aderire a Facebook:
This license is revocable at any time without notice and with or without cause.
A me paiono piuttosto chiare!

Facebook viene regalato agli utenti.  Forse sarebbe utile, quando si discute di un fenomeno, inquadrarlo e tenere conto delle dinamiche che, come quasi sempre accade, non sono specifiche della rete, che non è che un nuovo strumento di comunicazione.

Sulla economia del dono ci sono interessanti studi che vale la pena leggere.  Una economia basata sul dono, antichissima, si basa sulla messa a disposizione di quache cosa senza che per questo ci debba essere per forzauna contropartita ed in ogni caso non può esistere una standardizzazione degli scambi perché in questo caso non siamo davanti a un dono, ma a un baratto.

Quando Facebook, come altri servizi, ci offre qualche cosa lo fa in realtà per avere una contropartita che consiste nella nostra disponibilità ad accettare sulla parte destra dello schermo una barra di pubblicità.  Atteso che non ci siano nelle condizioni di uso clausole palesemente illegali quando ci iscriviamo le accettiamo: se ci piace il servizio non lo usiamo, se lo usiamo lo accettiamo così come ci viene offerto.  In una economia del dono il successo lo decreta la disponibilità di altri: se per esempio non piace che l'unica lingua di comunicazione sia l'inglese o non vogliamo usare un servizio proposto da una organizzazione che non è presente in Italia molto semplicemente possiamo non usarlo, altre opzioni sono solo sogni.


Su Facebook, come sempre su qualche cosa di grande successo e popolarità, nascono poi sempre leggende metropolitane che la rete, con il suo acritico riproporre concetti di altri, tende ad amplificare.

Per esempio c'è chi ritiene Facebbok sicura perché  ci si potrebbe registare solo mettendo cognome e nome reali.  Non è vero!

Circola infine in rete l'idea che i contenuti messi sul sito diventino per questo di proprietà di Facebook: anche qui basta leggere le due paginette dei termini d'uso per capire che non è vero!
Facebook does not assert any ownership over your User Content; rather, as between us and you, subject to the rights granted to us in these Terms, you retain full ownership of all of your User Content and any intellectual property rights or other proprietary rights associated with your User Content.
 bob

sabato, dicembre 06, 2008

Facebook

 


Tutti parlanodi Facebook.  Negli ultimi mesi assistendo a convegni o a trasmissioni televisive e radiofoniche mi sono sorbito tutta una serie di fantasie relative alla origine del nome.

Per i pochi che non lo sanno e per gli "esperti" che ne parlano vale la pena ricordare che il facebook altro non è che l'annuario che i licei statunitensi preparano alla fine del corso di studi con foto un poco cimiteriale del giovane e breve descrizione.  Sono fonte di nostalgiche considerazioni nel cuore di quegli stessi giovani quando giovani più non sono e di preziose informazioni per Paul Drake, detective di Perry Mason, come abbiamo visto in decine di telefilm. E' un poco l'equivalente della nostra foto di classe.

Nell'immagine la voce del facebook del liceo relativa al'attuale vescovo  di Chicago.

Il sito Facebook nace proprio mimando questi annuari.

bob

martedì, dicembre 02, 2008

Beata ingenuità... ATTO II

Qualche giorno fa commentavo sul candore della signora che a un incontro Baia a Milano che si è presa la briga di chiedere il microfono per annunciare che la grande differenza tra Facebbok e tutto quello di simile che la ha preceduta è la sicurezza di conoscere il vero nome e cognome dei notri interlocutori.

Ieri mi hanno mandato l'invito alla iscrizione non ricordo bene a quale gruppo e i primi appartenenti che il sistema mi fa vedere sono mostrati qui sopra (ho cancellato i cognomi che potrebbero essere veri per motivi di privacy, cognomi conunque, anche questi, che potrebbero essere di totale fantasia).

Sarebbe bello che la nostra amica li vedesse...

A pensarci bene mi ha colpito il fatto che un moderatore e quattro esperti non siano saltati sulla sedia anche loro!

bob

martedì, novembre 25, 2008

Beata ingenuità!


Questa sera ho fatto un salto all'incontro organizzato da BAIA sul successo di facebook.

Una tavola rotonda un poco sconclusionata, ma con degli spunti interessanti

Una cosa mi ha però molto colpito. Quando ho invitato la platea a meditare sul fatto che di fatto non sono le dinamiche che cambiano, ma solo la dimensione del fenomeno ed hoi citato le chiacchiere al "Bar sport" il vecchio caro The Well e i news group ho ricevuto due reazioni che fanno meditare.

Luca Telese, moderatore, ha osservato che però al bar le notizie non si trovano, su Facebook si e una graziosa signora mi ha fatto notare che la grandissima differenza starebbe nel fatto che nel passato esistevano gli utenti anonimi, oggi no "perché è vietato".

A Luca vorrei fare notare che c'era un tempo nel quale, come mi raccontava il mio caro amico Arnaldo Giuliani, i giornalisti della cronaca si muovevano dall'ufficio e le notizie le scovavano anche nei bar!

Mi ha colpito infine il candore della signora convinta che il solo fatto di dover possedere un indirizzo email sul quale confermare l'iscrizione automaticamente renda veritiero il nome con il quale uno si iscrive. A parte il fatto che esistono servizi appositi che permettono di generare un account di posta che dura mezz'ora con il quale scriversi quanto tempo ci vuole da aprire un peter.pan@gmail.com o un giovanni.rossi@hotmail.com ed iscriversi così a Facebook o a qualsiasi altro sito che richieda una conferma mail?

Beato, e pericoloso, candore!


bob

Qualche esperimento...