Visualizzazione post con etichetta flop. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta flop. Mostra tutti i post

mercoledì, maggio 28, 2008

Social network, ma i soldi quando arrivano?

Il signore al centro nella foto è Willem Johan Kolff un medico olandese che ho avuto il piacere e l'onore di frequentare molti anni fa in Utah quando mi occupavo di macchine per il supporto alla vita. Kolff è il signore che nel 1943, in piena guerra mondiale, iniziò in Olanda a sottoporre alla dialisi extracorporea i pazienti affetti da insufficienza renale. Fino al 1945 i risultati furono scadenti, ma Pim continuò e alla fine vinse: oggi milioni di persone nel mondo gli devono decine di anni di vita.

L'emodialisi è stata anche un affare colossale: ogni dializzato tre volte la settimana utilizza filtri, tubazioni e soluzioni costose e non riutilizzabili.

La storia della medicina e della bioingegneria per decine e decine di anni ha cercato di replicare quel successo, senza di fatto riuscirci: quando un paradigma funziona bene non è assolutamente detto che proprio quel paradigma si possa ripetere.

Un simile errore si sta ripetendo in rete: nel passato qualcuno è riuscito a fare molti soldi semplicemente provocando un grande numero di iscrizioni e un traffico rilevante su di un sito. In realtà il numero di quelli che hanno fatto veramente i soldi così si conta sulle dita di una mano, e alcuni hanno avuto successo solo perché hanno venduto a qualcun altro che era ricco e che ha investito spesso però senza guadagnare da iniziative del genere.

Io qualche dubbio sulla equazione traffico = utili lo ho sempre avuto e lo ho spesso espresso, è di questi giorni un articolo di Financial Times che rivela come l'aspetto "social" del fenomeno WEB 2.0 non stia di fatto facendo guadagnare nessuno.

La cosa era abbastanza prevedibile. Fenomeni come Twitter hanno, per quanto attiene al modello di business, il seme della assurdità nell'idea stessa: io metto in piedi un servizio che a molti, moltissimi, piace, ma che nessuno vuole pagare. Lo porto avanti, cresce il volume in modo impressionante e non solo la gente continua a non voler pagare, ma si lamenta pure se i miei server vengono messi alle corde dall'imponente traffico.

Mi viene il dubbio che anche se aprissi una pizzeria gratuita dalle parti di casa mia il traffico diventerebbe imponente in breve tempo. La differenza è che se un guru andasse a una riunione di manager a dire che bisogna aprire una catena di pizzerie gratuite per avere un grande successo verrebbe banalmente e semplicemente fischiato mentre i guru della rete WEB 2.0 da anni dicono che bisogna aprire servizi gratuiti per fare traffico e guadagnare e sono applauditi, mentre chi, come spesso faccio io, chiede banalmente e semplicemente da dove arrivano questi soldi viene preso per cretino.

A costo di ripetermi chiedo a tutti i guru della rete: fino ad ora i soldi del social network non sono arrivati, arriveranno? Quando? Da chi?

bob

martedì, luglio 17, 2007

E non dite che non lo avevo detto...


Second life è sulla bocca di tutti, non crederci è stato fino ad oggi molto impopolare, ma uno studio Forrester riportato da Los Angeles Times sembra ridimensionare molto il fenomeno ed indica che chi ha creduto fosse una ottima occasione di marketing sta facendo, a fronte dei risultati, qualche passo indietro.

Da mesi vado dicendo che a me Second Life non convince e che credo sia uno di quei casi di moda auto-alimentata dal fatto che i giornalisti sono saltati addosso al fenomeno e ne parlano molto più di quanto la sostanza vera della cosa meriterebbe.

Da mesi vedo facce stupite: chi non mi conosce mi dice che forse sono troppo vecchio, chi mi conosce si stupisce che proprio io che ho spinto Skype e Google DOC quando ancora nessuno li usava mi riveli tanto poco entusiasta della nuova meraviglia della rete.

Punto Informatico riporta un articolo del Los Angeles Times che riporta una serie di dati che sembrano ridimensionare notevolmente il fenomeno SL. Sembra che degli otto milioni di utenti sbandierati sono una piccola parte sia attiva: la stragrande maggioranza ha fatto come me che mi sono iscritto, ho passeggiato per qualche giorno e poi mi sono stufato ed ho disinstallato tutto.

La decisione di importanti organizzazioni di aprire una presenza in SL sembra stiano rientrando perché alla fine l'unico vero risultato è stata la pubblicità iniziale.

Second life NON è un mondo alternativo, in ultima analisi è uno dei tanti strumenti di comunicazione che la rete ci mette a disposizione. L'approccio antropomorfo si presta molto bene per i giochi, è ottimo per i neofiti, ma non è certo la cosa migliore per fare cose serie perché ha il difetto di vincolare in modo del tutto ingiustificato uno strumento agilissimo alle dinamiche e ai limiti del mondo fisico.

Credo che piano piano i giornali troveranno qiualche cosa d'altro da spingere e il fenomeno si ridimensionerà molto e la nostra attenzione sarà rivolta verso qualche cosa di più serio, con buona pace dei profeti che ci avevano detto che non capire la "seconda vita" era sintomo di poca intelligenza.

Qualche esperimento...