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lunedì, febbraio 15, 2010

Stranezze di menti contorte?


Leggendo sul mio feed reader questo post del blog di Wolly sono rimasto molto colpito dal fatto che sembra, misteriosamente visto che non mi cita, una puntuale risposta a mio post sui guru autogenerati.

Non sono del tutto sicuro che il post si riferisca al mio sia perché farlo senza citare il post sarebbe demenziale, sia perché si parla delle idee di un "pensionato", situazione nella quale purtroppo io non mi trovo, anche se, lo confesso, mi piacerebbe tanto...

Ho cercato di rispondere sul blog, ma con un atteggiamento incredibilmente infantile Wolly ha messo in spam il mio brevissimo e cortesissimo commento ed ha addirittura aggiunto un update:
UPDATE: Messo in SPAM commento di un tale, credo si chiami Dadda, come da policy del mio blog,qui faccio quello che mi pare. Non mi piaceva il suo profumo.
Credo che l'atteggiamento si commenti da solo come si commenta da sola la patetica affermazione alla Emilio Fede, "un tale,  credo si chiami Dadda", visto che Wolly mi conosce benissimo, Emilio Fede probabilmente è uno dei suoi idoli da dichiarato leghista e difensore a oltranza di qualsiasi cosa faccia questo governo.

Nella sostanza quello che dice Wolly è verissimo, ma evidentemente non ha letto bene quello che io ho scritto.  Io non nego il fatto che una persona senza studi o senza particolare storia precedente possa avere una idea formidabile e realizzare qualche cosa di importantissimo: basta pensare a Edison...

Io non capisco come sia possibile che qualcuno che quella idea non la ha ancora avuta e che non ha ancora realizzato nulla si presenti sul palco di un convegno a fare il guru.

In altre parole Brin può fare il guru perché ha fatto Google, Steve fa il guru perché ha fatto la Apple, prima di fare le cose non andavano certo in giro a fare i guru come troppo spesso succede in casa nostra!

Intendiamoci non dico certo che chi ha idee non debba poter parlare e non debba essere messo in condizione di svilupparle, dico solo che prima di averle sviluppate dovrebbe dedicarsi a lavorare per ottenere qualche risultato e non a girare di palco in palco per spiegare la vita al prossimo.

bob

PS Wolly parlare di storia senza conoscerla porta a dire stupidaggini.  La storia di IBM e del Dos è totalmente diversa da quella che tu con grande fantasia riporti.  IBM in quegli anni era un grandissimo produttore anche di software. Quando si è trattato di sviluppare il suo personal andò a cercare qualcuno disposto a scrivere un sistema operativo, Gates accettò la commessa e scrisse per IBM il Dos.

domenica, febbraio 14, 2010

Il guru autogenerato...


Una volta li chiamavamo "esperti" e quando venivano presentati a un convegno o a una tavola rotonda erano preceduti da indicazioni sugli studi fatti e sui progetti realizzati nell'ambito del tema della riunione.

Il mondo della rete ha generato e venera una nuova forma di esperto: il "Guru", si tratta di esperti che sono diventati esperti molto spesso senza studi specifici e quasi sempre senza poter vantare alcuna iniziativa significativa e di successo nella materia di cui sono "Guru".

Scrivono sui loro blog ed investono moltissimo del loro tempo per farlo, il che è abbastanza facile se non si hanno grandi progetti da portare avanti. Te li trovi costantemente davanti sul palco, e solo sul palco ovviamente, agli incontri più disparati e improbabili.

Le presentazioni sono a dire poco patetiche: Pinco Pallino "blogger", Giovanni Rossi "social networker, ha 10000 contatti su Facebook e 9000 su Linkedin", Alfredo Verdi "esperto di Wordpress"...

Se hai sulle ginocchia un PC collegato e vuoi sapere chi mai sia quel signore che con tanta foga ti spiega cosa dovresti fare, dandoti tra l'altro molto spesso del cretino perché non hai ancora una Fan Page su Facebook (è lo stesso guru che qualche tempo fa preconizzava fallimento certo per le aziende che non fossero presenti in Second Life!), ti viene spontanea l'idea di cercare in rete un curriculum di questa persona.

Spesso scopri addirittura che l'esperto che ti trovi davanti è solo uno studente, magari intelligentissimo, ma con esperienze molto limitate. I veri guru disdegnano scuole e convegni scientifici: un notissimo guru, grande smanettone di un prodotto software molto usato dai blogger, ha scritto "università e congressi scientifici sono per i tromboni, l'unica cosa seria solo i barcamp" !?!?!

Qui i casi sono tre. Molto spesso pur attivissimi in rete questi signori non hanno pensato di mettere un proprio curriculum di studi e di attività su un sito. Altre volte il curriculum c'è, ma si scopre che il signore, probabilmente molto bravo nel suo lavoro, fa tutt'altro: più che di guru forse dovremmo parlare a questo punto di "hobbista", magari bravissimo intendiamoci, ma sempre hobbista. Nel terzo caso il guru ha un curriculum che di solito comincia con una autodefinizione di "gurucità" (si dice così l'essenza Kantiana dell'essere guru, un po' come la cavallinità indica l'essenza intrinseca, e ignota, del cavallo?), va avanti con partecipazione e incontri, con conferenze, con liste sterminate di social network nei quali il sedicente guru ha migliaia di amici e, in questo polverone, diventa difficile notare che questo signore fa il guru di professione ed è nato guru senza null'altro fare che parlare molto di un determinato argomento.

Il guru in genere non ha ambito, il che è abbastanza normale perché non avendo professionalità può spaziare in ogni argomento possibile del sapere umano senza tema di essere smentito. L'inventore della lampadina se si mette a fare il guru sul problema della vaccinazione antiinfluenzale non se lo fila nessuno, Brin se parla di allevamento di lombrichi non viene certo ascoltato. Il guru parla di tutto come se credesse di essere stato investito da un potere divino di onniscenza.

Il guru infine sottoscrive tutte le possibili iniziative e petizioni che possono avere una qualche probabilità di visibilità, lo fa per avere un'altra scusa per essere invitato al prossimo convegno...

Forse sarebbe più logico, prima di dare retta a qualcuno, cercare di capire come sia diventato tanto esperto nell'argomento del quale ci sta parlando! Certo i palchi dei convegni si svuoterebbero, ma la qualità ne guadagnerebbe non poco...

bob

mercoledì, dicembre 23, 2009

Mi chi vi ha nominato rappresentanti della rete?



Con l'aumento della visibilità della rete sono apparse persone, che per decenni non abbiamo mai visto qui, che si presentano con rappresentati della rete.

Chi li abbia nominati e delegati non è molto chiaro, chiederlo provoca spesso reazioni stizzite, chiedere chiarimenti non serve perché la spocchia di questi signori è impenetrabile, ma vanno, per esempio, in televisione a rappresentarci!

L'ultima fesseria è quella di proporre la incomprensibile Carta Etica Digitale come base da proporre a Maroni per dare alla rete delle regole.

La cosa è palesemente folle e molto pericolosa per il futuro della rete stessa nel nostro paese.  Il problema non è dare nuove regole, le regole ci sono già nei codici che regolano la convivenza civile, il problema è solo capire come renderle applicabili quando di usa uno strumento di comunicazione, perché Internet altro non è, dalle caratteristiche nuove.

La carta digitale, il termine è impropriamente usato per indicare in realtà la rete, prevede regole di interoperabilità, controllo delle fonti, "compilazione" (termine usato in modo fascinosamente misterioso): l'ultima cosa che chi ama la rete dovrebbe desiderare è che questi argomenti vengano regolamentati per legge!

Certo che vedere in rete, mondo ideale per la democrazia diffusa, gente che non rappresenta nessuno che si arroga il diritto di rappresentarci tutti è un po' bizzarro.

bob

venerdì, novembre 27, 2009

La cosa lunga non funziona...



Quando è uscito il volume "The long tail" di Chris Anderson la blogosfera nostrana lo ha osannato come fosse il nuovo verbo del marketing dei tempi della rete.

Per un certo periodo non si è parlato d'altro. Ricordo la sorpresa di Mantellini che andando a fare una conferenza in università aveva chiesto chi lo avesse letto e nessuno aveva alzato la mano.

Francamente, supponendo si trattasse di studenti di ingegneria gestionale, piuttosto che stupirmi perché non aveva letto "The long tail" mi sarei molto più stupito se non avessero letto "Strategic selling" o McLuhan!

Perché la teoria della coda lunga ha avuto tanto successo tra i blogger?

La mia teoria è che la gente è sempre pronta ad accogliere favorevolmente le teorie che fanno loro piacere: la coda lunga, se verificata, darebbe alla rete e alle opportunità di commercio online una potenzialità praticamente infinita e questo piace molto ai blogger. E' un poco quello che aveva capito molto bene il re del Piccolo Principe.

Qualche mese dopo l'uscita del volume una economista di Harvard ne aveva contestato le affermazioni: la coda lunga descrive bene un fenomeno, ma non è vero che i guadagni sono sulla parte sottile della coda, chi guadagna davvero è sempre chi sta nella parte sinistra.

Anderson rispose in modo molto confuso, la blogosfera ignorò completamente le contestazioni e la coda lunga rimase un cavallo di battaglia dei guru della rete.

In questi giorni "The economist" ha pubblicato un interessante articolo che dimostra la infondatezza di una buona parte della teoria di Anderson.

Dai guru di casa nostra solo un imbarazzante silenzio...

bob

giovedì, novembre 26, 2009

Avere o essere...




Alla fine degli anni settanta questo libro era diventato una gran moda: Fromm identificava due diversi modi di concepire la vita e le cose, presenti entrambi, ma in diverse proporzioni, in ciascuno di noi.

Da qualche tempo osservo la rete sociale, blog, facebook, e friendfeed, e leggo molto più di quanto non scrivo perché sto cercando di farmi una idea di dove vada a parare questo fenomeno e di quanto social resterà in rete nel futuro.

Qualche tempo fa dicevo che non capisco quelli che lasciano messaggio molto personali e di scarsissimo interesse per me e credo per larga parte dei navigatori. "Questa sera mangio i fagioli con le cotiche", "Non ho fatto colazione", spesso anche piuttosto criptici "Sono cose", "E' il momento", "Il dado è tratto!".

Continuo a non capire queste uscite, ma certamente queste persone fanno parte di quelle che la rete la amano, che sono qui per passione, che vogliono dialogare e costruire qualche cosa.

Sono quelli che nella categorie di Fromm starebbero dalla parte dell'essere.

Dall'altra parte ci sono quelli che della rete hanno bisogno, che la usano per ottenere qualche cosa, per sentirsi qualcuno. Fromm li metterebbe nella categoria dell'avere.

La caratteristica peculiare è quella di non cercare un dialogo, ma una esposizione mediatica, illudendosi spesso che la esposizione in rete possa avere gran valore al di fuori del mondo autoreferenziato dei blog e delle social network.

Postano tutti i giorni, anche più volte al giorno, postano l'intero testo dei loro thread sui blog e su facebook e li segnalano più volte su FF e Twitter.

Periodicamente riempiono di "like" i propri thread quando nessuno commenta e scendono di livello: la cosa è comica perché pensare che uno scriva un testo che non gli piace risulta in poco bizzarro.

Di solito partecipano alle discussioni che ne scaturiscono solo quando i messaggi sono positivi, se qualcuno non è d'accordo spariscono...

Fanno i guru della rete, ma è evidente che non ne hanno capito minimamente lo spirito!

bob

martedì, marzo 10, 2009

Lo ha detto il Guru...



Leggendo le reazioni dei blogger  all'incontro con Cory Doctorow resto un poco sconcertato.

Intervistato da  Luca Sofri sul futuro del business Cory ha risposto parafrasando "The long tail":

“No, nel senso che non ci saranno più pochi grandi che otterranno guadagni enormi, come avveniva per la musica. Ma sarà lo stesso un business, un altro tipo di business, con guadagni più distribuiti e meno spese di intermediazione”


La blogosfera ha fatto "Ohhhh!".

Come sempre nessuno ha osservato come la teoria di Anderson sia stata da tempo messa in discussione da studi  scientifici molto bel documentati che dimostrano, numeri alla mano, che la coda si sta allungando in una sottilissima fila di  protagonisti del mercato che sono così piccoli da essere sostanzialmente insignificanti, la testa resta e chi guadagna è comunque nella testa.

Del resto questa osservazione è il cavallo di battaglia usato da chi vuole dimostrare che le major guadagnano sempre moltissimo anche in un mondo di pirati informatici.

Qualche volta temo che si stia vivendo un pericoloso momento nel quale i dilettanti troppo spesso si addentrano, in modo non critico e quasi mai documentato, in ambiti che non conoscono ottenendo grande ascolto e vasta divulgazione solo perché mostrano una ipotesi di futuro che piace a chi li riporta.

Forse tornare con i piedi per terra e cercare di non farsi troppo influenzare da sogni e desideri sarebbe saggio.

Del resto spesso critichiamo i giornalisti troppo generalisti e poi diamo retta a blogger che parlano di ogni argomento dello scibile umano: ha senso?

bob

lunedì, marzo 09, 2009

Rimpiangere Andreotti, ma ce la siamo voluta...


Non sono mai stato democristiano e delle idee di Andreotti ne ho condivise veramente poche, ma devo dire che leggendo le puerili stupidaggini che spesso appaiono in rete ad opera di qualche politico rimpiango persone come lui che parla e scrive (benissimo) di cose che conosce e che se non le conosce se le fa spiegare da un esperto, vero e non farlocco come succede oggi troppo spesso.

La ineffabile  onorevole Gabriella Carducci , reduce dalle figuracce fatte nel mondo dei fisici, è partita lancia in resta contro quel mondo strano, ed evidentemente per lei misterioso, che chiamiamo Internet.

Non mi addentro nei particolari perché ci sono persone molto più esperte di me che lo stanno facendo, ma vorrei osservare come per la natura stessa della rete affermare che "la presente legge si applica a tutte le attività di accesso alla Rete internet effettuate a partire da - e per il tramite di - apparati informatici e infrastrutture fisicamente presenti nel territorio della Repubblica italiana" significa di fatto volere normare l'intera rete perché per la sua stessa natura non sarò mai possibile dimostrare che un pezzettino di una pagina richiamata da qualcuno in qualsiasi parte del mondo si trovi non  passi da un qualche apparato installato sul territorio della Repubblica Italiana.

Va detto che leggendo i documenti della Carlucci mi viene da pensare che ce la siamo voluta non solo perché gli italiani la hanno votata per il Parlamento, ma anche grazie alle idiozie che da tempo molti guru di casa nostra vanno dicendo e scrivendo.  Come fa giustamente notare Quintarelli la rete non è un altro luogo, ma uno strumento di comunicazione normato dalle norme che già regolano la civile convivenza dei cittadini di uno stato di diritto.

Ricordate quando invece qualcuno andava dicendo che esistono cittadini "analogici" e cittadini "digitali".  A parte il fatto che è un uso comunque assolutamente sbagliato dei termini, questi discorsi hanno portato qualche sprovveduto onorevole a pensare che si trattasse di un mondo nuovo che richiede nuove normative.

Quanto poi all'intervento  di Davide Rossi all'incontro alla Camera dei deputati devo dire che certe uscite non fanno onore al luogo dove si trovava e vorrei ricordagli che di tutte le tecnologie all'inizio qualche sprovveduto ha detto che non servavano a nulla, cinema e dischi compresi.

bob

PS prima che la Carlucci scriva una proposta di legge per vietare che i programmi di elaborazione di testi registrino nei file le informazioni sull'autore vorrei farle presente che esistono modi semplicissimi per cambiare quel nome o se preferisce per cancellarlo.

lunedì, gennaio 05, 2009

Lui, lei, l'altro non vuole. Lieto fine!


Negli anni della mia adolescenza a Milano c'era un giornale del pomerigio, La notte, che nell'ultima pagina riportava i programmi delle sale cinematografiche. Ogni film era illustrato da una telegrafica indicazione della trama, tanto telegrafica da risultare, come nel caso de "I promessi sposi", deliziosamente surreale. Impagabile, mi è rimasta in testa per tutta una vita:
Lui, lei, l'altro non vuole. Lieto fine!
Quelle trame mi vengono in mente quando sento guru della rete a qualche congresso e quando leggo su colti blog e articoli di giornale citazioni di McLuhan riducendolo tutto a:
Il medium è il messaggio.
Il volume, Understanding Media: The Extensions of Man, intorno alla pagina 45 dove fa quella affermazione ne ha altre 330 che vale la pena di leggere e che cotengono altri concetti molto interessanti, anche se meno traducibili in una frasetta ad effetto.

In realtà, tra l'altro, McLhan non afferma che il medium è il messaggio, sarebbe una affermazione idiota, McLuhan in un mondo che era tutto teso a guardare i contenuti ha osservato che lo strumento che viene usato per trasmetterli li infuenza in modo non banale. Si tratta certamente di un concetto forte, ma non è certo il più interessante del volume.

bob

mercoledì, novembre 12, 2008

Guru di casa nostra...


Fino a ieri ne conoscevo due, da ieri ne conosco tre, il fenomeno mi pare di dimensioni rilevanti.

Parlo dei "guru" della rete, quelli che si guadagnano da vivere qui e andando in giro a dire alle aziende che cosa devono fare, che non sanno una parola di inglese!

Ma come diavolo fanno a occuparsi di cose di rete senza conoscere la lingua della "perfida Albione"?  Non sono mai stati a un congresso all'estero?

La cosa più divertente è che tutti e tre definiscono la loro qualifica e la loro attività con termini rigorosamente in inglese...

Un'altro fenomeno mi pare interessante: in rete di due di questi guru opinionisti non si trova un curriculum vitae a cercarlo con il lanternino e l'unico che ha un curriculum non fa cenno agli studi che ha fatto.

Non credo siano atteggiamenti professionali.

bob

sabato, settembre 27, 2008

Il pericoloso neoilluminismo dei guru della rete...

Ogni tanto mi capita di leggere o di ascoltare qualche entusiasta di Internet che si è posto come obiettivo nella vita la evangelizzione del popolo che non conosce la rete e che peraltro diciamocela spesso vive benissimo senza conoscerla ed usarla.

Alcuni atteggiamenti mi ricordano il neoilluminismo tecnologico che ha imperversato nel pianeta nel periodo a cavallo del diciottesimo e diciannovesimo secolo: tutto quello che veniva dalla tecnologia era considerato buono e utile per definizione.

Si arrivà a distribuire prodotti radioattivi come soluzione di ogni male, con risultati devastanti.

Intendiamoci lo sviluppo delle tecnologie ha migliorato certamente le cose ed è uno dei principali fattori che ha portato a un aumento sostanziale della vita media e della qualità della vita stessa, ma problemi ci sono, vanno conosciuti e vanno risolti.  Fare finta che in qualsiasi cosa tutto sia buono e utile è una pessima strategia di evangelizzazione perché i problemi poi la gente li vede e si perde ogni credibilità.

Se vogliamo davvero evangelizzare dobbiamo illustrare anche i problemi e le soluzioni possibili e non dobbiamo dare per scontato che chi non ha il nostro stesso entusiasmo sia per definizione un cretino, perché non è vero!

La rete è fantastica, ma si può vivere benissimo anche senza la rete ed è una scelta che va rispettata.  Io per decenni non ho avuto la televisione, la gente si stupiva e mi chiedeva come mai e quando osservavo che sarebbe stato più logico chiedere a chi la aveva come mai la avesse mi guardavono come un marziano scuotendo la testa.

Ogni tando quando osservo in nuovi guro arringare le folle li vedo, ma nelle orecchie sento la Dulcamara, il medico dell'Elisr di lunga vita di Donizzetti decantare il suo "specifico"...

bob

PS per chi non lo conoscezze ecco il gustosissimo testo, cantato poi è fantastico.

Udite, udite, o rustici
attenti non fiatate.
Io già suppongo e immagino
che al par di me sappiate
ch'io sono quel gran medico,
dottore enciclopedico
chiamato Dulcamara,
la cui virtù preclara
e i portenti infiniti
son noti in tutto il mondo... e in altri siti.
Benefattor degli uomini,
riparator dei mali,
in pochi giorni io sgombero
io spazzo gli spedali,
e la salute a vendere
per tutto il mondo io vo.
Compratela, compratela,
per poco io ve la do.
È questo l'odontalgico
mirabile liquore,
dei topi e delle cimici
possente distruttore,
i cui certificati
autentici, bollati
toccar vedere e leggere
a ciaschedun farò.
Per questo mio specifico,
simpatico mirifico,
un uom, settuagenario
e valetudinario,
nonno di dieci bamboli
ancora diventò.
Per questo Tocca e sana
in breve settimana
più d'un afflitto giovine
di piangere cessò.
O voi, matrone rigide,
ringiovanir bramate?
Le vostre rughe incomode
con esso cancellate.
Volete voi, donzelle,
ben liscia aver la pelle?
Voi, giovani galanti,
per sempre avere amanti?
Comprate il mio specifico,
per poco io ve lo do.
Ei move i paralitici,
spedisce gli apopletici,
gli asmatici, gli asfitici,
gl'isterici, i diabetici,
guarisce timpanitidi,
e scrofole e rachitidi,
e fino il mal di fegato,
che in moda diventò.
Comprate il mio specifico,
per poco io ve lo do.
L'ho portato per la posta
da lontano mille miglia
mi direte: quanto costa?
quanto vale la bottiglia?
Cento scudi?... Trenta?... Venti?
No... nessuno si sgomenti.
Per provarvi il mio contento
di sì amico accoglimento,
io vi voglio, o buona gente,
uno scudo regalar.

Coro
Uno scudo! Veramente?
Più brav'uom non si può dar.

Dulcamara
Ecco qua: così stupendo,
sì balsamico elisire
tutta Europa sa ch'io vendo
niente men di dieci lire:
ma siccome è pur palese
ch'io son nato nel paese,
per tre lire a voi lo cedo,
sol tre lire a voi richiedo:
così chiaro è come il sole,
che a ciascuno, che lo vuole,
uno scudo bello e netto
in saccoccia io faccio entrar.
Ah! di patria il dolce affetto
gran miracoli può far.

mercoledì, maggio 28, 2008

Social network, ma i soldi quando arrivano?

Il signore al centro nella foto è Willem Johan Kolff un medico olandese che ho avuto il piacere e l'onore di frequentare molti anni fa in Utah quando mi occupavo di macchine per il supporto alla vita. Kolff è il signore che nel 1943, in piena guerra mondiale, iniziò in Olanda a sottoporre alla dialisi extracorporea i pazienti affetti da insufficienza renale. Fino al 1945 i risultati furono scadenti, ma Pim continuò e alla fine vinse: oggi milioni di persone nel mondo gli devono decine di anni di vita.

L'emodialisi è stata anche un affare colossale: ogni dializzato tre volte la settimana utilizza filtri, tubazioni e soluzioni costose e non riutilizzabili.

La storia della medicina e della bioingegneria per decine e decine di anni ha cercato di replicare quel successo, senza di fatto riuscirci: quando un paradigma funziona bene non è assolutamente detto che proprio quel paradigma si possa ripetere.

Un simile errore si sta ripetendo in rete: nel passato qualcuno è riuscito a fare molti soldi semplicemente provocando un grande numero di iscrizioni e un traffico rilevante su di un sito. In realtà il numero di quelli che hanno fatto veramente i soldi così si conta sulle dita di una mano, e alcuni hanno avuto successo solo perché hanno venduto a qualcun altro che era ricco e che ha investito spesso però senza guadagnare da iniziative del genere.

Io qualche dubbio sulla equazione traffico = utili lo ho sempre avuto e lo ho spesso espresso, è di questi giorni un articolo di Financial Times che rivela come l'aspetto "social" del fenomeno WEB 2.0 non stia di fatto facendo guadagnare nessuno.

La cosa era abbastanza prevedibile. Fenomeni come Twitter hanno, per quanto attiene al modello di business, il seme della assurdità nell'idea stessa: io metto in piedi un servizio che a molti, moltissimi, piace, ma che nessuno vuole pagare. Lo porto avanti, cresce il volume in modo impressionante e non solo la gente continua a non voler pagare, ma si lamenta pure se i miei server vengono messi alle corde dall'imponente traffico.

Mi viene il dubbio che anche se aprissi una pizzeria gratuita dalle parti di casa mia il traffico diventerebbe imponente in breve tempo. La differenza è che se un guru andasse a una riunione di manager a dire che bisogna aprire una catena di pizzerie gratuite per avere un grande successo verrebbe banalmente e semplicemente fischiato mentre i guru della rete WEB 2.0 da anni dicono che bisogna aprire servizi gratuiti per fare traffico e guadagnare e sono applauditi, mentre chi, come spesso faccio io, chiede banalmente e semplicemente da dove arrivano questi soldi viene preso per cretino.

A costo di ripetermi chiedo a tutti i guru della rete: fino ad ora i soldi del social network non sono arrivati, arriveranno? Quando? Da chi?

bob

giovedì, marzo 06, 2008

Dove sono i profeti di Second Life?


Quando, in tempi non sospetti, a fronte di un entusiasmo giornalistico esagerato sul futuro di Second Life ponevo qualche dubbio sul vero valore del gioco sono stato fatto a pezzi da una serie di profeti che affermavano il mondo virtuale essere il vero futuro della rete.

Oggi, giustamente, non ne parla più nessuno perché altro non è che uno dei tanti possibili giochi che la rete ci può mettere a disposizione.

Le isole delle aziende e della pubblica amministrazione sono, come era prevedibile, assolutamente deserte semplicemente perché l'interfaccia antropomorfa (quella che mima le realtà) non è comoda e non offre alcun reale beneficio rispetto alla pagina WEB. Chissà se ai guru che sono andati nelle riunioni profumatamente remunerati per convincere imprese e pubbliche amministrazioni a fare la loro isola hanno chiesto non dico i danni, ma almeno la restituzione degli emolumenti?

Certo restano piene le isole dove si offrono servizi di natura sessuale. Personalmente per me risulta un vero mistero come ci si possa divertire guardando un avatar fare sesso con un altro avatar, ma chissà forse sono solo troppo vecchio per capire queste cose. Per me il sesso continua ad essere un fatto di atomi...

Il diagramma che riporto viene dal sito di Linden lab e credo sia molto eloquente: il dollaro di Second life dopo essere salito è oggi precipitato ad un valore inferiore a quello iniziale ed ha un andamento lineare:. L'economia di Second Life è morta da tempo.

Sapete dove sono molti dei profeti?

Lo so sembra incredibile, ma sono ancora sul palco: hanno smesso di parlare di Second life, ma continuano imperterriti a sdottorare su WEB 2.0 (un concetto che io continuo a non capire e del quale nessuno mi ha dato ad oggi una definizione coerente) e di differenza tra essere analogici ed essere digitali. E qualcuno paga pure per starli a sentire!

bob

PS ho usato la assurda contrapposizione tra analogico e digitale solo perché lo fanno loro per definire chi conosce e usa la rete e chi ne sta fuori. E' un concetto assolutamente errato perché se dovessi dire quale sia stato il vero grande cambiamento delle rete negli ultimi venti anni direi che è stata proprio la sua capacità di passare da strumento capace di veicolare solo dati digitali a strumento che, pur usando nel suo intimo un protocollo digitale, presenta contenuti che noi percepiamo come analogici. Quando ho tempo vedo di illustrare meglio questo concetto...

lunedì, novembre 05, 2007

Second Life per le aziende? Ma dove?



Dove sono gli utenti di Second Life. Più facile dire dove NON sono: nelle isole delle società e delle organizzazioni pubbliche.
Non è andata come prevedevano i guru dalla slide facile...

"La nube purpurea" di Matthew Phipps Shiel è un bellissimo romanzo di fantascienza scritto nel 1901. Racconta della estinzione della umanità ad opera di una nube velenosissima, il protagonista si salva perché è su una nave al Polo Nord chiuso in cella. Il romanzo dipana gli eventi del suo viaggiare in un mondo ancora perfettamente efficiente, ma senza vita. Se amate la fantascienza e non lo avete letto è il romanzo giusto per voi.

Da qualche settimana passeggio per Second Life per avere una idea si questa iniziativa dall'indubbio successo: i visitatori non sono i sei milioni che qualcuno si è venduto nelle sue slide nel passato, ma ci sono sempre dai trenta a cinquantamila avatar.

In realtà ero entrato per visitare la fantasmagorica isola che il comune di Milano aveva promesso on line per il 12 settembre, ma non la ho trovata.

Sono andato nei vari siti di società che ci hanno creduto e che avevano fatto della cosa grande pubblicità qualche mese or sono e li ho trovati tutti sempre totalmente vuoti o frequentati da un avatar solo soletto che mi ha ricordato il povero protagonista de "La nube purpurea".

Del resto anche le statistiche del traffico che Second Life riporta parlano abbastanza chiaro

Guardiamo qualche numero rilevato ieri sera:

Telcom Italia ICT Services 10,
IBM Italia 90,
Istituto Italiano di Cultura (Ministero Affari Esteri) 139,
Gabetti la società immobiliare 286,
Reuters la società di informazioni finanziarie 468.

Tanto per avere un metro di paragone:

ManetteMatte ha un indice di traffico di 9.159
Orgy Island di 68.000.

Dove sono oggi i Guru che hanno consigliato le aziende a fare investimenti anche non irrilevanti per comperare e realizzare isole in Second Life?

Da Gabetti dopo molte infruttuose visite ho trovato ieri un rappresentante e un cliente.

Mi sono fatto avanti ed ho chiesto via IM se potevo avere una informazione.

Risposta: "Un attimo finisco con il signore e sono da lei"

Attendo il mio turno, chiedo una informazione. Risposta "Un attimo guardo sul sito e le dico..."

Mia risposta "Guardi che sul sito ci posso andare anche direttamente da solo. Grazie e buona sera".

Lascia un po' straniti il fatto che un rappresentante on line non sia capace di conversare con due avatar nello stesso momento: quando io andavo in chat tenevo attive anche sei finestre contemporaneamente e chattavo con sei persone usando spesso sei diverse personalità!

Il fatto poi che si finisca comunque sul sito dimostra chiaramente che la pagina web è, in moltissime circostanze, molto più facile da usare della vita virtuale in quanto libera dalle limitazioni che gli atomi ci impongono.

Certo per il sesso virtuale le cose possono essere diverse, ma io non lo capisco, forse sono troppo vecchio, ma in quella situazione ho ancora bisogno degli atomi...

bob

venerdì, luglio 27, 2007

Addio "paperless", benvenuta "less paper"...


Si torna a parlare di sparizione della carta, ma siamo proprio sicuri che ciò che si è previsto venti anni fa e non si è avverato si possa davvero avverare oggi?
Io ho in materia molti dubbi...

I soprannomi quando sono azzeccati diventano più forti del nome. Qualche anno fa soprannominai un collega greco, presentatosi ad una riunione con scarpe color zafferano, scarpigiallis. A distanza di anni l'altro giorno a un convegno cercavo di ricordare il vero nome con un ex collega, ma non ci siamo riusciti: per tutti e due è solo scarpigiallis.

Nei primi anni settanta lavoravo in una società e mi occupavo di processi elettrochimici per la produzione di idrogeno ad alta pressione per elettrolisi dell'acqua. Avevamo un centro di calcolo, come li chiamavano allora, piuttosto grande perché dovevamo tenere costante traccia di tutti gli elettrodi speciali in titanio che avevamo installato in giro per il mondo.

Un giorno arrivò negli uffici il nostro rappresentante IBM, un distinto signore un po' pelato e vestito in perfetto stile IBM di allora: pantaloni grigi, camicia bianca manica corta e taschino, cravatta nera larga tre centimetri e ferma-cravatta con la scritta "THINK". Si presentò raggiante con un documento che ci annunciava la nascita del "paperless office".
Ci credeva e tornò alla carica con una costanza degna di miglior causa tanto da guadagnarsi il soprannome di paperolesso!

La tanto sbandierata rivoluzione semplicemente non è avvenuta: certo un po' di carta di è evitato di usarla, ma la carta resta un efficace ed usatissimo strumento per la trasmissione e la conservazione delle informazioni.

Diciamocelo la carta è comodissima. Non richiede alimentazione di sorta, offre un contrasto che lo schermo del calcolatore nemmeno si sogna, si può ritagliare, mettere in ordine nelle cartellette, si legge e si scrive con efficacissimi marcatori basati sulla struttura del carbonio amorfo che costano meno di 50 centesimi e durano un sacco di tempo...

L'idea del paperless sta tornando in auge con la rete e i guru, dimentichi del fallimento della previsione di un ufficio totalmente privo di carta, invece di analizzare i motivi del fallimento delle loro previsioni si lanciano a farne altre ipotizzando addirittura la sparizione imminente del giornale cartaceo e addirittura dei libri a favore delle tavolette da lettura.

Da maniaco delle tecnologie quale sono ho provato un po' di tutto, molte informazioni le reperisco il rete (ma quelle importanti o complesse di solito le stampo prima di studiarle), la posta è oramai per me esclusivamente elettronica (tranne quando mando le cartoline alla mia bambina) ed i miei blog sono ovviamente paperless, ma ancora amo il fruscio del giornale, amo strappare gli articoli ed amo ritrovarli nella pagine di un libro anni dopo, adoro un volume ben rilegato che faccio mio con appunti a margine...

Ebbene francamente io credo che sbaglino ora come sbagliavano ieri: certo molto dalla carta passa alla rete, ma io mi vedo tra una ventina di anni ancora qui a sfogliare un bel giornale lottando contro il vento profumato della Costa Azzurra che cerca di portarmelo via!

Forse davvero dovremmo piantarla di parlare di paperless, ma cominciare a parlare di less paper.

bob

PS la storia ha un risvolto grottesco: paperolesso, il rappresentante IBM paladino della morte della carta, era anche un famosissimo collezionista di francobolli, uno dei massimi esperti al mondo di francobolli tematici. Ebbene qui in Francia una forma di carta è sparita davvero. I francobolli sono sostituiti da buste che si comperano all'ufficio postale pagando anche la tassa di spedizione.
La cosa è comodissima e tra poco credo dovremo dire addio proprio ai francobolli...

Qualche esperimento...