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lunedì, aprile 13, 2009

Non serve un codice etico, basterebbe un minimo di serietà!


Questa mattina ho ricevuto la mail di un mio studente che mi segnalava il filmato che vedete qui sopra e che critica, devo dire in modo non proprio documentatissimo, alcuni miei post.

Ne sono andato a cercare l'autore e devo dire che non mi sono stupito: si tratta di quel "Luca Sartoni" noto a questo blog per attacchi non proprio composti a miei amici (Di Calzolari disse in un commento, di cui in seguito si scusò,: "Roberto, mcc è un reggipalle. Non gode di alcun credito e viene evitato come le verruche da tutti quelli che lo incontrano.") e mi ha attaccato in modo violentissimo solo perché ho osato dire che avere chiamato "Social" una riunione tra amici era solo un uso modaiolo del termine fatto da qualcuno che aveva violentemente criticato Camisani Calzolari per un atteggiamento identico.

Ebbene io credo che una persona seria che mette qualcuno in una rubrica che riporta il peggio della rete dovrebbe non dico motivare quello che dice, ma almeno farlo sapere all'autore dei post dileggiati in modo che possa rispondere.

Quanto a quello che si dice nei post citati resto dello stesso parere e sono ovviamente pronto a discuterne con chilo volesse fare seriamente e non con una vaga e immotivata citazione.

Ogni tanto si parla di codice etico per la rete, io sono sempre più convinto che non serva: basterebbe applicare le normali regole di civile convivenza che evidentemente qualche ragazzino un poco spocchioso non ha ben imparato.

bob

lunedì, dicembre 01, 2008

Le code di paglia bruciano!


Qualche giorno fa, parlando della iniziativa Nanosocial mi sono permesso di fare due osservazioni:

1) opinavo l'uso nel nome di un termine di gran moda, "social", in un evento che con il "fenomeno social" che la rete vive in questi giorni non ha alcun legame e che di conseguenza da l'impressione che sia stato scelto per pura moda.

2) dichiaravo che personalmente un format che prevede che io mi muova da casa per due giorni della mia vita per andare a sentire qualcuno che parla per un tempo brevissimo di un argomento a priori ignoto seguito da una ancora più breve discussione a me pare, lo ripeto personalmente, poco appetibile.

La cosa ha dato luogo a un animato dibattito senza che nessuno dei sostenitori della correttezza nella scelta del nome entrasse minimamente, purtroppo, nell'argomento.

Discussioni normali, stupidi tentativi di interromperle dicendo che non servono (se non servono basta non partecipare) poca sostanza insomma.

Questa mattina un attacco frontale sul blog di Sartoni:

Ognuno ha i commentatori che si merita

Frap show @ Roberto Dadda’s blog
Che poi il blog lo facevano anche i sumeri sulle tavolette d’argilla, ma sti fighetti contemporanei vogliono dare nomi nuovi alle cose vecchie. Questa pratica è deleteria e pericolosa, pare che abbia fatto estinguere i dinosauri…
Caro Luca credo che tu abbia finito il percorso di questa discussione maluccio: prima contesti la cosa, senza peraltro entrare mai nel merito, poi sostieni assurdamente che parlo per sentito dire come se per parlare di qualche cosa bisognasse per forza averla vissuta (articoli sulla morte non ne potrebbe, secondo la tua tesi, scrivere nessuno!) e poi con il classico stile della reazione infantile passi al dileggio, ultima arma di chi ha pochi argomenti.

Sai cosa faccio?

Sulla idiozia dei Sumeri non ti rispondo perché uso la filosofia di George Bernard Shaw che diceva "quando qualcuno pone una argomentazione stupida meglio non discutere, le argomentazioni stupide si uccidono da loro, discutendo non potresti che aiutarle".

Sulla scelta del nome "social" ti faccio rispondere da un tale Sartoni, che parlando del MarketingCamp di Camisani lo attaccò, insieme a me con argomentazioni IDENTICHE a quelle che ti hanno fatto oggi tanto innervosire!


E' per puro caso tuo parente?

Mi piace immaginare che sia tuo cugino perché giudicherei troppo offensivo sottolineare una incoerenza così palese.

Qualche estratto degli interventi del cugino di Sartoni con il link all'intero post in modo che non si dica che traviso facendo ritagli:

blog di Marco

Citando un meravigliosa battuta di Luttazzi:
C’è un posto per te al MarketingCamp, il mio!!!
Fate pure gli esploratori digitali e le giovani marmotte, ma io ad un camp su invito faccio a meno più che volentieri.
Tra l'altro qui tuo cugino dimostra una certa ignoranza perché non sa che i "camp" sono nati strettamente a inviti e tra l'altro con argomento fissato, solo successivamente è passata l'idea del "viene chi vuole e ci parla di quello che vuole!".
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No guarda, io i nomi non li storpio proprio. Io dico che se dal principio aveste detto che usavate camp perchè tirava, o perchè vi andava di farlo e basta, allora non ci sarebbero stati problemi. La gente lo sa e si regola di conseguenza. Ma il fatto è che vi siete pure voluti caricare di significati è proprio fastidiosa. La cosa che mi ha dato fastidio più di tutte è che non riuscite ad ammettere le vostre intenzioni. Ho sempre organizzato eventi e ogni volta ho passato giorni a scegliere il nome perchè da quello si potesse trarre l’idea di fondo. Voi usate camp perchè fa figo ma non volete ammetterlo. Mi rendo conto che sia più facile lamentarsi e sentirsi poverini, leccandovi le ferite a vicenda. Inoltre, continuate a guardare il dito, inerpicandovi sull’origine dei nomi. Qui l’origine conta poco. Conta il fatto che diversi gruppi autogestiti hanno organizzato eventi caricandoli di significati sociali e in italia hanno preso il suffisso camp. Poi c’è stata una evoluzione diversa da altri paesi. Ormai abbiamo preso una strada caratterizzata dalla nostra cultura. Adesso voi volete fare i puristi e riprendervi un significato che non è mai stato vostro (e neanche nostro) e volete pure fingere di interessarvi all’essenza o all’etimo. ***omissis ***
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Certo che arrivare a citare la genesi del barcamp, le sacre scritture, fare citazioni edotte per non voler ammettere di aver scelto un nome perchè faceva fico, è veramente fanciullesco come comportamento.
"Social" oggi non è, come dice tuo cugino, "fico"?

E' interessante questo tuo cugino perché usa contro il MarketingCamp di Camisani argomenti IDENTICI a quelli che uso io per contestare la validità e la opportunità di usare "social" perché va di moda in un classico seminario!
Caro Luca vedi a questo tipo di attacchi uno che è in rete dagli anni settanta, quando le flame erano flame vere, è abituato, ma mi danno sempre un poco di fastidio perché sarebbe tanto bello poter discutere dei contenuti e dei concetti senza che la infantile permalosità che oggi pervade purtroppo la rete trasformi tutto in un gran polverone.

Ti lascio una idea per la settimana, io mediterei su questa voce del De Mauro:
co|e|rèn|za
s.f.
CO
1 fedeltà di una persona ai propri principi, conformità costante tra le sue parole e le sue azioni: dare prova di c., un uomo di grande c.
2 non contraddittorietà sul piano logico di un ragionamento, di un discorso e sim.: la c. di un pensiero, di una teoria filosofica

Per te e per tutti gli altri che sembrano non condividere la importanza di un adeguato uso dei nomi per identificare i fenomeni consiglio, come faccio ogni anno con i miei studenti, una attenta rilettura dei Mc Luhan...

bob

martedì, novembre 25, 2008

E lo spazzino divenne "operatore ecologico"... ATTO II

Luca Sartoni in risposta al mio recente post sui nanosocial mi scrive nei commenti:
Caro Roberto, per non farti fare la figura di quello che parla per sentito dire e di cose che non conosce, abbiamo pensato di estendere anche a te l'invito per il Nanosocial.

Non è mai stata nostra pretesa essere innovativi nella formula o nel nome ma semplicemente efficaci nella sostanza.

Alla fine dei due giorni di Nanosocial possiamo essere sicuri di aver conosciuto gli altri partecipanti avendo maggiori possibilità di interscambio culturale, intellettuale e personale rispetto ad altri eventi molto più partecipati.

Non abbiamo mai avuto l'intenzione di scoprire l'acqua calda e la tua partecipazione ci farebbe davvero piacere.

Alle persone che partecipano viene richiesto un poco di impegno perchè parlare davanti agli altri non è facile, così come spostarsi per tre giorni da casa e pagare di tasca propria le spese dell'esperienza.

Confidiamo nella tua partecipazione, anche per fare in modo che la prossima volta tu possa parlare di qualcosa per esperienza diretta e non per opinione preconcetta.

Ciao
Caro Luca, ti ringrazio per l'invito, ma, come ti ho già scritto, problemi di salute per fortuna ora risolti mi scosigliano di mettermi in viaggio per una città tra l'altro che amo moltissimo. Vorrei comunque chiarire il mio pensiero.

Tu cominci e finisci il tuo commento con una cosa che evidentemente ti sta molto a cuore sottolineare: mi accusi di parlare per sentito dire di cose che non conosco.

Vedi non è che per parlare o per esprimere giudizi su qualche cosa è necessario averla vissuta in prima persona perché se seguissimo il tuo ragionamento potrebbe essere oncologo solo chi ha avuto un tumore e potrebbero entrare nella squadra omicidi solo agenti che hanno ucciso qualcuno. I fenomeni possono essere giudicati anche dall'esterno per quello che se ne conosce e per come si presentano. Del resto anche tu se ti invitassero al congresso dei neonazisti bavaresi o dei pedofili neozelandesi probabilmente, ponendo un giudizio che tu definiresti preconcetto, non ci andresti. O no?

Il concetto che io voglio esperimere è molto banale: voi, come molti altri in rete, avete dato a una cosa normalissima un nome bizzarro e questo ha fatto si, non so se fosse nelle vostre intezioni o meno, che molti la abbiano ammantata di grande novità.

Leggo sul Sole, non sul bollettino della parrocchia, ma sul maggiore quotidiano economico italiano:
La prima è forse quella di definire, con parole nuove, cosa sia e come funzioni comunicare la conoscenza.


contemporaneamente attore e ascoltatore dei dibattiti in corso


Dopo i barcamp i Nanosocial potrebbero essere un passo ulteriore nella direzione della distribuzione delle conoscenze.


si sperimentano nuovi strumenti per esplorarlo meglio

Ebbene io sostengo molto semplicemente che stiamo dando un nome nuovo a cose che si fanno da sempre! Questo non toglie evidemente nulla al loro valore, è un ragionamento su un altro piano.

A questo aggiungo che a me il format non convince, ma si tratta di un parere assolutamente personale. Ascoltare qualcuno su argomenti del tutto casuali a me sembra francamente una grande perdita di tempo.

Il fatto che questo possa servire a qualcuno per vincere la ritrosia e il timore che prova nel parlare in pubblico sarà pure vero, ma i corsi per imparare a parlare in pubblico li faceva Maurizio Costanzo trent'anni fa e se ne fanno credo ancora molti.

Vero è infine che per partecipare la gente fa uno sforzo, ma questo non aggiunge nulla al valore della cosa: è la matrice cattolica diffusa in Italia che ci fa pensare che se qualche cosa è faticoso è per definizione positivo, il "fioretto" di buona memoria...

bob

Qualche esperimento...