
In questi giorni sul blog di Camisani in una discussione che potrebbe essere molto interessante sul modello di business che sta dietro i siti di condivisione di filmati come youtube e tuovideo mi ha colpito molto il ritorno di una idea dalla quale credevo lo scoppio della bolla speculativa del 2000 ci avesse vaccinato.
L'iniziativa è interessante e chi la sta realizzando dichiara di farlo per sperimentare se ci sia spazio per avere successo replicando su scala locale la esperienza che Youtube ha realizzato su scala planetaria. Tralasciando il fatto che di iniziative simili ce ne sono molte anche nel nostro paese e sarebbe interessante analizzarle per valutarne le opportunità ed i problemi prima di intraprenderne un'altra, mi ha colpito la levata di scudi generale che ha sollevato una mia credevo banale domanda: se l'idea avrà successo come si sosterrà economicamente, quale ne è in altre parole il modello di business.
Sembra che l'idea di un modello basato sulla semplice asserzione che a un certo punto la sommatoria del costi deve diventare inferiore a quella dei ricavi e generare utile o almeno pareggio non sia condiviso: ci chi afferma che questa formula non serve per valutare il successo di iniziative che cambiano modi d'uso e culture di prodotto.
Ebbene io credo che per valutare la sostenibilità di una iniziativa questa formula valga da migliaia di anni e varrà per altri migliaia di anni, certo con diversità nei modi e nei tempi, ma alla fine della storia sempre qui dobbiamo arrivare.
Un modello di business comporta una idea, un mercato al quale proporla, una modalità di erogazione ed un conto economico. La rete prima e tutto l'insieme di tecnologie al cui risultato diamo il fumoso nome di WEB 2.0 hanno abbassato enormemente le barriere di ingresso: tempi e costi di realizzazione sono diminuiti come è diminuito enormemente il rischio di impresa. Se qualche cosa va male spengo due server e annullo un contratti di hosting ed i danni sono relativamente limitati.
Se sto giocando le cose vanno bene così. Quando installavamo nodi Fidonet ieri, o quando apriamo un sito personale oggi l'idea è quella di sperimentare per appagare un nostro desiderio e la sostenibilità è limitata solo da quanto denaro e quanto tempo vogliamo buttare nell'impresa.
Se facciamo sul serio dobbiamo però pensare alla sostenibilità della cosa fin dall'inizio, certo le cose poi potranno cambiare e dobbiamo essere pronti a cambiare modello in corso d'opera, ma questo non ci esime dalla necessità di formulare un modello.
L'unico caso nel quale il modello non ha gran senso è la fase iniziale di una bolla speculativa: i prezzi del bene crescono in modo totalmente non correlato con il suo reale valore e l'euforia finanziaria paga comunque i costi. Le bolle speculative, ce lo insegna la storia, non vengono mai nello stesso settore due volte e richiedono una maturazione di una cinquantina di anni: la cosa ci lascia poca speranza!
Non ci resta che elaborare un modello di business sensato, capire chi paga e perseguirlo...
bob
PS consiglio vivamente la lettura di
Breve storia dell'euforia finanziaria un libretto di John K. Galbraith edito da Rizzoli