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sabato, febbraio 17, 2007

E mi ho inventà una machina...



su no se l'è de fa ma
l'è aredinamica
e bella de guardà.
La gent la capis minga

ma per paura de sbaglià
disen: "bella sta machina!"...


Traduzione per i non lombardi:

E io ho inventato una macchina
non so bene a cosa serva
ma è aerodinamica e bella da vedere.
La gente non capisce
ma per paura di sbagliare
dice: "bella questa macchina!"
Negli anni sessanta in una villetta liberty tra piazzale Lotto e la Fiera nasceva un locale, si chiamava all'inizio Intra derby club e poi solo Derby che è stato per moltissimo anni il tempio del cabaret e della musica allora di tendenza.

La cosa ha coinciso con l'inizio del mio poter uscire la sera ed andare al Derby era una gran gioia: seduti per terra un angolo abbiamo visto passare facce che poi sono diventate notissime.

Tra questi ho amato molto Walter Valdi che con quella sua aria da sempliciotto perennemente un po' fumato nelle sue canzoni in milanese ha spesso delineato fotografie argute della società. Una di queste, La machina, racconta di un inventore che mostra alla gente una macchina complicatissima con luci, levette e campanelli: la gente poco capisce di cosa sia quell'aggeggio, ma per non fare brutta figura si limita a dire che è bellissima.

Ogni tanto mi sembra di rivivere la stessa situazione quando sento qualcuno entusiasta di una nuova iniziativa web 2.0: si sente dire spesso che una cosa è bella, meno raramente si trovano considerazioni sulla sua utilità, quasi mai ci si ferma a considerare il modello di business.

Da un po' di tempo mi è venuta voglia di chiedere quale sia il modello di business di Youtube a tutti quelli che sembrano conoscerlo ed apprezzarlo. Le risposte non sono però entusiasmanti e spesso di limitano a considerare che se Google lo ha comprato per tutto quel denaro un motivo ci sarà pure.

L'argomentazione mi sembra piuttosto povera perchè quando qualcuno che ha avuto una brillante idea con un modello di business vincente sta seduto su una montagna di denaro si può anche permettere di investirne una parte per lui relativamente piccola in una iniziativa di successo senza avere poi bene in mente come renderla anche profittevole.

Intendiamoci l'idea è brillante perchè ci sono mille motivi per i quali qualcuno può voler mettere in rete un filmato e la realizzazione anche, ma questo non vuole dire però che si trovianche qualcuno dispostoi a pagare per il servizio.

Un interessante emulo italiano di Youtube, Tuovideo.it, sembra cercare il profitto nei banner. Personalmente ho qualche dubbio che la cosa possa rivelarsi risolutiva. I banner decontestualizzati sono estremamente fastidiosi e molti studiosi hanno rilevato il fenomeno della cecità al banner: l'utente si abitua alla pagina ed alla fine praticamente non li vede più. Divertente fu uno studio fatto a Stanford che rivelò che sono banner con immagini sessuali venivano ricordati da tutti dopo l'uscita dalla pagina, ma che le persone ricordavano di avere visto per esempio un bel seno, ma mai il prodotto reclamizzato.

Rinnovo la mia domanda se qualcuno la vuole raccogliere: quale è il modello di business alla base di servizi come Youtube?

bob

PS per evitare equivoci chiarisco cosa intendo quando parlo di modello di business: io ho una idea, la realizzo, spendo del denaro e raccolgo del denaro: quando la sommatoria del denaro speso e del denaro raccolto diventa zero e comincio a guadagnare?




Qualche esperimento...