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lunedì, settembre 15, 2008

Canale, Wikipedia e la rete...


Tale Alessandra Canale, che francamente fino a questa mattina io non sapevo chi fosse, avendo partecipato nel passato a un film con uno spogliarello ha deciso che l'aver mostrato a tutti il suo, diciamocelo rimarchevole, sedere non è in linea con l'immagine culturale e casta che vuole dare oggi di sé e chiede a Wikipedia di rimuovere l'informazione dalla relativa voce.

A parte le considerazioni sulla tristezza della non accettazione del proprio passato questa mattina pensavo a cosa rispondere io se fossi Wikipedia.

L'idea che mi è venuta è di rispondere alla signora che l'accenno al film sarà rimosso quando lei sarà in grado di dimostrare che di fronte alla analoga richiesta tutte le eciclopedie cartacee avranno rimosso la stessa informazione e avranno inviato emissari in tutte le case, biblioteche e librerie a cancellarla miniti di apposito bianchetto!

Chissà perché si tende sempre a chiedere alla rete comportamenti tanto più restrittivi di quanto si accetti nel mondo reale?

bob

PS devo confessare anche un dubbio: non è che la signora stia solo cercando un po' di pubblicità?  Certamente il filmato non è stato mai visto tante volte come in questi giorni!

Via Downloadblog

venerdì, agosto 01, 2008

Piove governo ladro... atto secondo

L'altro ieri osservavo come il problema della proprietà intellettuale e della responsabilità del provider di spazio in rete (vedi Youtube) non è un problema italiano, ma un problema dibattuto nel mondo, citavo la Francia, ragione per cui bene è discuterne, ma dovremmo piantarla di piangerci addosso accusando inutilmente il nostro paese di arretratezza.

E' di oggi la notizia: anche in Spagna le cose non sono poi così chiare e in linea di massima prevale l'idea che il provider del servizio abbia la sua dose di responsabilità.

Intendiamoci non sto entrando nel merito, ma per favore discutiamone senza dare per scontato che tutte le colpe siano della nostra arretratezza nazionale!

bob

mercoledì, luglio 30, 2008

Piove governo ladro...

E' di questi giorni la notizia del rinvio a giudizio di alcuni dirigenti Google per la pubblicazione su Youtube dell'ormai famoso video del giovane handicappato italiano.

L'argomento della responsabilità del gestore della piattaforma è dibattutto, francamente credo che non sia del tutto illogico assegnare a lui almeno una parte della responsabilià, mi rendo conto del fatto che la vigilanza sia molto difficile e non essendo minimamente esperto della materia e non avendo la minima preparazione legale qui mi fermo.

Mi stupisce un poco che altri blogger che probabilmente hanno la stessa preparazione mia si lancino in filippiche, ma quello che più mi stupisce è che da qui partano con la solita tiritera dell'Italia che dimostrerebbe così la sua arretratezza dimenticando o peggio non sapendo che la questione è aperta in moltissime nazioni del mondo.

La Francia ha per esempio emesso una sentenza analogo poco tempo fa?


Sarà ignoranza o populismo alla Grillo?

bob

mercoledì, giugno 13, 2007

Bush, panne e il giornalismo diffuso...



L'altro giorno il presidente degli Stati Uniti era a Roma. Spostandosi per la città nella sua blindatissima Cadillac ha avuto un problema: la macchina si è fermata e non ne ha più voluto sapere di ripartire.

Nulla di grave, un'altra macchina, questa funzionante, si è affiancata a quella ferma, gli uomini del servizio di sicurezza hanno formato un muro di protezione e Bush è stato trasferito ed è ripartito.

Qualche anno fa la notizia sarebbe stata raccolta da un cronista attraverso il racconto di qualcuno presente e sarebbe finita in un trafiletto insignificante.

Oggi abbiamo tutti la possibilità di vedere il filmato.

Cosa è cambiato?

Il primo cambiamento è di natura tecnologica: macchine fotografiche e telefonini capaci di riprendere filmati e minuscole cineprese sono oggi disponibili a prezzi tanto ridotti da renderle disponibili ad ogni angolo di strada. Pensare che il mio primo filmato lo ho fatto con la pellicola, lo ho sviluppato, montato con forbice e solvente e sonorizzato poi mi fa sentire tanto vecchio...

Il secondo cambiamento sta nella possibilità offerta dalla rete di condividere contenuti in modo semplice ed estremamente economico. e abbastanza semplice da invogliare la gente a farlo anche se non ha un particolare amore per la tecnologia.

L'insieme delle due cose è una delle mille definizioni di web 2.0 che ho raccolto nella mia caparbia quanto infruttuosa ricerca.

Qualcuno arriva a sostenere che per qualche verso il vero giornalismo sia questo e che sia nel futuro destinato a soppiantare il giornalismo come lo conosciamo oggi.

Io credo si sbaglino!

Il giornalismo spontaneo e diffuso si affiancherà sempre di più a quello professionale ed arriverà ad influenzarlo anche molto profondamente, ma non vedo le due cose in alternativa.

Del resto pensateci: da quando leggete i blog non cercate più informazioni sui giornali (cartacei o in rete che siano), alla radio ed alla televisione? Qualcuno pensa seriamente di poter essere informato in modo efficace solo dal giornalismo spontaneo e diffuso?

sabato, marzo 10, 2007

Marco Camisani Calzolari, cittadino digitale.


Marco, noto paladino del concetto di cittadinanza digitale del quale ha fatto belle presentazioni a più di un Barcamp, da qualche tempo non ama le mie sollecitazioni e mi censura sistematicamente quando faccio un commento a un suo blog.

Siccome sono gentile e non voglio lasciare cadere il discorso gli rispondo qui:

Risposta al post sul patrottismo in rete (navigare italiano)

Marco credo che sia giunto il momento anche per te, come per tutti noi, di cominciare a mettere in conto il fatto che in rari casi qualcuno possa avere una idea diversa dalla tua e non per questo automaticamente non avere capito: succede anche che si possano avere due idee diverse e non per questo automaticamente la tua è sempre la sola giusta.
Personalmente ho capito benissimo cosa tu intendi e continuo a pensare che sia una cosa anacronistica e sbagliata.
Tu parli di "patriottismo" che ci dovrebbe fare preferire prodotti italiani per sostenere il PIL. Ebbene farlo in rete porterebbe a risultati ben modesti, ma il tuo ragionamento si applica anche ad altri prodotti dove il ritorno sarebbe MOLTO più evidente: se smettessimo di bere Coca e bevessimo Chinmotto, se la smettessimo con McDonald's e andassimo in pizzeria...
Qualcuno questa idea nel passato la ha avuta in diverse nazioni, ma alla fine le cose non sono andate in quella direzione e siamo, per fortuna dico io, in un mondo globale dove l'orticello nazionale sta perdendo sempre più importanza.
Io uso i servizi migliori, da dovunque vengano esattamente, del resto, come fai tu.
Certo è importante imparare a non applicare il protezionismo al contrario privilegiando sempre e comunque quanto arriva dall'estero, ma da qui a privilegiare il prodotto italiano ce ne passa!
Dici che noi blogger dovremmo attaccare il monopolista spingendo la gente ad usare alternative.
Perché?
Il monopolio in se non è cosa negativa, negativo è l'abuso di una posizione dominante, sono due cosa molto diverse.
Dici che Tuovideo se fosse nato in USA sarebbe stato osannato?
Scusami, ma qui proprio non capisco, Tuovideo in USA c'è e si chiama Youtube (sono uno il clone puro dell'altro!) ed è stato osannato è vero, ma i vari cloni non se li è filati proprio nessuno sai?
Forse sarebbe bene che tu ci spiegassi le enormi differenze tra Tuovide e Youtube perché qualche cosa ci deve essere sfuggito: Google rispetto a Yahoo (o forse sarebbe meglio dire rispetto ad Altavista che era allora il benchmark) aveva una differenza abissale nell'algoritmo di ranking!
Apprezzo comunque la tua onestà nel dichiararti incoerente inquanto predichi di usare italiano e poi tu sei il primo a non farlo.

bob

PS bellissimo il pezzo che citi sulla differenza tra utenti esperti e neofiti, ma non riesco a capire quale attinenza abbia con l'argomento che stiamo trattando...

Commento al post Virgilio e Nielsen danno i numeri
Fino a un’ora fa c’era la tua risposta, Marco, al mio ultimo commento.
A piena ragione affermavi che “per ora” stai lasciando parlare “a casa tua” chi come me “interveniva solo per screditare” tutte le cose che tu fai.
L’affermazione deve essere sembrata un poco bizzarra persino a te visto che ti sei affrettato a cancellarla, ma credo che meriti comunque una risposta.
Vedi non vorrei offendere il tuo ego, ma pensare che qualcuno scriva solo per screditare quello che fai è vagamente paranoico. A me di screditare qualcuno che nemmeno conosco credimi non interessa per nulla. Qui il gioco è così: qualcuno scrive e quando si trovano spunti interessanti di discussione qualcun altro risponde e parte una discussione che, se motivata, risulta costruttiva.
Se non pensassi che tu scrivi qualche cosa di interessante non ti leggerei e non ti avrei messo nel mio blogroll!
Commentare ponendo motivate e articolate argomentazioni alternative non è assolutamente azione tesa a screditare: alle argomentazioni si può rispondere con argomentazioni diverse e saremmo tutti contenti e arricchiti.
Il problema è che tu palesemente tendi ad accettare solo i commenti di chi è d’accordo con te e non rispondi con risposte articolate a chi contesta una qualsiasi tua idea.
Vedi è chiaro che tu non avevi mai letto una statistica di traffico che parlasse di utenti unici perché sei caduto nell’inganno nel quale la prima volta siamo caduti tutti: quando qualcuno, e non sono stato io, te lo ha fatto notare sarebbe stato meglio un bel “scusate non avevo capito”: ogni altro atteggiamento si che è screditante, ma autoscreditante.
Copi un documento da un sito Creative Commons, errori di stampa compresi, e lo ripubblichi sotto un tuo Copyright, te lo fanno notare e tu zitto zitto?
Ha senso?
Per quanto mi riguarda mi puoi bannare subito, ma ha senso minacciare con quel “per ora” qualcuno di censura dopo avere fatto il paladino del cittadino digitale?

sabato, febbraio 17, 2007

E mi ho inventà una machina...



su no se l'è de fa ma
l'è aredinamica
e bella de guardà.
La gent la capis minga

ma per paura de sbaglià
disen: "bella sta machina!"...


Traduzione per i non lombardi:

E io ho inventato una macchina
non so bene a cosa serva
ma è aerodinamica e bella da vedere.
La gente non capisce
ma per paura di sbagliare
dice: "bella questa macchina!"
Negli anni sessanta in una villetta liberty tra piazzale Lotto e la Fiera nasceva un locale, si chiamava all'inizio Intra derby club e poi solo Derby che è stato per moltissimo anni il tempio del cabaret e della musica allora di tendenza.

La cosa ha coinciso con l'inizio del mio poter uscire la sera ed andare al Derby era una gran gioia: seduti per terra un angolo abbiamo visto passare facce che poi sono diventate notissime.

Tra questi ho amato molto Walter Valdi che con quella sua aria da sempliciotto perennemente un po' fumato nelle sue canzoni in milanese ha spesso delineato fotografie argute della società. Una di queste, La machina, racconta di un inventore che mostra alla gente una macchina complicatissima con luci, levette e campanelli: la gente poco capisce di cosa sia quell'aggeggio, ma per non fare brutta figura si limita a dire che è bellissima.

Ogni tanto mi sembra di rivivere la stessa situazione quando sento qualcuno entusiasta di una nuova iniziativa web 2.0: si sente dire spesso che una cosa è bella, meno raramente si trovano considerazioni sulla sua utilità, quasi mai ci si ferma a considerare il modello di business.

Da un po' di tempo mi è venuta voglia di chiedere quale sia il modello di business di Youtube a tutti quelli che sembrano conoscerlo ed apprezzarlo. Le risposte non sono però entusiasmanti e spesso di limitano a considerare che se Google lo ha comprato per tutto quel denaro un motivo ci sarà pure.

L'argomentazione mi sembra piuttosto povera perchè quando qualcuno che ha avuto una brillante idea con un modello di business vincente sta seduto su una montagna di denaro si può anche permettere di investirne una parte per lui relativamente piccola in una iniziativa di successo senza avere poi bene in mente come renderla anche profittevole.

Intendiamoci l'idea è brillante perchè ci sono mille motivi per i quali qualcuno può voler mettere in rete un filmato e la realizzazione anche, ma questo non vuole dire però che si trovianche qualcuno dispostoi a pagare per il servizio.

Un interessante emulo italiano di Youtube, Tuovideo.it, sembra cercare il profitto nei banner. Personalmente ho qualche dubbio che la cosa possa rivelarsi risolutiva. I banner decontestualizzati sono estremamente fastidiosi e molti studiosi hanno rilevato il fenomeno della cecità al banner: l'utente si abitua alla pagina ed alla fine praticamente non li vede più. Divertente fu uno studio fatto a Stanford che rivelò che sono banner con immagini sessuali venivano ricordati da tutti dopo l'uscita dalla pagina, ma che le persone ricordavano di avere visto per esempio un bel seno, ma mai il prodotto reclamizzato.

Rinnovo la mia domanda se qualcuno la vuole raccogliere: quale è il modello di business alla base di servizi come Youtube?

bob

PS per evitare equivoci chiarisco cosa intendo quando parlo di modello di business: io ho una idea, la realizzo, spendo del denaro e raccolgo del denaro: quando la sommatoria del denaro speso e del denaro raccolto diventa zero e comincio a guadagnare?




Qualche esperimento...