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sabato, marzo 07, 2009

Domanda per i naviganti...

Leggendo il pezzo di Mafe  su Punto informatico ripreso da Mantellini  mi faccio e vi faccio una banale domanda: come mai una cosa che accettiamo da sempre quando mandiamo una lettera a un giornale o una foto alla maggior parte dei concorsi fotografici facciamo tanta fatica ad accettarla in rete per esempio da Facebook?


Anche in quella situazione mandi un contenuto che diventa loro!

Che sia sempre la solita sindrome del "qui tutto è diverso " che porta molti assurdamente a ragionare con se la rete non fosse uno strumento di comunicazione, ma qualche cosa di speciale e diverso?

La rete non è diversa dai segnali di fumo  o dal telegrafo, è solo molto più potente, una differenza basilare, ma non concettuale.

bob

PS Il discorso di Mafe ha un senso, ma secondo me ha dimenticato due cose.

Innanzitutto va detto che se prendiamo tutti i contenuti di Facebook quelli che potrebbero avere un minimo valore commerciale come tali sono forse lo 0,000000000..0001 per cento, con un numero di zeri enorme. In secondo luogo va detto che il valore è nell'insieme di tutte quelle informazioni e nelle statistiche che possono essere condotte e vendute, e su questo nessuno mi sembra opini.

lunedì, aprile 14, 2008

E solo un altro canale di comunicazione!

Questa mattina leggevo l'intervento di Mantellini su Punto informatico dove parla della chiusura del blog del critico gastronomico Vizzani che aveva pesantemente criticato la copertina dedicata dal settimanale ai problemi della adulterazione del vino in Italia.

Personalmente anche io trovo la copertina aberrante e mi ha ricordato quella di Der spiegel di qualche anno fa con la pistola appoggiata sul piatto di spaghetti. La follia non sta tanto nel fatto che sia stata messa in edicola in corrispondenza al Vinitaly, ma nel fatto che mette assurdamente sullo stesso piano il vino adulterato con prodotti tossici con la violazione delle regole di produzione del Brunello con aggiunta di uve probabilmente ottime, ma non previste nel disciplinare del DOC. Credo che questa sia la idiozia che ha fatto vergognare Vizzari che ha criticato pesantemente la copertina, vergognandosene, e la copertina NON è una parte secondaria del giornale, è l'immagine che i settimanali portano di se in edicola tutte le volte che escono.

Francamente trovo assolutamente normale che un giornalista, dopo essersi di fatto dissociato dalla linea editoriale del giornale su cui scrive ed in particolare sulla posizione su un argomento che lui specificamente tratta, smetta di scrivere su quel giornale e sul blog che del giornale oramai è parte integrante. Vizzari da persona seria quale è ha ha offerto di andarsene e il direttore ha accettato: nulla di strano, cose viste e riviste! Tra l'altro non credo sia corretto affermare che L'espresso abbia chiuso il blog di Vizzari, più corretto sarebbe dire che Vizzari ha interrotto la collaborazione con il settimanale e di conseguenza il blog è stato tolto come è ovvio che succeda.

Francamente pensare che la "dissonanza" delle voci che un prodotto editoriale contiene diventi un valore perché la rete ha cambiato qualche cosa mi sembra un poco difficile. Giornalisti in disaccordo con l'editore ci sono sempre stati, basta pensare a Montanelli, e qualche volta sono stati tollerati per scelta editoriale, qualche volta se ne sono andati sbattendo la porta, nulla di nuovo dunque e nulla che l'evolvere dello strumento usato per comunicare può, a mio modo di vedere, cambiare.

La cosa che più mi ha colpito non è però legata al problema della copertina o delle dimissioni di Vizzari, ma è legata a questa frase di Mantellini che parlano della rete afferma:

Dimenticate quanti vi dicono che si tratta solo di un altro strumento di comunicazione
Visto che quest'anno ho cominciato il mio corso al Master di Design della Comunicazione del NABA con la frase "Non dimenticatevi mai che la rete altro non è che un canale di comunicazione" l'affermazione non mi poteva non colpire.

E subito dopo un'altra affermazione diametralmente opposta a quanto io percepisco:
la rete sta iniziando ad incidere nella determinazione dello scenario di fronte a noi come forse mai in passato è accaduto.
Se la rete non è un formidabile strumento di comunicazione cosa altro è?

Certo la rete è uno strumento di comunicazione e di condivisione delle informazioni che ha profondamente modificato le caratteristiche sia della comunicazione rendendola integrata, multimediale ed immediata, sia della condivisione rendendo possibile una evoluzione che vede tutti nello stesso istante possibili fornitori e fruitori della informazione, ma sempre strumento di comunicazione resta (condividere non è che un sottoprodotto di comunicare).

Il bisogno di generare contenuti non è certo cosa nuova, i giornaletti scolastici e le comunicazioni fatte con il ciclostile erano una espressione dello stesso desiderio in tempi nei quali le tecnologie non erano ancora sofisticate come lo sono oggi. I ricercatori hanno sempre generato contenuti con attività condivise anche tra laboratori molto lontani e forse non ci dovremmo dimenticare che l'idea stessa di WEB nasce proprio nel mondo della fisica per automatizzare proprio quel processo di condivisione.

La rete, come è sempre successo quando gli strumenti di comunicazione sono diventati via via più efficaci ed efficienti, sta certamente incidendo in modo molto marcato sulla vita non tanto di ciascuno di noi quanto di quelli che hanno la avventura di vivere in quella minoranza di mondo che sa che la rete esiste. Affermare che la influenza è grande come mai è accaduto mi pare un poco bizzarro.

La stampa prima, il telegrafo, il telefono e la televisione poi, hanno modificato lo scenario dell'informazione molto più di quanto non stia facendo la rete. Nel medioevo chi viveva in un luogo non si muoveva da lì per tutta la vita e pochissimo sapeva di quanto succedeva anche molto vicino a lui: la stampa e la successiva alfabetizzazione generalizzata hanno modificato questa situazione in modo assolutamente radicale.

Fino alla seconda metà dell'ottocento mandare un messaggio sulla costa orientale degli Stati Uniti richiedeva, se tutto andava bene, una decina di giorni e ricevere una risposta ne richiedeva altrettanti, poi furono posati cavi sottomarini telegrafici e i tempi si ridussero a poche ore, negli anni trenta con il telefono si ridussero ancora fino a pochi minuti: questi sono cambiamenti radicali e devastanti!

La caratteristica non tanto della rete, ma delle tecnologie di oggi non sta tanto nel fatto di essere radicali e devastanti rispetto a quelle di ieri, ma semplicemente nella velocità del cambiamento che è la vera novità.

Spesso quando si vive un fenomeno si ha la tendenza a sovra-enfatizzarlo e a ritenere di trovarsi di fronte a una cosa speciale e assolutamente nuova: qualche volta è vero, ma nella maggior parte dei casi si è vittime di quella che un mio professore chiamava "sindrome del primo bacio".

Forse una visione di insieme e un confronto ragionato con fenomeni equivalenti ci può dare una visione più reale de quello che succede intorno a noi.

sabato, marzo 03, 2007

Sentita alla televisione...


"non è plastica, è Nylon!".

Il Nylon è una delle principali e prime materie plastiche realizzate dall'uomo, nasce in casa DuPont nel 1935. Facilmente filabile e con caratteristiche simili alla seta naturale, per molti anni lo hanno chiamato seta sintetica, è una delle materie plastiche che hanno avuto più successo nella storia della tecnologia.

Il nome pare sia del tutto casuale, una sigla di laboratorio, NYL, con la aggiunta di ON per renderla più leggibile. Durante la seconda guerra mondiale è stata reinterpretata con Now You Lose Old Nippon (adesso perdi vecchio Giappone) perché il Nylon sostituì la seta nei paracadute.

Trovo puer
ile questo tentativo di riabilitazione di una materia plastica cercando di escluderla da una famiglia di prodotti alla quale appartiene con pieno diritto.

Strano il marketing e strano il mercato: quando io ero ragazzo Gino Bramieri dallo schermo di una televisione ancora in bianco nero raccomandava alle massaie "Signora badi ben che sia fatto di Moplen", l'essere di plastica, grande novità, nobilitava il prodotto, oggi qualcuno in televisione con in mano una busta di plastica ci dice che non è plastica...

Qualche volta anche guardando la pubblicità del software penso che la bugia o peggio la verità irrilevante siano rimaste una delle armi del marketing: non sarebbe meglio cercare metodi più efficaci?

venerdì, novembre 24, 2006

Ridatemi la radio...


In questo ultimi tempi mi è capitato di partecipare, sia come guitto sul palco che nel pubblico, a vari convegni ed incontri nei quali si è parlato anche di pubblicità su vari canali della crescita di quella in rete.

Una cosa mi ha molto colpito: nelle statistiche presentate, invero non del sempre con gli stessi numeri, la grande assente è la vecchia cara radio.

Personalmente ascolto molto di più la radio di quanto non guardi la televisione, credo di non essere solo e mi chiedo come mai questo succeda...

Qualche esperimento...