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sabato, agosto 07, 2010

Eco, gli ebook e i blogger...


Questa mattina vedendo il titolo di un post di Mantellini mi sono molto incuriosito e mi sono letto "La bustina di Minerva" che Massimo considera tanto imbarazzante.

Devo dire che la definizione di "imbarazzante" e il dileggio sottinteso dal titolo mi sono sembrati tutto fuor che giustificati.  La bustina contiene qualche imprecisione, ma molti spunti a mio modo di vedere interessanti.

Ogni tanto mi sembra che sui blog e sui social, che non dimentichiamolo rappresentano una piccola frazione del mondo reale, si tende a un comportamento di branco: tutti cominciano a ripetere una cosa e la danno per scontata pensando per questo di non doverla più motivare.

E' successo per esempio con la teoria della "coda lunga", smentita dai fatti, ma ancora sulla bocca di tutti.  Succede quando a McLuhan viene attribuita la frase, completamente idiota, "il medium è il messaggio" dimenticando le altre duecento e passa pagine del suo libro. Succede quandi si decreta la morte dei giornali cartacei e, con un evidente, ma improbabile, meccanismo di induzione anche la morte imminente del libro cartaceo.

La fine del libro cartaceo è tutto fuori che certa, personalmente quelli che la propugnano mi ricordano quelli che ancora prima che apparissero i personal computer parlavano di un futuro fatto di uffici senza carta, paperless.  La cosa non si è verificata e il documento cartaceo vive, e vivrà ancora a lungo, vicino a quello digitale.

Credo che lo stesso succederà per i libri.

Personalmente ritengo che la tavoletta tipo Kindle, io credo in oggetti specializzati e leggeri e non in macchine generaliste, sia insuperabile per la consultazione di un vocabolario o di un manuale, che sia ottima per leggere un giornale o un romanzo, ma che sia pessima per studiare perché lo studio non è un processo lineare.

Su tre cose Eco credo sbagli.

Sbaglia pensando che su quelle che lui chiama tavolette vadano solo i libri "usa e getta" perché si possono leggere benissimo anche libri imprtanti e la immaterialità non ne sminuisce certo la durata.  Se io lascio un libro in treno lo posso dare per perduto e non mi resta che acquistarne un altro, se perdo il mio Kindle posso continuare a leggere dall'iPhone o dal PC e una volta comperato un altro Kindle ricaricare in pochi minuti tutti i miei libri.

Sbaglia dicendo che sotto l'ombrellone il libro è più comodo: probabilmente non ha mai provato un lettore a carta elettronica e se c'è una situazione nella quale la tavoletta è insuperabile è proprio il viggio.  Io sto per partire e tutte le mie letture sono già nello zaino, leggerissime.

Sbaglia affermando che le nuove tecnologie si affiancano sempre alle vecchie e non le fanno sparire.  Dipende dalle tecnologie: il telegrafo è morto, il ciclostile è morto e le carrozze sono solo nei musei e nelle piazze di pochissime città.  Non è una regola generale, ma nel caso del libro anch'io sono propenso a pensare ad un affiancamento che durera moltissimi anni, sempre che mai finisca.

bob

domenica, maggio 10, 2009

Pessimi consigli...

Umberto Eco è certamente una delle persone più intelligenti che ho avuto l'occasione di conoscere e i suoi libri sono tutti da leggere.

Questa mattina sentendo dire alla radio che eco avrebbe consigliato come metodo per combattere lo spam una risposta da parte di tutti gli "spammati" con una email allegando una copia della Divina commedia sono rimasto un poco stupito.

Rispondere allo spam è la peggior tattica immaginabile: una risposta equivale alla dichiarazione di esistenza in vita della casella e si rischia di essere passati nella lista delle mail che più vale la pena spammare.

L'invio della Divina Commedia, che peraltro è un file relativamente piccolo nell'ordine del MB, si potrebbe pensare a qualche cosa di molto più grande, ma comunque la cosa non avrebbe alcun effetto sulla casella dello spammer perché gli allegati verrebbero rigettati senza nemmeno essere scaricati, ma potrebbe avere, se l'improvvido consiglio fosse seguito da molti, un effetto devastante sulla rete.

Molto più logica la proposta di un francobollo del prezzo assolutamente simbolico, diciamo un centesimo di euro, che non porterebbe significativa spesa per gli utenti, ma che eviterebbe gli invii massicci caratteristici dello spam. Il tempo che passo a cancellare lo spam e a recuperare la posta buona che finisce sotto la mannaia del mio antispam vale certamente più di qualche decina di euro l'anno.

I problemi che sorgono sono due: chi raccoglie ilprezzo del francobollo e dove va questo denaro.

Io penso che lo potrebbe fare il provider che potrebbe per il servizio trattenerne una percentuale versando il resto a una Onlus scelta dall'utente, una specie di 5 per mille della rete.

bob

Qualche esperimento...