lunedì, aprile 14, 2008

E solo un altro canale di comunicazione!

Questa mattina leggevo l'intervento di Mantellini su Punto informatico dove parla della chiusura del blog del critico gastronomico Vizzani che aveva pesantemente criticato la copertina dedicata dal settimanale ai problemi della adulterazione del vino in Italia.

Personalmente anche io trovo la copertina aberrante e mi ha ricordato quella di Der spiegel di qualche anno fa con la pistola appoggiata sul piatto di spaghetti. La follia non sta tanto nel fatto che sia stata messa in edicola in corrispondenza al Vinitaly, ma nel fatto che mette assurdamente sullo stesso piano il vino adulterato con prodotti tossici con la violazione delle regole di produzione del Brunello con aggiunta di uve probabilmente ottime, ma non previste nel disciplinare del DOC. Credo che questa sia la idiozia che ha fatto vergognare Vizzari che ha criticato pesantemente la copertina, vergognandosene, e la copertina NON è una parte secondaria del giornale, è l'immagine che i settimanali portano di se in edicola tutte le volte che escono.

Francamente trovo assolutamente normale che un giornalista, dopo essersi di fatto dissociato dalla linea editoriale del giornale su cui scrive ed in particolare sulla posizione su un argomento che lui specificamente tratta, smetta di scrivere su quel giornale e sul blog che del giornale oramai è parte integrante. Vizzari da persona seria quale è ha ha offerto di andarsene e il direttore ha accettato: nulla di strano, cose viste e riviste! Tra l'altro non credo sia corretto affermare che L'espresso abbia chiuso il blog di Vizzari, più corretto sarebbe dire che Vizzari ha interrotto la collaborazione con il settimanale e di conseguenza il blog è stato tolto come è ovvio che succeda.

Francamente pensare che la "dissonanza" delle voci che un prodotto editoriale contiene diventi un valore perché la rete ha cambiato qualche cosa mi sembra un poco difficile. Giornalisti in disaccordo con l'editore ci sono sempre stati, basta pensare a Montanelli, e qualche volta sono stati tollerati per scelta editoriale, qualche volta se ne sono andati sbattendo la porta, nulla di nuovo dunque e nulla che l'evolvere dello strumento usato per comunicare può, a mio modo di vedere, cambiare.

La cosa che più mi ha colpito non è però legata al problema della copertina o delle dimissioni di Vizzari, ma è legata a questa frase di Mantellini che parlano della rete afferma:

Dimenticate quanti vi dicono che si tratta solo di un altro strumento di comunicazione
Visto che quest'anno ho cominciato il mio corso al Master di Design della Comunicazione del NABA con la frase "Non dimenticatevi mai che la rete altro non è che un canale di comunicazione" l'affermazione non mi poteva non colpire.

E subito dopo un'altra affermazione diametralmente opposta a quanto io percepisco:
la rete sta iniziando ad incidere nella determinazione dello scenario di fronte a noi come forse mai in passato è accaduto.
Se la rete non è un formidabile strumento di comunicazione cosa altro è?

Certo la rete è uno strumento di comunicazione e di condivisione delle informazioni che ha profondamente modificato le caratteristiche sia della comunicazione rendendola integrata, multimediale ed immediata, sia della condivisione rendendo possibile una evoluzione che vede tutti nello stesso istante possibili fornitori e fruitori della informazione, ma sempre strumento di comunicazione resta (condividere non è che un sottoprodotto di comunicare).

Il bisogno di generare contenuti non è certo cosa nuova, i giornaletti scolastici e le comunicazioni fatte con il ciclostile erano una espressione dello stesso desiderio in tempi nei quali le tecnologie non erano ancora sofisticate come lo sono oggi. I ricercatori hanno sempre generato contenuti con attività condivise anche tra laboratori molto lontani e forse non ci dovremmo dimenticare che l'idea stessa di WEB nasce proprio nel mondo della fisica per automatizzare proprio quel processo di condivisione.

La rete, come è sempre successo quando gli strumenti di comunicazione sono diventati via via più efficaci ed efficienti, sta certamente incidendo in modo molto marcato sulla vita non tanto di ciascuno di noi quanto di quelli che hanno la avventura di vivere in quella minoranza di mondo che sa che la rete esiste. Affermare che la influenza è grande come mai è accaduto mi pare un poco bizzarro.

La stampa prima, il telegrafo, il telefono e la televisione poi, hanno modificato lo scenario dell'informazione molto più di quanto non stia facendo la rete. Nel medioevo chi viveva in un luogo non si muoveva da lì per tutta la vita e pochissimo sapeva di quanto succedeva anche molto vicino a lui: la stampa e la successiva alfabetizzazione generalizzata hanno modificato questa situazione in modo assolutamente radicale.

Fino alla seconda metà dell'ottocento mandare un messaggio sulla costa orientale degli Stati Uniti richiedeva, se tutto andava bene, una decina di giorni e ricevere una risposta ne richiedeva altrettanti, poi furono posati cavi sottomarini telegrafici e i tempi si ridussero a poche ore, negli anni trenta con il telefono si ridussero ancora fino a pochi minuti: questi sono cambiamenti radicali e devastanti!

La caratteristica non tanto della rete, ma delle tecnologie di oggi non sta tanto nel fatto di essere radicali e devastanti rispetto a quelle di ieri, ma semplicemente nella velocità del cambiamento che è la vera novità.

Spesso quando si vive un fenomeno si ha la tendenza a sovra-enfatizzarlo e a ritenere di trovarsi di fronte a una cosa speciale e assolutamente nuova: qualche volta è vero, ma nella maggior parte dei casi si è vittime di quella che un mio professore chiamava "sindrome del primo bacio".

Forse una visione di insieme e un confronto ragionato con fenomeni equivalenti ci può dare una visione più reale de quello che succede intorno a noi.

4 commenti:

  1. L'equivoco nasce dal fatto che l'espressione: "Dimenticate quanti vi dicono che si tratta solo di un altro strumento di comunicazione " sia terribilmente riduttiva (notare il "solo") delle implicazioni che lo sviluppo del web sta conoscendo in questi ultimi anni.
    Mantellini ha assolutamente ragione nel sottolineare l'ambiguità del lavoro che Gilioli svolge per la testata e quello che scrive nel blog, il rapporto che esiste tra i due medium non si può definire attribuendo al secondo il ruolo di mera estensione del primo. Perche?
    Perchè implica una definizione degli stessi che non andrebbe giù a nessuno dei blogger/giornalisti dell'espresso che infatti utilizzano il blog in modo molto più consono alle peculiarità del mezzo.
    Paragonare le innovazioni di altri mezzi a quello che sta facendo internet attualmente è sicuramente difficile ma non perchè i primi abbiano operato rivoluzioni molto più rilevanti (anzi...) ma perchè non riusciamo a metabolizzare dei cambiamenti che stiamo vivendo ora e sono in larga misura "in fieri".
    Dire che internet è "solo" un nuovo mezzo di comunicazione è fortemente contradditorio visto che i fenomeni di rimediazione dei nuovi media hanno conseguenze altamente destabilizzanti non solo negli stessi ma anche (e in modo molto significativo) nei media tradizionali.
    Associare alla frase di Vizzari nel suo blog il suo licenziamento e l'automatica cancellazione dello stesso significa non percepire le peculiarità delle modalità espressive e delle finalità di un weblog.

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  2. Concordo con quello che scrive Roberto, pur dichiarandomi immune dalla "sindrome del primo bacio", almeno nei suoi confronti :-)
    Condivido tutto e sottolineo la peculiarità principale del web, che anche secondo me consiste non tanto nel "cambiamento", bensì nella "velocità" con cui esso avviene.

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  3. Ciao Bob,

    sulla questione della chiusura del blog di Vizzari abbiamo pareri opposti. Sulla capacita' della rete di incidere sui cambiamenti sociali anche. Pazienza ;)

    saluti

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  4. Massimo avere pareri discordanti è il bello delle discussioni.

    Sulla chiusura del blog vedi io semplicemente non riesco a capire come mai le dinamiche in rete dovrebbero essere tanto diverse da quelle del resto del mondo.

    Forse mi sono spiegato male: anche io penso che la rete abbia determinato e determinerà cambiamenti sociali, quella che non condivido è l'idea che uesti cambiamenti siano unici nella storia, credo che stampa, telefono e telegrafo abbiano determinato cambiamenti che la rete è ben lungi da raggiungere.

    ciao

    dadda

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