venerdì, novembre 21, 2008

E se chiamassimo i RIS di Parma?


Qualche giorno fa parlavo della, almeno per me strana, reazione della blogosfera italiana alla presentazione dei progetti per la uscita di Wired nel nostro paese.

La cosa è rapidamente caduta nell'oblio, abbiamo solo visto qualcuno pavoneggiarsi mostrando il fotomontaggio con la sua immagine in copertina, cose che abbiamo fatto tutti vent'anni fa visitando Disneyland, io ho la foto con la mia allora moglie su un treno di coloni diretto all'ovest con pastrano nero e tuba, io, e crinoline con cappellino uso francese delle colonie californiane lei.

Poco fa guardavo il promesso filmato dell'evento riportato sul sito di Zampe  e francamente sono sempre più basito.

Intorno a quel tavolo conoscenti e amici che seguo da anni, tutti, Luca forse solo escluso, da tempo predicano la morte della carta e la prevalenza del bit con grande convinzione.  Si trovano intorno a un tavolo dove un signore mi dicono molto esperto di tale Totti (non seguo il calcio, ma almeno lui so chi è) illustra l'idea di lanciare una rivista avendo la sfortuna di farlo proprio il giorno nel quale la redazione della stessa viene decimata negli stati uniti (e di solito questo non succede perché la rivista va troppo bene...) e NESSUNO fa qualche domanda in merito!

La rivista parte regalando a chiunque lo desideri due anni di abbonamento praticamente gratuito (meno di ottanta centesimi a numero, cifra credo che non copre le spese di spedizione) e questo la dice lunga sulla tendenza a spingere sulla raccolta pubblicitaria spinta all'estremo e nessuno chiede se verrà anche qui utilizzato il meccanismo del publiredazionale, antitesi del mito della libertà del giornalismo in rete.

Cosa ci avranno messo nelle bottiglie di acqua minerale?  Forse sarebbe utile mandarne una a Parma...

O no?

bob

PS per i pochissimi che non lo sanno i publiredazionali sono pagine della rivista impaginate in modo identico agli articoli, ma scritte dall'inserzionista che le ha comperate, quasi sempre, ma non tutti se ne ricordano, una microscopica scritta le identifica come tali.  Condè Nast, editore di Wired, le ha introdotte almeno in Italia.

5 commenti:

  1. La prospettiva della rubrichina ottenebra anche le menti più critiche.
    Più che colazione mi è parso un momento di religioso intimo raccoglimento: in ginocchio da Wired. ;-)

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  2. Visto che non hai i trackback:

    http://www.vincenzocaico.com/default.asp?id=153

    :-)

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  3. Pronta la bozza di copertina del N.1

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  4. http://rectoverso.tumblr.com/post/60656404/roxanne-you-dont-have-to-put-on-the-red-light

    ;-)

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