sabato, febbraio 28, 2009

Diritto all'oblio, ma quando mai?


Ogni tanto la rete vive un grande problema: crede di essere qualche cosa di specialissimo, diverso da ogni altra cosa mai esistita.

La rete altro non è che uno strumento per la comunicazione e l'archiviazione di informazioni, di idee, che poi alla fine in comunicazioni si concretizzano, e di oggetti multimediali.  In realtà non c'è alcune differenza concettuale tra le rete e una biblioteca, certo le modalità di accesso, la velocità del comunicare, la possibile sincronia del comunicare stesso la differenziano, ma non si tratta di una che di differenze operative, non concettuali.

Alla luce di questa considerazione credo che potrò seriamente prendere in considerazione questa idea del "diritto all'oblio" in rete se prima mi sarà dato il diritto di cancellare il mio nome da tutti i libri  e da tutti gli articoli che ho scritto e che qualcuno a comperato e conservato (a proposito: grazie!) e dalle lettere d'amore che stanno ancora nei cassetti delle mie amate (grazie anche a loro ovviamente), e di cancellare, anche qui da ogni copia esistente sulla faccia della terra, il mio faccione nelle orribili foto di scuola e in quelle dei matrimoni ai quali ho presenziato.

Fino a che questo diritto non mi verrà riconosciuto continuerò a pensare che questa idea del diritto all'oblio in rete sia solo una delle tante idiozie che circolano.

Un corollario di questo concetto riguarda il pandemonio che ha seguito alla modifica delle condizioni di gestione del materiale immesso su Facebook. Ne ho già parlato qui  e anche qui  e non mi dilungo. Francamente credo che a Facebook non interessi nulla vendere le nostre fotografie, le clausole sono solo cautelative per evitare che qualcuno possa un domani denunciarla per averle pubblicate.  Quello che mi ha fatto sorridere sono le uscite di quelli che avevano messo foto e si sono affrettati a cancellarle consigliando anche agli altri di fare lo stesso.

Morale: in rete, DOVUNQUE SI SIA, non va messo nulla della cui diffusione oggi o domani ci si potrebbe pentire.  La cosa vale ovviamente anche per ogni articolo, ogni foto, ogni libro, ogni filmato diffuso senza l'ausilio della rete, ma che comunque potrebbero un domani uscire da un cassetto e danneggiarci.

bob

PS Qualche reazione mi ha fatto anche pensare che molti qui siano affetti da una sorta di ipertrofia del super-io: cosa diavolo volete che se ne faccia FB delle nostre fotografie?  Credersi novelli Henry Cartier Bresson (autore di foto meravigliose come quella che riporto) è nella maggior parte dei casi una sindrome che con un poco di aiuto psicologico potrebbe essere facilmente guarita.

5 commenti:

  1. Roberto riprendo la parte post sulla morale.
    Se come Cliente, fornitore o responsabile risorse umane vengo a conoscenza ( cercando in rete ) di atti, fatti e pareri "a me sgraditi" riguardo una persona come posso reagire?
    Mi fornisco comunque da lui ( fornitore ) o lo assumo ( responsabile risorse umane )?
    Il rumore di fondo serve per dare visibilità ( se vuoi fare il tronista o il concorrente del Gf ) ma può nuocere ad eventuali rapporti lavorativi.
    I creativi ben vengano, ma nelle Aziende i personaggi "oltre le righe" ( quelli con ego smisurato, che parlano solo di se stessi o tengono comportamenti triviali ) non sono ben visti ( mettono in pericolo l'armonia dell'ambiente ).
    Metterci la faccia è sempre lodevole, ma spesso può nuocere ( a quel punto meglio usare un alias o essere anonimo ).
    Ognuno a casa propria è libero di fare quello che vuole ( nel rispetto degli altri ), francamente mi chiedo quando vedo in rete commenti, foto e filmati quale impatto per loro possono avere ( soprattutto se pensando di essere spiritosi parlano a ruota libera ).
    Come sempre è colpa del sistema che non capisce oppure certi comportamenti sono "oltre le righe"
    e poco graditi, magari a quella persona che decide se rinnovarti la collaborazione o assumerti?.

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  2. Vedi il problema credo che sia tutto di chi incautamente mette in piazza informazioni che possono danneggiarlo e volutamente dico in piazza e non in rete.

    Facciamo un esempio estremo: una banca sta per assumere un cassiere e viene a sapere che uno dei candidati ha raccontato all'osteria di avere un sistema infallibile per rubare nella casa. Cosa fa lo assume?

    Io molti anni fa lessi su un newsgroup il messaggio di un signore che dichiarava di venire a fare un colloquio nella mia società perché non trovava altro a casa sua, ma non appena avesse trovato vicino a casa ci avrebbe piantato in asso anche a metà di un progetto perché per lui stare a casa era più importante.

    Ho annullato il colloquio e credo di avere fatto bene visto che questo signore non solo aveva intenzioni non positive per la mia azienda, ma era così cretino da vantarsene in rete.

    bob

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  3. ti leggo sempre volentieri, roberto. E quanto dici è verissimo. Il discorso Facebook e contenuti e proprietà di quello che viene messo dentro e consapevolezza delle informazioni che si passano attraverso la rete, anche io lo faccio da quando è esplosa la moda di Facebook. Nel senso, anche prima dei fatti recenti di policy e cambiamenti di policy...su Facebook era già chiaro che ogni contenuto, oltre che diventare dominio di Facebook, diventava da subito di dominio pubblico. Nulla di meno pubblico di quanto chi possiede un blog, un twitter, un friendfeed, un flickr ecc. già non abbia per mostrare al mondo se stesso e le sue cose.

    Solo che manca la consapevolezza (anche in chi pensa di conoscere la rete solo perchè la usa da più tempo).

    La consapevolezza di essere su uno spazio che è realmente pubblico e che NON DIMENTICA, dal momento che replica (o si viene replicati anche indipendentemente dalla nostra volontà).

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  4. Da laureato al Politecnico ti leggo sempre con piacere (mi permetto di darti del tu). Concordo sulle osservazioni legate all'oblio e il paragone con i supporti cartacei che hai fatto. C'è però una osservazione da fare: se, per errore, venissi coinvolto in una indagine per un qualche reato abbietto e un giornale pubblicasse la notizia sulla sua versione on-line e poi venissi scagionato e lo stesso giornale la pubblicasse solo su quella cartacea, come la mettiamo con una futura ricerca by Google o altro motore di ricerca? Finirebbe che io sono l'indagato e nessuno saprebbe che non lo sono più. Dirai: è lo stesso per chi si ferma alla prima pagina del giornale in emeroteca. Vero, ma la rapidità con cui un mezzo come il motore di ricerca fornisce l'informazione sbagliata non giustificherebbe un mio diritto a vederla eliminata? Dato il mio lavoro (ICT, web apps developer e SI developer) so che la mia domanda è più filosofica che praticamente realizzabile, ma la possibilità mi spaventa lo stesso.

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  5. @roberto Hai ragione, il problema sussite, ma anche sulla carta hai mai visto un giornale dare ad una smentita la stessa rilevanza che hanno dato alla notizia?
    Certo più potente il sistema, più pericolose le deviazioni, ma questo è normale e difficilmente evitabile!

    bob

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