giovedì, marzo 12, 2009

Ciclostilato in proprio


Negli anni sessanta le fotocopiatrici erano macchine costose e rare, per la produzione  di documenti in molte copie si usava il ciclostile. Era una macchina infernale che richiedeva la battitura del testo con una macchine per scrivere senza nastro che letteralmente tagliava le lettere incidendole in un foglio di carta incerata, la matrice, che poteva anche essere incisa a mano con una specie di punteruolo per fare disegni, opzione questa molto usata per i titoli visto che il corpo del carattere del testo era sempre e solo quello della macchina per scrivere. La matrice incisa veniva messa su di un rullo inchiostrato che fatto girare con una manovella (esistevano anche macchine elettriche, ma quelle erano per i ricchi, richiamava la carta foglio a foglio, la stampava facendo passare l'inchiostro nelle incisioni, e lo risputava dall'altra parte.

La carta era ruvida, giallina e molto spugnosa perché doveva assorbire l'inchiostro per non lasciare troppe macchie sul retro del foglio successivo.  Indimenticabile.

Per me l'odore di inchiostro, i colpi secchi della manovella e il frusciare della carta che esce sono la madeleine  di anni di grandi ideali.


Il parallelo con lo spirito del blog mi è piaciuto tanto da aggiungerlo al nome del mio blog!

Chi ciclostilava si riconosceva per le immancabili macchie di inchiostro, era un inchiostro denso e oleoso, che aveva sulla punta delle dita.

Organizzazioni politiche, parrocchie e società facevano allora larghissimo uso di quel mezzo di comunicazione.

Per non incorrere nelle maglie delle leggi sulla stampa in fondo a ogni pagina si metteva la scritta "ciclostilato in proprio", spesso abbreviato con "cicl in prop".


Questo mi è venuto in mente questa mattina leggendo un articolo sulla recente sentenza della Cassazione che afferma i blog ed i loro commenti non essere stampa , ma semplici bacheche personali.

Non sono un legale e aspetto di vedere cosa ne diranno gli esperti, ma devo dire che io trovo la cosa assolutamente logica e forse potrà essere utile per tamponare qualche delirante iniziativa parlamentare che va nella opposta direzione.

Credo che per quanto attiene ai blog si faccia, come spesso succede, una grande confusione tra il paradigma e lo strumento.

Il blog nasce come diario dove all'inizio si mettevano link di pagine visitate e consigliate ai lettori. Si passò poi ai diari personali dove mettere qualsiasi cosa si volesse condividere con altri.  Questi sono i veri blog e a questi si applica benissimo, a mio modo di vedere, la sentenza.

Qualcuno usa invece gli strumenti nati per il blog per vere e proprie iniziative editoriali solo perché sono sistemi di gestione dei contenuti facili da usare e molto economici.  Qui del blog c'è solo lo strumento, ma si tratta di altro.

Pretendere norme identiche per questi due diversissimi usi dello strumento è un poco come pretendere di dare norme uguali alle automobili e ai carri armati solo perché si tratta di autoveicoli!

bob

PS Il ciclostile venne brevettato da Thomas Alva Edison con il nome di "mimeografo" nel 1876.

5 commenti:

  1. bello il ciclostile! ne ho uno tedesco degli anni 70. bello e funzionante!

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  2. Complimenti e grazie per avermi ricordato un attrezzo di tortura, mezzo scassato, che ho dovuto usare ogni giorno in maggiorità, da soldato semplice addetto alla dattilografia (oltre a dare lezioni di matematica e fisica alla figlia del colonnello - 1,20x1,20).
    Scoprii allora che l'inchiostro era un eccellente lucido da scarpe nero.
    Un abbraccio
    raffaello

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  3. sembra una buona notizie, ma in tutto questo ADUC insiste a sosteneere la tesi opposta ed anzi dice che "... ci rivolgeremo alla Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo".

    Dobbiamo preoccuparci?

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  4. Il problema e' che, come sempre in Italia, ogni procura e ogni tribunale va per conto suo.
    Le motivazioni alla sentenza di condanna dell' scorso anno per Carlo Ruta ne sono un esempio.
    Chi fosse interessato puo' trovarle qui.

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  5. Peraltro, non lo si scrive sulla home dei blog che non si tratta di prodotto editoriale in quanto aggiornato bla bla bla, per non rispettare gli obbilghi di un prodotto editoriale?

    Quindi non si puo' pretendere la botte piena e la moglie ubriaca.

    Che poi la legge italiana sulla stampa risalga al fascismo e abbia bisogno di un'ampia revisione è anche vero ma finché c'è è legge dello stato. E non credo sia ragionevole aspettarsi di questi tempi una revisione in senso più moderno e libertario.

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