mercoledì, febbraio 24, 2010

Fa più rumore un albero che cade...


Lao Tse, primo filosofo della filosofia Tao, seicento anni prima di Cristo affermava che un solo albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce.

Ci pensavo in questi giorni osservandola rilevanza mediatica data a una vergognosa pagina su Facebook.

Una pagina scritta da qualche idiota e sottoscritta da altri suoi degni compagni è finita su giornali e televisioni come se fosse la cosa più importante successa in rete negli ultimi giorni.

Un'altra cosa mi è venuta in mente: DNFTT ("do not feed the trolls") che usavamo all'inizio degli anni novanta sui newsgroup per affermare che le persone che cercano solo visibilità scrivendo cosa provocatorie e demenziali si zittiscono solo lasciandoli perdere e non alimentando la loro voglia di farsi vedere!

Spero che in questo caso, finalmente, gli autori della pagina e dei messaggi siano scovati e rigorosamente puniti perché questo potrebbe essere un buon metodo per fare capire che in rete nessuno è, almeno agli occhi della magistrature, anonimo, ma temo che ancora una volta spenti i riflettori tutti se ne dimenticheranno.

bob

PS Qualcuno sostiene che che le centinaia di iscritti al gruppo fossero entrati solo per poterlo contestare. La cosa è bizzarra da un lato perché fa pensare che la rete sia piena di idioti, dall'altro perché purtroppo non è vera: quando è scoppiata la bagarre io sono andato a vedere la pagine e ho notato, con grande fastidio, che la stragrande maggioranza dei messaggi scherzava rincarando la dose del demenziale messaggio.

2 commenti:

  1. Beh, i newsgroup hanno educato una grossa fetta di noi internettiani di prima (o forse seconda, è meglio) ora. Usenet e la sua netiquette ci hannoe ducato su tante cose. Come la regola "DNFTT". Sono stato per molto tempo un riferimento su it.comp.software.cad, e ricordo la gente che veniva a chiedere notizie di come aggirare le protezioni dei software, quando fare questo era molto difficile e di nicchia, e mi ricordo il modo in cui si rispondeva a questi messaggi, facendo capire che un newsgroup non era un psoto anonimo, ma era come uan piazza, e nessuno andrebbe, per esempio, in piazza a chiedere come uccidere il proprio rivale. E' stata una palestra che ci ha lasciato un modo di vedere la rete, dove alla fine ci si conosceva, si sapeva chi era, e c'erano delle regole comportamentali, insomma allo stesso modo del mondo "degli atomi" (come sei solito definirlo). Noto che negli internettiani 2.0 (chiamiamoli così per velocità di definizione) queste regole sono saltate, la rete è un non-luogo dove qualsiasi cosa è permesso, dove l'anonimato è un diritto e la difesa dell'opinione è un diritto altrettanto forte quanto la impunità delle conseguenze.
    Spero anche io che glia utori e gli iscritti a quel gruppo vengano perseguiti, se non altro come esempio, che la rete non è un non-luogo, che le regole di civile convivenza valgono anche qua, e che si possa finalmente capire che le peculiarità di un media non garantiscono che se ne possa fare un uso indiscriminato e senza conseguenze.

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  2. Sinceramente, se internet non mi desse il pane che mangio, non ci passerei tutto il tempo che ci passo. anche se, purtroppo, credo che quel che si legge in massima parte nei social network e non solo sia il fedele specchio dei tempi attuali (tranne rare eccezioni, certo, come in questo caso).

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