lunedì, gennaio 10, 2011

Della iper-semplificazione dei messaggi...


Una delle caratteristiche della rete che più mi sembrano negative è la tendenza dei blogger a trasmettere messaggi semplificati, tanto semplificati spesso da perdere il loro contenuto reale e quella di innamorarsi in modo acritico di concetti indipendentemente da qualsiasi discussione nasca intorno al loro valore.

L'opera di McLuhan viene per esempio sostanzialmente ridotta alla semplice e poco significativa frase "Il medio è il messaggio" dimenticando le 330 bellissime pagine che stanno intorno a quella frase e che di fatto dicono una cosa molto più logica.

Qualcuno cita ancora la teoria di Carr della "coda lunga" ignorando completamente che la realtà dei fatti e lavori di economisti veri hanno dimostrato che la descrizione del fenomeno è corretta, ma le relative conclusioni sono assolutamente scorrette.

In questi giorni si parla, a fronte di un assurdo servizio denigratorio del TG5, della inattendibilità di Wikipedia.

Premesso che sono convinto personalmente che l'enciclopedia nata dalla collaborazione degli utenti è utile e affidabile quanto basta, chi ne parla riporta un articolo di Nature che in genere viene liquidato con la frase "poche trascurabili differenze".

Peccato che il lavoro non dice assolutamente questo ed addebita a Wikipedia un tasso di errore del 33% superiore a quello della Brittanica, il tutto limitato a poche voci, solo scientifiche e senza fare distinzione tra un errore e una altro: errori e imperfezioni hanno tutti lo stesso peso, cosa palesemente assurda.  Peraltro la cosa è stata ampiamente discussa in rete e vale la pena leggere la confutazione citata nel link.

Ma per alcuni blogger tutto si riduce a "poche trascurabili differenze".

Va detto che questo atteggiamento i blogger lo hanno certamente preso a prestito dai giornalisti, portandolo spesso alle estreme conseguenze.  Difficile dire come mai questo accada, personalmente penso che molto nasca dal fatto che quando si comincia a scrivere in rete si viene colti dalla tentazione di parlare di qualsiasi argomento sia contemplato nello scibile terrestre  e qualche volta sembra anche venusiano. Forse dovremmo imparare a resistere...

4 commenti:

  1. In effetti... Pochi giorni fa mi sono ritrovato a discutere con altre persone circa l'uso del goto (sic) con diversi che hanno tirato in ballo Dijkstra.

    Oh, ce ne fosse stato uno che avesse letto quello che ha scritto (ed è tanta - e bellissima - roba!), che parlasse di metodi formali postulazionali, di Floyd-Hoare, e di come il goto non sia contemplato in quel metodo formale (e di perché stesse tanto a cuore ad EWD ovviamente). :-P

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  2. Concordo, molti riducono la programmazione strutturata a un banale "si toglie il goto" senza considerare che i goto ci possono stare benissimo, basta che non siano spaghetti, ma strutture di controllo normalizzate.

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  3. Concordo, l'uso-abuso del goto è controproducente: cosa intendi con strutture di controllo normalizzate ?

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  4. While, Do-While, For, etc... sono tutti simulabili col goto. Se simuli un ciclo while con una label ed un paio di goto non ottieni qualcosa di sensibilmente meno leggibile (e intellegibile!) del while stesso. E nel caso della logica di Floyd-Hoare, puoi ancora usare i teoremi per dimostrare che date le precondizioni il programma rispetta le postcondizioni.

    Se invece inizi a saltare qua e là come la vispa Teresa tra l'erbetta, salta sia la leggibilità che la dimostrabilità. A Dijkstra, per inciso, interessava quest'ultima. :-P

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