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mercoledì, gennaio 12, 2011

Un mondo di reti aperte, ma quando mai!


L’inizio di quest’anno ha visto la abolizione di alcuni degli articoli della “legge Pisanu” e in particolare di quelli che imponevano a chiunque offrisse connessione di rete a terzi la identificazione di chi veniva autorizzato ad accedere alla rete con tanto di conservazione della copia di un documento di identità.

Non sono particolarmente esperto degli aspetti legali della cosa e da quello che leggo in rete non mi sembra che siano ancora del tutto chiari (pare che ci siano altre norme che impongono il riconoscimento dell’utente) , ma io francamente l’entusiasmo che sembra avere preso molti dei “guru” della rete di casa nostra non lo condivido comunque.

Leggendo le affermazioni trionfali che si trovano su blog, giornali e che si sentono persino in televisione l’idea che ci si fa è che questa famigerata legge sia stata una palla al piede addirittura per lo sviluppo economico del nostro paese e che finalmente, come succede all’estero, l’Italia verrà coperta da una rete WIFI capillare e gratuita grazie alla quale saremo tutti connessi in permanenza indipendentemente da dove ci troviamo.

La cosa sarebbe certamente entusiasmante se solo fosse vera!

Cosa succede all’estero? In Giappone, in USA, in Francia, in Svizzera e in Inghilterra reti del genere esistono solo in qualche località piccina installate dai comuni, ma sono una eccezione e non la norma. Certo esistono locali come McDonald’s e Starbuck che offrono accesso gratuito ai loro clienti e qualche albergo, anche se va detto che stragrande maggioranza fa pagare la connessione e la fa pagare salata: ero a Londra per le feste e la connessione in albergo costava la bellezza di 15 sterline al giorno!

Durante le feste ho passato qualche giorno a Londra, a parte come dicevo qualche locale di connessione diffusa, aperta e gratuita nemmeno l'ombra!

Questa è il risultato della ricerca di reti nel centro di Piuccadilly Circus:



Questo non vuole dire che le reti non ci siano, la Francia per esempio è coperta in modo molto capillare da una rete SFR, ma io riesco ad utilizzarla solo perché ho un contratti con SFR e di conseguenza sono riconosciuto e pago questo servizio insieme al mio contratto telefonico, lo stesso per Londra con la rete O2. In buona parte della città si accede, dopo avere però stipulato un contratto:



Qualcuno sulla scorta dell’entusiasmo è finito persino in televisione vantando di coprire con la propria connessione e con l’uso di una antenna professionale una importane piazza di Milano. La cosa è lodevole e non possiamo che ringraziarlo, peccato però che tutti i contratti di fornitura vietino espressamente la cessione del servizio a terzi esattamente come vietano la cessione per esempio di energia elettrica al vicino di casa! A questo si aggiunge il fatto che aprendo a terzi sconosciuti la propria connessione si diventa responsabili delle loro attività illecite in rete. Cosa succede se per scherzo vado sotto casa del mio amico e mi collego a qualche sito pedofilo scaricandone le fotografie? Cosa succede se per insultare qualcuno o per perseguitarlo in rete uso la sua connessione? Chi rischia la incriminazione per scambio di materiale pedopornografico o per stalking, due reati non certo banali?

Wired, sempre pronta ad abbracciare le cause più improbabili, ovviamente si è affrettata a coprire con le sue antenne e la sua connessione niente meno che Piazza Cadorna, centralissima piazza milanese.

Credo francamente che poco cambierà e che il tanto sbandierato effetto sulla economia del nostro paese purtroppo non ci sarà.

Del resto c’è da chiedersi che senso abbia pensare di utilizzare una pletora di reti WIFI quando con qualche cosa come un euro al giorno, anche meno, mi posso oggi collegare alla rete cellulare dati con performance più che accettabili almeno per la navigazione che ha senso fare da dispositivi mobili.

Facevo qui considerazioni simili un paio di anni fa di ritorno da un viaggio in Giappone e un lettore mi scrisse che ero matto a pensare che la connessione WIFI non servisse e che è una tecnologia utilissima. Preciso che sono assolutamente d’accordo, è una tecnologia matura e insostituibile a casa, negli uffici e probabilmente in alberghi e centri congressi (gratuita), ma non è particolarmente adatta per la copertura di aree pubbliche vaste.

sabato, settembre 04, 2010

Sperimentazione WIFI a Milano, ma cosa diavolo c'è da sperimentare?


Sul Corriere di ieri ci viene annunciato l'inizio di una sperimentazione per la installazione di hot spot wifi gratuiti nel centro di Milano.

A parte il fatto che una sperimentazione, invero piuttosto dubbia, a Milano cìè già stata e che alla fine della sperimentazione è stato smantellato tutto, mi chiedo cosa diavolo ci sia da sperimentare.

Se andiamo su qualsiasi dizionario, qui quello Hoeply, ci dice cosa vuole dire sperimentare:

sperimentare
[spe-ri-men-tà-re]
meno com. esperimentare; ant. spermentare
(speriménto)
A v. tr.
1 Sottoporre a esperimento qualcosa, allo scopo di valutarne la qualità, le proprietà, le capacità e sim.: s. una macchina; s. la potenza, la resistenza di un motore; s. l'efficacia di un farmaco, di un rimedio; s. un nuovo metodo di coltura
‖ SIN. verificare, saggiare

La tecnologia WIFI e la copertura di aree cittadine è oramai una cosa comunissima, non va dunque sperimentata, va banalmente fatta...

Tra l'altro l'idea della registrazione e della navigazione solo per un'ora è molto bizzarra e non ha alcun senso: il modello di uso è un altro, io giro per la città e mi collego quando ho bisogno di qualche cosa.  Visto che abbiamo la legge Pisanu va bene la registrazione, ma che si permetta alla gente di farla una volta sola, non a ogni ora di collegamento.

Milano meriterebbe decisamente di più...

bob

PS Io resto comunque del parere che le reto pubbliche wifi siano pienamente superate dalla già presente e perfromanete rete cellulare, il solo problema sono le tariffe che altrove sono state ampiamente abbassate.

venerdì, novembre 27, 2009

Aspettando Godot...




Gira in rete da qualche giorno la carta dei 100 che chiedono la abolizione della legge Pisanu dando per scontato che questa sia la colpevole della arretratezza del nostro paese nell'uso delle connessioni alla rete.

Non facendo parte della elite della rete nessuno mi ha chiesto di firmarla, ma leggendola mi sono chiesto se lo avrei fatto e la risposta è stata: no!

Il problema è che la carta è basata su considerazioni fuorvianti ed alimenta quella che io chiamo la sindrome di Godot.

"Aspettando Godot" è una bellissima piece teatrale di Samuel Beckett che descrive sotto metafora l'atteggiamento di molte persone che rischiano di non vivere il presente perché sono sempre in attesa di qualche cosa di meglio.

Questa sindrome è presente nella rete da sempre, fino a qualche tempo fa il feticcio è la larga banda, da un po' di tempo è diventato, almeno in Italia, la libertà della connessione WIFI in luogo pubblico.

Qualora avessimo una bella WIFI pubblica e libera certamente i guru della rete troverebbero un'altra motivazione per lamentarsi perché lamentarsi è facilissimo, fare un po' meno facile!

Siamo davvero sicuri che il principale ostacolo alla diffusione della rete sia il fatto che non ci possiamo connettere per strada?

Francamente non lo credo proprio. Chi davvero ha bisogno di connettersi dovunque può fare per poche decine di euro al mese un contratto flat o quasi flat che gli permette di collegarsi alla rete cellulare con velocità più che adeguate alla navigazione che ha senso fare per strada.

Senza contare che la rete cellulare copre praticamente il 100% del territorio utile e che posso restare connesso anche in movimento.  A Tokio il problema della connettività mobile è stato risolto non con WIFI libere, ma con contratti flat con tariffe molto contenute.

La scarsa diffusione delle connessioni WIFI libere è dovuta alle difficoltà provocate dalla legge Pisanu?

La verifica della identità può essere fatta molto semplicemente utilizzando un telefono cellulare, si mette il numero nella pagina del captive server, la prima che appare nel browser quando accediamo a reti WIFI protette, in pochi secondi arriva un codice sul telefono che sblocca la connessione, il tutto basato sul fatto che per avere un cellulare mi sono fatto identificare dal provider.

E' una cosa si una semplicità disarmante che aggiunge al progetto costi marginali visto che lo stesso server può identificare gli utenti di una marea di punti di accesso.

Se qualcuno di voi conosce una persona che gira con il suo PC a cercare bolle WIFI alle quali collegarsi e non ha un telefono cellulare in tasca me lo faccia conoscere e offro in aperitivo a entrambi!

Francamente non credo che se la legge Pisanu verrà abrogata vedremo la fila dei provider nelle nostre piazza che litigano per installare le antenne, in realtà non credo cambierà nulla perché se i provider le avessero volute installare lo avrebbero già fatto da tempo usando l'autenticazione via cellulare.

I "don Chisciotte" del libero WIFI spesso basano le loro argomentazioni su leggende metropolitane.

Quello delle "città europee" tutte coperte dalla rete WIFI libera è solo una leggenda metropolitana. Si certo qualche area coperta c'è, ma la copertura globale è solo nella fantasia di qualcuno.  In Francia per esempio le reti aperte sono pochissime e la conferma della legge hadopi ne sta provocando la chiusura. Collegarsi comunque non è difficile, io con qualche euro al mese in più sul mio contratto cellulare SFR mi collego alle reti Neuf che sono generosamente sparse nelle città francesi.

Venezia città coperta da WIFI.  Basta andare a vedere sul sito del comune di Venezia: la copertura è concentrata sul Canal Grande e in pochi campi, la stragrande parte della città non è coperta.  La logica è tra l'altro bizzarra: se capisco l'utilità di collegarsi da un bar per cercare un luogo o l'orario di un museo l'utilità del collegamento dal vaporetto o dalla gondola mi sfugge: in vaporetto tutto il canale si percorre in una decina di minuti, se devo tirare fuori il PC, se lo devo accendere e mi devo collegare mi restano al massimo tre o quattro minuto di navigazione, vale il gioco la candela?

La WIFI di Venezia è stata un grande attrattore di bufale: la giornata della inaugurazione è stata dedicata alla corte suprema francese simbolo di libertà in quanto aveva respinto la legge delle tre sconnessioni da qualcuno che probabilmente fermandosi ai titoli dei giornali non aveva capito che si trattava di un vizio procedurale, la legge è stata poi modificata e confermate senza alcun cambiamento sostanziale!

Certo la rete è un grande piacere per chi sul Canal Grande, come i miei genitori, ci abita, ringrazio sinceramente il comune, ma forse il denaro poteva essere speso meglio...

Il ministro Brambilla vuole abolire la legge Pisanu.

Qui prima di innamoramenti e trionfali comunicati forse varrebbe le pena leggere la proposta di modifica.  La ineffabile ministra non propone la abolizione della identificazione obbligatoria del cliente che si connette, ma solo quella della richiesta da parte degli alberghi e simili di una autorizzazione alla Questura per installare WIFI con relativo balzello.

Al fine della promozione turistica sarebbe molto più importante convincere gli alberghi a dare la connessione e sopratutto a non fare pagare le cifre invereconde che vengono oggi chieste in Italia, la connessione dovrebbe essere gratuita con l'acqua e la luce elettrica!


Ciò detto resto del parere che la carta dei cento non abbia molto senso...

bob

Resta un mistero perché voler limitare la cosa a 100 firmatari, è un numero tondo che fa spettacolo e attira l'attenzione, ma che senso ha?

mercoledì, novembre 25, 2009

WIFI a Milano, le comiche...




Oggi pomeriggio il nostro sindaco, la signora Moratti, ha risposto su C6TV, tra l'altro, a una domanda di Michele, ascoltare il filmato mi ha lasciato basito.

La domanda è sostanzialmente: quando Milano verrà coperta come Venezia e come la maggior parte delle città europee da una rete WIFI?

Innanzitutto va detto che tutto questo trionfalismo sulla copertura di Venezia non ha alcuna ragion di essere, la copertura è sul Canal Grande e in alcuni campi come si può vedere dalla mappa pubblicata dal comune.  Farla diventare la città più connessa d'Europa è un eccezionale lavoro di fantasia!

La "non" risposta del nostro sindaco, che di fatto ha detto solo che ci stanno pensando, ma non ha fornito alcuna previsione reale su quanto succederà nella nostra città dove, tra parentesi, anche la copertura al parco pare sia sfumata, la "non" risposta dicevo contiene delle affermazioni surreali.

Secondo la ineffabile Moratti la rete WIFI sarebbe una specie di ameba che parte da un punto e poi si allarga progressivamente, il Politecnico starebbe studiando dove mettere questa specie di "seme" per fare in modo che la rete germogli bene.

Francamente con tutta la buona volontà non riesco a capire il fenomeno.  Forse qualcuno dovrebbe fare sapere al sindaco che le antenne posso metterle dove voglio e, come logico, non addensarle, ma coprire aree strategiche.  A Parigi per esempio stanno installando quattrocento antenne, ma non si sono posti il problema del miglior punto per partire...

La Moratti ci insegna anche che esistono WiMax e trasmissione su linea elettrica.

WiMax non è particolarmente adatto all'uso mobile, nasce per collegare punti remoti difficilmente raggiungibili con fibra o cavo, del resto quanti di voi hanno WiMax sul proprio portatile?

Quella della connessione su linee elettriche è la comica finale: l'idea è quella di riempire la città di spine alle quali l'utente con un modem non pensato certo per essere portatile attacca la spina?  Lo sa il sindaco che per collegarsi bisogna essere sulla stessa fase del primo trasformatore, a meno che non vengano installati migliaia di accoppiatori?

L'entusiasmo per l'intervento della Moratti mi pare francamente piuttosto mal posto!

domenica, luglio 05, 2009

Venezia, rete e disinformazione...


Questa mattina ho trovato sul mio aggregatore il post con il filmato che Zampe ha fatto a Venezia in occasione del BateoCamp e sono rimasto un poco stranito sopratutto dale dichiarazioni del vicesindaco Michele Vianello.

A un certo punto del discorso, se ho capito bene, Vianello afferma il P2P essere la corrispondenza di oggi e che di conseguenza in base all'articolo 15 della nostra costituzione non va limitato e poco più vanti afferma addirittura che deve essere gratuito.

Dunque: nessuno vuole impedire il P2P, quello che si vuole, secondo me giustamente, impedire è il trasferimento di opere protette dalla legge sul diritto d'autore. Possiamo discutere se questa protezione sia giusta o sbagliata, possiamo opinare sulla interpretazione e lavorarci, ma una volta arrivati alla conclusione che scambiare qualche cosa è vietato dalla legge il divieto deve essere fatto rispettare che si tratti di un DVD venduto per strada o di un film condiviso in rete.

Del resto Vianelli dovrebbe leggersi non dico tutta la costituzione, ma almento per intero gli articoli che cita per intero:


Articolo 15

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.


La limitazione è controllata, ma prevista e applicata.

Gratuito? A me sembra che la corrispondenza si paghi!

La giornata è stata dedicata nientemeno che alla Corte costituzionale francese che avrebbe impedito il controllo e le limitazioni sulla rete. Anche qui una lettura dei documenti che si citano prima di citarli sarebbe saggia!

La Corte non ha opinato minimamente sulla correttezza della disconnesione dalla rete di chi trasferisce illegalmente opere protette dal diritti d'autore, la Corte ha opinato sulle modalità affermando essere il distacco corretto solo se stabilito da un giudice e non dal comitato Hadopi.

Non conosco Vianello e non so quanto sappia di rete, ma affermare che i Blogger sono persone che "lavorano" sulla rete non da una grande impressione di approfondita conoscenza: i blogger sono per la stragrande maggioranza persone che la rete la usano per comunicare e fanno altro nella vita.

Molto meglio devo dire l'intervento di Cacciari sopratutto quando mette in guardia dai pericoli di un approccio ideologico alla rete.

Quando ho letto sui giornali e sentito alla televisione che Venezia è tutta coperta sono stato molto felice, quando ho visto la copertura un poco meno, si tratta ancora di una cosa molto modesta: il canal grande e pochi campi, la maggior parte delle abitazioni sembrano non ricevere alcun segnale. La cosa è un poco bizzarra se si pensa che la rete è stata pubblicizzata come qualche cosa per i residenti: non pretenderanno che i residenti per navigare debbano scendere in campo o viaggiare sul vaporetto spero!

bob

PS Vianello non sarà mica il fotografo che ha messo sotto ogni pagina del suo sito questa frase?
Le immagini pubblicate in questo sito sono di proprietà dell'autore fotografo e sono protette dalla legge sul Diritto d'Autore, n.633/1941 e successive modifiche. La riproduzione deve essere espressamente autorizzata dall'Autore, anche in rispetto della legge n.128/2004
Perché se per caso fosse lui la sua battaglia per il libero e incontrollato scambio di file in P2P sarebbe paradossale!

sabato, luglio 12, 2008

Sono tornato...

Forse non se ne è accorto nessuno, ma da parecchie settimane non scrivo complice il fatto che sono stato un poco in giro per il mondo.
Il periodo più lungo lo ho passato in Giappone, un paese che io amo moltissimo e che credo sia sempre interessante da vivere: luoghi magici, cibo eccezionale, persone gentilissime e una organizzazione che rasenta la il maniacale, ma che rende la vita molto più facile.
I treni per esempio hanno dell'incredibile: altissima velocità, frequenti su tutte le tratte, comodissimi e molto facili da usare anche per chi non conosce la lingua. Sei minuti di ritardo su una tratta di 450 km è un problema e il capotreno si scusa a profusione con i passeggeri... proprio come sul Milano - Roma.
Il primo giorno a Tokio sono uscito con nello zaino il mio Asus 700 (si amo gli ultraporatili e spero presto di passare all'Acer che ha una marcia in più...), mi sono seduto su una panchina nel parco, ho accesso la macchina ed ho lanciato la ricerca di reti WIFI immaginando che in una città tanto tecnologicamente avanzata avrei trovato reti libere dappertutto.
Sbagliavo, pochissime reti chiuse, nulla di pubblico. Cambio parco: lo stesso e niente reti e nulla ne da Mc Donald's ne da Starbucks! Anche in albergo la connessione in camera è fatta con un cavo Ethernet.
Dopo qualche giorno sono stato intervistato dal capo redattore di PC Magazine Japan e alla fine bevendo un tea le ho chiesto come mai Tokyo non fosse coperta di reti WIFI gratuite come mi ero immaginato. Ha aperto la borsa, ha tirato fuori il suo PC, si è collegata in un attimo e mi ha fatto osservare che il collegamento alla rete cellulare in Giappone è velocissimo e soprattutto molto economico ragion per cui non si sente il bisogno di andare a mettere nuove antenne con tutte le complicazioni realative. L'unico progetto che mi ha citato è quello della rete sullo Schinkansen, il treno ultraveloce, perché quando ci si muovo a più di trecento chilometri l'ora la connessione con la rete cellulare tende ad essere instabile.
Il giorno dopo girando per i grandi magazzini di informatica di Akihabara, un intero quartiere dove si vende solo tecnologia, mi sono reso conto di quanto sia facile ed economico fare un abbonamento flat dati alla rete mobile (decine di euro al mese al massimo) e come spesso un intero anno di connessione sia compreso nel prezzo di un nuovo PC.
Fuggetta qualche tempo fa espose questa teoria, molti non erano d'accordo, ma credo che la realtà di paesi come il Giappone tendano a dargli ragione.
In fondo ragionandoci bene la tecnologia c'è, le antenne sono onnipresenti: si tratta solo di dare una aggiustatina alle tariffe, ma i volumi potenziali molto alti dovrebbero proprio convincere i provider di telefonia cellulare a muoversi su questa strada e forse anche da noi le reti WIFI saranno relegate nelle case e negli uffici mentre per la connessione dai luoghi pubblici useremo solo la rete cellulare.
Del resto io da molto tempo mi collego quando sono fuori casa quasi esclusivamente con il mio contratto "3" che mi da 5 GB al mese, molto più che sufficienti per gestire la posta e per quella poca navigazione che mi serve fare mobile.
bob

giovedì, febbraio 21, 2008

Parole, parole, parole...

Leggo sul blog di Stefano una dichiarazione di tal Zingaretti che si candida alle prossime elezioni e promette la copertura WIFI dell'intera provincia di Roma.

Al di là del fatto che ci sarebbe molto da discutere sulla necessità di coprire l'intera provincia e sul fatto che sia dappertutto WIFI la tecnologia da scegliere questo signore segue la solita fastidiosa onda che porta molti a considerare l'erba del vicino sempre e comunque più verde.

“Durante i miei anni a Strasburgoho avuto modo di girare il mondo e mi sono chiesto perche’ ovunque si vada, in qualsiasi citta’, e’ possibile aprire il computer portatile e collegarsi gratuitamente ad Internet, ma questo non e’ possibile a Roma. Anche a Dubai, citta’ nata in mezzo al deserto, il sistema Wi-Fi si sta diffondendo sempre di piu’”

Leggere questa affermazione farebbe pensare che questo signore non sia andato molto oltre Ladispoli e che comunque quando si è allontanato di più si sia dimenticato di portare il PC nello zaino.

La stragrande maggioranza delle città del mondo è coperta solo in modo molto parziale e molto spesso per nulla gratuito. Ben lontani siamo ancora dal "dovunque si vada, in qualsiasi città" che resta un sogno.

Non conosco la situazione di Dubai, ma mi viene da dire che quel "persino" è un poco "naive" perché l'essere nel deserto da solo in questo caso vantaggi, l'essere nuova e costruita da uno dei governi più ricchi del mondo pure.

Mi ha colpito la replica di Mantellini perché sembrerebbe credere nel mito anche lui.

bob

venerdì, novembre 30, 2007

WIFI, abbiamo solo da imparare!

Ho passato qualche giorno a Bratislava, capitale della Repubblica Slovacca, un paese che ha un Prodotto Interno Lordo pro capite che è la metà del nostro.

Nel bellissimo centro storico ci sono tre grandi bolle WIFI aperte: vai per esempio davanti al municipio, ti siedi sulla panchina, accendi il PC e sei immediatamente collegato per tutto il tempo che vuoi.

In albergo, non un albergo di gran lusso, ma un alberghetto molto carino del centro storico, nei 100 dollari che si pagano per la camera ogni giorno è compresa la connessione permanente alla rete sia in WIFI che con un bel cavo.

Tornando sono passato per Vienna. All'aeroporto ho accesso il mio Pc, ho cercato le reti, ne ho trovata una che mi sembrava avere un nome logico (Wireless Vienna Airport) mi sono collegato senza alcuna formalità e sono rimasto collegato per ore (l'aereo era in grande ritardo) anche grazie alle spine elettriche presenti vicino ad ognuna delle poltrone.

A Milano per collegarmi all'aeroporto devo pagare con procedure complicatissime e al parco mi devo identificare ogni tre ore, sempre che tutto funzioni.

Credo che dovremmo imparare!

Sul sito di Wolly trovo una risposta di Guglielmo alla segnalazione dei problemi riscontrati la settimana scorsa nel tentativo di connessione dal parco.

Ciao a tutti,
Come promesso oggi siamo stati al parco con una squadra di tecnici ed abbiamo compiuto diverse verifiche.
In effetti abbiamo riscontrato due anomalie:
- al Bar Bianco abbiamo sostituito un access point guasto.
- alla Triennale il personale della struttura aveva erroneamente spento l’apparato.
Per il resto tutto funziona correttamente anche se ci teniamo a ribadire che occorre essere nelle aree in cui il segnale è sufficientemente forte.
Speriamo di avere portato un pò di “luce” e vi invitiamo a contattarci direttamente per qualsiasi supporto.
Saluti
Se devo essere franco devo dire che questa risposta mi lascia un pochino perplesso.

Una segnalazione di più di dieci giorni fa viene affrontata ora?

Due apparati fuori uso e questi signori se ne accorgono solo quando a qualche blogger viene in mente di fare una prova? Ma non hanno nessun sistema di controllo?

Il Comune ha sbandierato ai quattro venti che il parco Sempione è coperto da un servizio WIFI ed ora mi dicono che devo andare a cercare le zone dove il segnale è più forte?

Ragazzi se non siete in grado di coprire tutto il parco segnalate almeno dove è la copertura: a Bratislava la Primaciàne Nemesti, la piazza del municipio, è coperta tutta, nelle vie laterali qualche volta arriva e qualche volta no: è così che si deve lavorare.

La identificazione ogni tre ore è una vera follia: la legge impone di identificarmi, bene identificatemi, ma poi lasciatemi collegare per un anno non per tre ore.

Credo davvero che una città come Milano abbia ancora tanto da imparare per esempio da Vienna e da Bratislava e forse varrebbe la pena spendere più tempo per farlo piuttosto che per scrivere trionfalistici comunicati stampa.

bob

Qualche esperimento...