domenica, ottobre 07, 2007

WEB 2.0, ancora non capisco, ma c'è qualcosa da capire?

L'unica definizione accettabile di WEB 2.0 è che si tratti di tutto quello che di nuovo e di vecchio nella rete c'è da quando è stato usato la prima volta.
Ci serve davvero un termine tanto fumoso e inconsistente?

Da tempo mi chiedo e vado a chiedendo in giro che qualcuno mi spieghi che cosa diavolo è questo WEB 2.0 di cui tutti parlano dando spesso l'idea di sapere bene di che cosa parlano. Nei fatti non sono mai riuscito a trovare una definizione accettabile, ma ne ho ricevuto sempre molte e diverse e nei fatti quando di un fenomeno esistono più definizioni tanto diverse è come non averne nessuna.

Qualche giorno fa mi ha colpito leggere sul blog di Stefano Epifani la storia di una studentessa che lui ha bocciato a un esame universitario perché incapace di dare una definizione di WEB 2.0.

Ebbene confesso che questa studentessa ha tutta la mia solidarietà. Quando uno studente non risponde mi sento sempre in dovere di accennare alla risposta che mi aspettavo: mi chiedo quale possa essere la risposta che Stefano ha indicato.

Francamente alla stessa domanda l'unica risposta che mi sentirei di dare è questa: "WEB 2.0 è un termine molto di moda ed è un modo molto vago di definire nel loro insieme tutte le novità della rete da un certo momento in poi".

Paolo mi segnala il noto l'articolo originale di O'Reilly che ho letto e riletto e che non trovo per nulla illuminante. Forse vale la pena ricordare come il fine dei quello scritto era quello di delineare gli argomenti per un convegno: è stata fatta una fotografia di tutte le novità che la rete presentava in quel momento e si è cercato un nome sexy per il convegno ed è saltato fuori il termine WEB 2.0!

Fin qui nessun problema, le cose si complicano e diventano fumose quando nasce la moda di definire con quel termine qualsiasi cosa nuova è saltata fuori in rete da quel momento in poi.

C'è gente che si definisce imprenditore WEB 2.0, gente che gira per le aziende cercando di convincerle a passare al 2.0, gente che giudica i siti e da strane e improbabili patenti di appartenenza alla famiglia WEB 2.0, ma nessuno che sappia veramente dire di cosa si stia parlando.

Il mio amico Alberto mi segnala come esempio due interessanti siti dove è possibile chiedere prestiti on line, ma francamente non riesco a dedurne una definizione accettabile: si tratta di applicazioni interessanti e per qualche verso nuove che utilizzano tutta una serie di tecnologie oggi disponibili, ma nulla di più.

Si trovano interessanti tentativi di definizione che però hanno bisogno di dieci punti scarsamente correlati tra di loro e che ancora una volta, in buona sostanza, ci dicono che WEB 2.0 è tutto quello che c'è di nuovo in rete. Un ottimo lavoro lo ha fatto per esempio Robin Good: leggendolo però ci si rende conto di come nei suoi esempi ci siano applicazioni realizzate con tecnologie che quando venne data la definizione di WEB 2.0 nemmeno esistevano!

Continuo a ritenere che si tratti di un termine molto di moda e molto fuorviante.

bob

PS riporto qui di seguito una parte della rubrica che tendo su PCMagazine e che tratta dell'argomento. Se a qualcuno interessa è in edicola in questi giorni.

E se la smettessimo di chiamarla WEB 2.0?

Da un po' di tempo a questa parte non si parla d'altro: la parola chiave della rete sembra diventata WEB 2.0. Si tengono convegni, si fanno conferenze, i consulenti girano per le aziende per convincerle ad una presenza in rete 2.0.
Qualcuno giudica i siti castigando quelli che non sarebbero 2.0 e ho visto addirittura qualcuno scrivere che una certa pagina “non ha i colori ed i pulsanti 2.0”.
Da qualche tempo ho impostato un Google allert per essere avvisato tutte le volte che su una pagina si parla di WEB 2.0 e giro per conferenze e barcamp chiedendo agli esperti cosa diavolo sia questo fantomatico oggetto del desiderio.
Confesso che letture e colloqui mi convincono sempre più che si tratti di un concetto inconsistente dai contorni sfumati il cui uso contribuisce solo a creare una certa confusione.
Il termine è nato nel 2004 in una conferenza dell'editore statunitense O'Relly come indicazione del fatto che la rete stava cambiando e che le novità sarebbero state moltissime, dai documenti reperibili in rete si capisce che non c'era alcuna intenzione di dare il nome a una specifica transizione: la rete, come tutti gli oggetti complessi evolve su fronti molto numerosi e diversi anche se tutti poi alla fine in qualche modo interconnessi.
Il primo tentativo di definizione di WEB 2.0 ha portato alla oramai famosa e condivisa frase “web as a platform”: la rete considerata cioè non solo un mezzo per condividere documenti, la sua iniziale connotazione, ma come strumento per lo sviluppo di vere e proprie applicazioni utilizzabili attraverso la connessione con protocollo TCP-IP.
Anche in questa definizione c'è, a mio modo di vedere, una notevole confusione. L'idea di passare sa pagine statiche, semplici documenti da consultare, ad applicazioni dinamiche è ben antecedente al 2004. Tentativi maldestri di rendere le pagine “vive” e pilotabili iniziarono fin dai primissimi anni e trovarono maturità con la adozione degli applet Java sulla macchina dell'utente e dei servlet Java sui server che permettevano di scrivere vere e proprie applicazioni sulla rete. Certo da allora le tecnologie sono enormemente migliorate ed ancora miglioreranno, ma si tratta di un cammino costante non di una precisa cesura alla quale è possibile dare un nome.
Le automobili sono nate con la manovella di avviamento, poi è venuto l'avviamento elettrico, poi il servosterzo, l'aria condizionata, l'accensione elettronica, ma non per questo abbiamo mai parlato di AUTO 2.0 o di AUTO 3.0!
Qualcuno lega la definizione di WEB 2.0 alla adozione di standard, ma si tratta di un visione stupida: la RETE fin dal primo giorno nell'oramai lontano 1969 si è basata su standard e a questo deve gran parte del suo successo.
Resta da capire come proprio chi definisce WEB 2.0 l'apoteosi degli standard possa poi considerare campioni dello WEB 2.0 siti come Second life che di standard non hanno NULLA.
Ad un certo punto la definizione si è arricchita con la introduzione del concetto di User generated content e con tutta quella piacevole sensazione di democrazia che porta con se.
Anche qui non si può non osservare come l'idea della generazione di contenuti da parte degli utenti è alla base dell'idea stessa che ha portato allo World Wide Web. Certo all'inizio la platea di generatori di contenuti era limitata al mondo dei fisici ed ora si è allargata anche grazie allo sviluppo di strumenti sempre più semplici da utilizzare, ma anche qui non c'è stata alcuna netta cesura, ma un allargamento lento e progressivo.
Qualche volta si va oltre e si lega il concetto di WEB 2.0 alla democratizzazione della rete. Lo WWW nasce come strumento di collaborazione, quello che è successo è anche qui il progressivo allargamento della base dei lettori e degli scrittori che ha permesso anche a chi scrive cose che interessano a strette minoranze di farsi sentire. E' il concetto noto con il mome di “Long tail”, coda lunga. Se vogliamo è qualche cosa di simile all'avvento della stampa che ha permesso di ridurre di molti ordini di grandezza il costo di produzione della copia di un documento che prima doveva essere ricopiata a mano dagli amanuensi. Anche qui si sono avute lente evoluzioni, diminuzione continua del costo, possibilità con il ciclostile prima e con la fotocopiatrice poi di stampa da parte dello stesso scrittore. Anche qui una progressione lenta e costante e nessuna definizione di STAMPA 2.0!
Per mettere in difficoltà gli arbitri del fenomeno basta chiedere loro come diavolo facciano a stabilire se un sito sia o meno 2.0: dalla risposta spesso molto fumosa si evince che qualsiasi cosa sia vagamente nuova o usata in modo diverso diventa automaticamente 2.0.
Un'altra domanda alla quale non si riesce a trovare alcuna risposta è: “Quando arriverà lo WEB 3.0?”.
Forse se la smettessimo di usare questa evanescente etichetta guadagneremmo in chiarezza!

18 commenti:

  1. Ho letto anche il post segnalato da Stefano e, come ha sottolineato anche lui, sono piu' in sintonia con quello che sostiene Stefano.

    Commento qui perche' credo possa essere piu' interessante confrontarsi con chi la pensa diversamente da me.

    Il web2.0 non e' l'eldorado del web. Molte cose 2.0 in realta' esistono dall'alba del www.

    Nonostante questo, credo che sia un po' come per la Storia; pur essendo essa un continuum, in maniera convenzionale gli storici la suddividono in ere, apoche e periodi piu' o meno lunghi e significativi, contraddistinti da elementi che sempre hanno radici nel periodo storico precedente e gettano i presupposti per il successivo.

    Non sappiamo se e quanto importante sara' il web2.0 per la Grande Storia della Rete, ma ad oggi, credo proprio che non si possa piu' dire che esso non esista.

    Sul fatto che poi il web2.0 lo si potrebbe definire in altri modi l'mi sono espresso in tempi non sospetti, citandoti peraltro.

    RispondiElimina
  2. ere, epoche e periodi...

    hype1.0

    e

    hype2.0 ;-)

    RispondiElimina
  3. azzo, addirittura anche Second Life è... Web2.0 - quando SL non è neppure web!!!

    RispondiElimina
  4. Credo che la risposta che ti abbia dato Stefano è valida. :)

    Mi permetto di ripeterla dal mio punto di vista: anche rispondere che è una buzzword sarebbe una risposta, perché significherebbe in una certa misura aver capito di cosa si sta parlando. :)
    Per questo, non riesco ad essere solidale con la studentessa in questione. :)

    Ma tornando al problema "Web 2.0", io credo che l'approccio linguistico al problema sia quello che consente più facilmente di venirne a capo.

    1.
    Prima di tutto, una dimensione storica, perché la lingua è un fenomeno in evoluzione e dinamico, soprattutto in assenza di conoscenza diffusa del significato di un termine (anche in tale caso comunque c'è evoluzione).

    In questa dimensione storica, abbiamo quindi la definizione di O'Reilly, dalla quale si innesca un forte interesse e un passaparola continuo, unito alla manipolazione funzionale in modo da adattare quella che stava già diventando una buzzword ai propri fini.

    Il risultato è che in pochissimo tempo si è generata una diaspora di significati. :)

    2.
    Partendo da questa evoluzione diacronica, la parola non riesce quindi più ad avere una definzione 'autocontenuta' bensì riceve una nuvola di significati, ove ogni persona associa a tale termine quello che la sua esperienza ha portato ad associare a tale termine. Si noti che questo avviene per OGNI parola, incluse quelle comuni, semplicemente si enfatizza nel caso di parole con poco fondamento culturale.

    3.
    Abbiamo quindi un termine rapidamente evoluto e dotato di una nuvola di significati.
    In altri termini questo significa che:
    - ognuno avrà una definizione differente per quella parola
    - nessuno sbaglia, perché non esiste una definizione comunemente accettata che potrebbe "invalidare" qualcosa
    - non è possibile essere d'accordo al 100% sul significato di tale termine

    4.
    Dando ancora un altro punto di vista, il termine "Web 2.0" è estensionale, ovvero definisce il termine "Web 2.0" tutto ciò che è "Web 2.0". Pre quanto sembri una definizione logicamente ridicola, linguisticamente è possibile una cosa analoga (non è esattamente così, ma è una riduzione sensata del fenomeno).

    5.
    C'è anche da dire che per moltissime cose non esiste alcuna soluzione di continuità. Basti pensare alle epoche storie, che sono in larga misura applicate arbitrariamente, eventualmente associando un evento chiave ma che a ben vedere non ha cambiato nulla su larga scala, ma ha semplicemente dato un istante su cui fissare un limite.
    Per questo motivo, potremmo semplicemente fissare sull'articolo di O'Reilly questo momento chiave, e identificare due periodi "storici" della rete con questi termini, anche se in realtà, come si è fatto notare, non esiste un vero e proprio limite.

    ~

    In ogni caso, è sbagliato dire che "non esiste", perché quantomeno su un piano linguistico esiste. Semplicemente, non ha definizione univoca. :)

    RispondiElimina
  5. Quindi anche la "Fiat Astronave" esiste, solo che tu pensi sia un modello futuro che volerà, e io che ci stiamo riferendo alla "Multipla"...

    RispondiElimina
  6. Beh, è una semplificazione di un discorso ben più lungo.
    In generale, in quanto linguistica si parla di solito di comunità di parlanti e non di singoli.

    Passando invece alla filosofia del linguaggio, in tale caso si, quel termine 'esisterebbe' perché ha almeno parlante che lo usa, per quanto non avrebbe alcun valore comunicativo perché tu saresti l'unico. Si può scendere parecchio in questa china, ma non credo sia utile ai fini del discorso (ma se fossi interessato ti consiglio appunto di approfondire la filosofia del linguaggio). :)

    Inoltre, nel caso del termine "Web 2.0" c'è anche una componente generica per cui, seppure non esista una definizione, tutti hanno una idea di cosa si sta parlando. Per questo ho usato il termine nuvola: una nuvola è localizzata, per quanto sia impossibile definirne i contorni in modo esatto. :)

    RispondiElimina
  7. Ho letto il tuo articolo e le risposte dei vari blogger e devo confessare che non ho mai capito cosa fosse questo benedetto web 2.0

    Mi ricordo Roberto quando predicavi la programmazione ad oggetti e tante altre novità nella nostra azienda di allora.

    A quell'epoca eravamo in pochi a crederci, ma se qualcuno ci avesse chiesto cosa volevamo dire saremmo stati in grado di confezionare tranquillamente una risposta esaustiva.

    Ora continuo a leggere esempi e discorsi su questo web 2.0 e continuo a pensare che la parolina non significhi un accidenti di niente, che in realtà continui,come allora, ad esserci gente che prende una buona idea e la trasforma in un'ottima interfaccia utente ed altri invece che fanno solo cagate, 2.0 ma sempre cagate.

    E in quest'ottica io di roba buona ne vedo davvero pochissima. E il resto è tutto 1.x

    RispondiElimina
  8. @folletto: io più che di "nuvola" parlerei di "tagcloud", che è molto più 2.0 ;-)

    RispondiElimina
  9. Anche io mi stavo chiedendo da un po' cosa era il Web 2.0 e mi ero dato delle risposte piuttosto ruvide ma forse non troppo lontane da quel che è realmente. La conclusione finale è che alla fine è stata inventata l'acqua calda. Ti chiedi quando nascerà il web 3.0? Le risposte possibili potrebbero essere due: Mai oppure ogni giorno. Mai perchè in realtà deve ancora nascere un web 2.0. Ora abbiamo solo un Web 1.0 rivisto in altra ottica. Vabbè, diciamo che con i mattoncini che esistevano prima ora hai dato vita a una nuova struttura, ma gli elementi su cui si basa tutto non sono nulla di così incredibilmente nuovo. Internet 1.0 è stata una rivoluzione. Google è stata una rivoluzione. Il Web 2.0 sembra più una moda. L'altra risposta, e cioè che il Web 3.0 nasce in realtà ogni giorno, è basata sulla filosofia stessa che avrebbe dato vita al Web 2.0. Ogni volta che prendi e ricombini in modo differente e originale gli elementi alla base del cosidetto Web 2.0 e ne estendi filosofia e possibilità di utilizzo anche a contesti esterni a Internet, hai fatto esattamente quello che dovrebbe aver dato precedentemente vita al Web 2.0. Ecco quindi che hai inventato il Web 3.0.

    RispondiElimina
  10. Ciao Bob,
    a me piacque molto la semplice definizione data da Jon Aquino qualche tempo fa;
    http://jonaquino.blogspot.com/2006/11/web-30-extrapolation.html#comments

    buona giornata
    Michele

    RispondiElimina
  11. Ti rispondo con tre slide che uso nei miei sproloqui.

    Il bisogno di interagire socialmente è anziano come la razza umana; questo bisogno si è sviluppato ANCHE su Internet (come in molti altri luoghi) e possiamo riconoscere tre ondate successive basate su obiettivi e strumenti diversi.

    Web0.0 (prima del web)
    La gente condivide informazioni
    Lo strumento è il testo (usenet, BB)

    Web1.0
    La gente condivide "supporto" (come si fa questo, come si fa quello)
    Lo strumento è il testo ricco (suoni, immagini, video - basta pensare al forum di discussione su ogni sito di successo)

    Web2.0 (io preferisco chiamarli Consumer Generated Media, ma son gusti)
    La gente condivide "attenzione" (come mi sento, come sono/sei interessante)
    Lo strumento è il testo ricchissimo (tutto quanto sopra + XML e tagging che rendono il contenuto "portabile")

    My 0.02

    RispondiElimina
  12. ciao roberto, come sai ti ho risposto qua

    ho anche risposto al tuo commento, esemplificando perché secondo me il web 2.0 si definisce per l'incontro (o il superamento) di tre linee di tendenza ben definibili: economiche, sociali, tecnologiche. nel commento di risposta al tuo faccio questi esempi di "web 1.0":

    "Es: forum e newsgroup sono sempre stati un aspetto social fondamentale della "vecchia" rete, ma non adeguati dal punto di vista tecnologico

    Es: il web è stato un fenomeno rilevante dal punto di vista economico, ma per niente social

    Es: i Web Services sono stati un fenomeno importantissimo dal punto di vista tecnologico, ma con un modello economico sbagliato, basato su standard chiusi, incompatibilità, difficoltà implementative, etc. Che dolori, da Corba e Com in poi! Per cui viva il lightweight programming, le API aperte e i mash-up"

    eccetera

    comunque concludo dicendo che "condivido appieno la tua insofferenza per il fatto che di questi tempi spesso ci si appiccica l'etichetta "2.0" o "user-generated" a sproposito, per moda. Stesso antipatico fenomeno di superficialità e di tentativo di "cavalcare l'onda" che c'è stato nella New Economy quando tutti si attaccavano un ".com"

    Su questo sono completamente d'accordo con te. Su cosa sia il Web 2.0 c'è poca conoscenza (l'ho sperimentato giusto stamattina) e molta distorsione, ma è un problema, diciamo, di comunicazione, non di definizione del fenomeno"

    :)

    RispondiElimina
  13. Nessuno più di me vi può capire ...Alberto lo sa, dopo aver provato a iniziare a scrivere di business model 2.0 mi sono impantanato nella fanghiglia di definizioni sul Web 2.0 ed in particolare come si componessero in un'unica picture 1.0, tecnologia, social*, open*, user experience, cosa è 2.0 e cosa no e perchè , quanto lo è ecc. A questo punto mi sono messo di buzzo buono e con SOLE 200 pagine di libro ho provato a dare una visione analitica ed un po' strutturata di cosa sia il web 2.0 integrando tutti i componenti. Sono discretamente soddisfatto del lavoro ed il filo torna abbastanza (la studentessa mitica se lo può leggere) ed anche se qualche paginetta in più sarebbe servita se volete spupazzarvi le 200 pagine ;) fate in fretta finchè posso tenerlo ancora su Lulu in BETA prima del debutto in libreria.

    PS Sono sempre in imbarazzo quando parlo del libro quindi chiedo a Roberto di cancellare il commento se sembra troppo marketta e mi scuso con i commenters

    RispondiElimina
  14. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  15. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  16. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  17. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina

Si è verificato un errore nel gadget

Qualche esperimento...