sabato, ottobre 31, 2009

Corsi di Internet per ultracinquantenni anche a Bari!



Nata a Milano quasi dieci anni or sono questa iniziativa ha introdotto ai segreti della navigazione ben trentacinquemila "nonni".

E' gratuita, prevede un corso base di una giornata seguito, per chi lo desidera, da un corso avanzato e da una serie di altri corsi che vanno dalla navigazione avanzata all'home banking, dalla stesura di un blog all'accesso a Facebook.

La sede di bari è nella centralissima via Merchese di Montrone, 121/b.

Giovedì prossimo, 5 novembre, alle ore 12 sono a Bari per la inaugurazione della sede e per la partenza del primo anno scolastico.

Potete mandare papà, mamme e nonni e, ovviamente, se qualcuno ha voglia di venire dopo la breve presentazione sarà un piacere bere qualche cosa con voi!

bob

Ecco dove siamo, con un click la mappa si ingrandisce:




giovedì, ottobre 29, 2009

Internet e anziani anche a Napoli...



L'idea è nata quasi dieci anni fa, ero intervenuto a un congresso sulla terza età ipotizzando che la rete potesse essere utile anche e sopratutto alle persone non più giovani.

L'idea sollevò reazioni perplesse, la rete era ancora considerata una cosa da giovani.

La mattina dopo parlavo con una amica dell'AIM e preparavo un programma per una ipotesi di corso gratuito molto breve che mettesse le persone in grado di navigare.

Da allora sui banchi di questa nostra scuola un poco particolare sono passate 35.000, avete letto bene trentacinquemila, persone. Al corso base di navigazione si sono aggiunti altri corsi che vanno dalla navigazione avanzata all'home banking, dalla stesura di un blog all'accesso a Facebook e le liste di attesa sono sempre lunghissime.

I corsi sono seguitissimi oltre che a Milano anche a Pavia, Sondrio e Catania. Oltre che seguire il corso i nostri amici, che amiamo chiamare i nostri nonni, hanno a disposizione palestre dove si può navigare con l'aiuto di un tutor.

Ieri abbiamo aperto anche a Napoli in una sala gremita con quella atmosfera calda che i napoletano sono bravissimi a creare. Questa mattina anche a Napoli la fila di persone che si vogliono iscrivere!

La settimana prossima apriamo a Bari e quella successiva a Catania e proseguiremo.

Quando mi venne l'idea non pensavo che sarebbe diventato un hobby tanto impegnativo, ma devo dire che mi ha dato grandissime soddisfazioni. Qualche anno fa un signore mi ha avvicinato alla festa di Natale del saloon e con le lacrime agli occhi ha esclamato "Lei mi ha salvato la vita!". Io imbarazzato ho chiesto chi fosse. La risposta e stata "Il suo corso mi ha fatto appassionare alla rete e per la prima volta dopo la morte di mia moglie mi ha dato un modo per superare la mia solitudine".

Alla faccia di chi ancora dice che la rete non è umana!

Se qualcuno è interessato qui trovate i siti dei vari saloon.

venerdì, ottobre 23, 2009

La rete vista nel '95...



Complice un trasloco ho ritrovato documenti datati ed è saltato fuori questo articolo: si tratta di un commento fatto dalla rivista Azienda Banca nel 1995 su un mio intervento davanti a bancari e banchieri che malcelavano il loro prendermi per pazzo!

La mia idea che sarebbe stato possibile fare in Internet persino attività bancaria destava nel mondo bancario "curiosità e perplessità".

Avevo cominciato nel 1989 a portare avanti il progetto che avrebbe portato nel 1997 il banco Ambrosiano veneto essere la prima banca italiana, terza in Europa, a permettere di muovere denaro in rete.  Il primo pagamento fu l'affitto del mio studio...

Significativo della visione che si aveva allora della rete l'ipotesi di utilizzare non Internet, ma una rete proprietaria come quella che sperimentava Microsoft, e che non entrò mai in produzione, e la vecchia cara Compuserve, la prima rete che davvero si poteva usare dall'Europa ed era connessa a Internet.

E' stata una gran bella avventura...

bob

Per chi ha voglia con un click si può leggere l'articolo.

giovedì, ottobre 15, 2009

Dietro la penna la fantasia...


Leggo in un articolo di Ida Bozzi sul Corriere della sera in un articolo dove si parla della rete:
Non dimentichiamo che nasce da un'intuizione di Al Gore, quindi da un politico.
Il fatto che il principale quotidiano del nostro paese riporti affermazioni tanto fantasiose a me pare incredibile.
Il progetto Arpanet che avrebbe portato alla realizzazione della rete nasce nel 1960 pochi anni dopo la messa in orbita dello Sputnik da parte dei Sovietici.  Se vogliamo cercare però le origini della idea dobbiamo andare molto più indietro nel tempo: era il 1945 quando Vannevar Bush (il signore in questa copertina si Time), che era stato capo dei progetti scientifici del governo statunitense durante la guerra, scrisse su Atlantic Monthly pubblicò un articolo intitolato "As we may think" dove ipotizzava una struttura di condivisione di informazioni per molti versi simile a quello che sarebbe stata la rete come la conosciamo oggi.
L'idea non era realizzabile con le tecnologie allora disponibile, ma il concetto c'era tutto!
Ebbene, cara Ida, nel 1960 Gore aveva 11 anni, nel 45 non era nato!
Forse prima di dire stupidaggini sarebbe meglio documentarsi anche perché oggi grazie alla rete e a siti come Wikipedia lo si può fare senza nemmeno alzarsi dalla scrivania...
Qualche imbecille sta parlando di denunciare Calzedonia per vilipendio dei simboli nazionali: incredibile!

Personalmente io questa pubblicità la trovo bellissima!



E non ci vedo alcun vilipendio del nostro inno, anzi!

bob

venerdì, ottobre 09, 2009

E il barcamp tornò ad essere un convegno... Atto II



Qualche giorno fa illustravo la mia sensazione sul progressivo trasformarsi del format BarCamp in tradizionale convegno.

Questa mattina ho saputo del Tesicamp che si tiene a Milano oggi: premesso che mi sembra una bellissima iniziativa, anche se ho qualche dubbio sulla efficacia di presentazioni di 15 minuti senza avere previsto nemmeno un minuto per le eventuali domande della platea su argomenti tanto vasti, mi chiedo cosa ci sia del Camp oltre al nome e alla modalità wiki usata per le iscrizioni e le comunicazioni.

E' un bel convegno, è stata fatta una tradizionalissima "call for paper", qualcuno ha, giustamente, messo in ordine l'agenda, il primo iscritto NON parla per primo, e alla fine c'è una bella tavola rotonda alcuni partecipanti della quale hanno capito così bene lo spirito del Campo da non essersi nemmeno presi la briga di iscrivere il proprio nome tra quello dei partecipanti.

Se qualcuno crede davvero che tutti i partecipanti alla tavola rotonda passeranno in platea tutto il giorno, come descritto nell'idealistica visione messa in rete dagli organizzatori, consiglio di passare a credere a favole più tradizionali come "La bella addormentata nel bosco"!

Siamo di fronte a un convegno dal format molto tradizionale, intendiamoci io sono del parere che sia il modo giusto per fare queste cosa, ma sono anche del parere che se imparassimo a definire le cosa con il proprio nome evitando l'uso di parole solo perché sono cool la chiarezza ci applaudirebbe e riusciremmo a meglio capirci tutti.

bob

mercoledì, ottobre 07, 2009

Social: where's the beef?



Ricordate Wendy's?  E' una catena di hamburger che fino a qualche anno fa era presente anche in Italia, è stato poi fagocitato da Mc Donald's.  E' un peccato perché è molto buono, gli hamburger sono enormi e permette di decidere cosa mettere nel panino. "Un big Wendy, no sottaceti, formaggio tutto...".

Uno spot nel 1984 presentava una simpatica signora con un enorme panino riempito, si intuiva dalla concorrenza, con un piccolissimo hamburger che si chiedeva "Dove è la carne?".  E' diventata una frase idiomatica, qualche cosa tipo "dove è la sostanza?".

Spesso la frase mi viene in mente quando sento dire che le aziende per sopravvivere devono per forza essere presenti sui social networks come Twitter, Facebook e Friendfeed, qualcuno ancora crede che siano determinati anche i blog, ma sono rimasti in pochi, moltissimi credevano fosse vitale Second Life, ma quelli sono tutti spariti.  No non hanno spesso di consigliare, si sono solo rifatti una verginità e consigliano altro...  Qualcuno ha cominciato a scrivere libri sull'argomento.

Che l'influenza della rete sulle decisioni di acquisto e sul rapporto tra cliente e fornitore sia sempre più determinante è cosa oggi assodata, il vero problema è capire se davvero questa influenza passi per le reti sociali. Io francamente ho ancora qualche dubbio.

Premesso che il discorso è molto generale e che ci possono essere eccezioni provo a proiettare il ragionamento su me stesso.  Io faccio della rete in generale e dei social in particolare un larghissimo uso.  Quando lavoro al PC, cosa che occupa la maggior parte del mio tempo, ho di fianco una vecchia macchina rivitalizzata grazie e Linux che uso per dare una occhiata a Facebook, Friendfeed e Twitter e almeno una volta al giorno do una occhiata a LinkedIn e a qualche altro social marginale.

Quando ho scelto di acquistare qualche cosa perché ne ho sentito parlare sui social?


Praticamente MAI.


Con quale fornitore il mio rapporto è migliorato per la sia presenza nei social?


NESSUNO.

L'unica eccezione che mi viene in mente sono i commenti dei navigatori sui siti di viaggi, alberghi, ristoranti, ma non si tratta di social generici, sono appendici social a siti specializzati.

Temo che, come spesso succede in rete e come è successo per i blog, si tenda a dare per scontata una influenza tutta da dimostrare.

Ho chiesto lumi a un autore che mi ha candidamente risposto che numeri reali sulla influenza dei social rispetto al business non ne esistono.

Altri mi citano l'enorme massa di persone che frequentano i social network, ma la cosa non vuole dire nulla: anche i gabinetti della stazione centrale sono molto frequentati, ma questo non vuole dire che la pubblicità sia più efficace che altrove. Il messaggio passa quando la gente è in condizioni mentali adatte a riceverlo: la rete sarà anche nuova, ma i fondamentali del marketing sono sempre gli stessi perché il cervello è rimasto sempre uguale.

Quando qualcuno mi chiede dove investire in rete la mia risposta è, a meno di poche eccezioni: bisogna investire sul sito, offrire grande usabilità e un portafoglio di servizi ricco, i social vanno tenuti d'occhio, come i blog, per avere una misura della propria reputazione in rete.


bob

lunedì, ottobre 05, 2009

Bizzarrie della rete...



Il nuovo interessante servizio di segnalazione social sui siti visitati di Google è disponibile per Internet Explorer e Firefox, ma non per Chrome...

E il barcamp tornò ad essere un convegno...



L'idea del Barcamp è un affascinante utopia di stampo populista-socialista: tutti parlano e il programma nasce dalla comunità dei partecipanti in  modo spontaneo e non preordinato. Se ci pensiamo bene ricordano un poco le assemblee studentesche della fine degli anni sessanta.

Come succede a molte idee affascinanti ha un problema: non funziona...

L'ipotesi di fare parlare tutti è da tempo sfumata, la maggior parte dei partecipanti si limitano, quando va bene, ad ascoltare qualche intervento, molti passano tutto il tempo a chiacchierare ed a fotografarsi tra di loro, lo spazio occupato in rete dalle fotografie compulsive è immensamente più grande di quello occupato dalle presentazioni.

Il programma che nasce dai foglietti gialli è affascinante, ma si rivela alla prova dei fatti un disastro anche perché moltissimi degli interventi non hanno nulla a che vedere con l'argomento del camp: tu vai a un camp che dichiara di trattare per esempio di un pacchetto software e inevitabilmente qualcuno parla del giornalismo on line, di venture capital o di qualche esperienza personale che ha a che vedere con la rete, ma nulla a che vedere con il pacchetto software di cui si parla.

In realtà il BarCamp nasce come reazione dei blogger ai FooCamp organizzati dall'editore O'Rilley: quelli sono su invito, i blogger hanno preso il format e lo hanno trasformato nelle unconference.  La differenza è che invitando le persone giuste e competenti il fatto di aspettarsi che tutti abbiano qualche cosa da dire ha un senso. L'argomento dei FooCamp è uno solo: il futuro delle tecnologie e anche qui invitando le persone giuste ci sono buone probabilità di restate in argomento.

In rete si discute di modifiche al format dei BarCamp: qualcuno propone una presentazione preliminare degli argomenti con votazione dei migliori e organizzazione in un programma ordinato.  Questo è esattamente il modo con il quale funzionano da sempre i congressi scientifici: call for paper e comitato di analisi, allarghiamo pure il comitato a tutti i partecipanti, ma la sostanza non cambia.

A Parigi hanno trasformati i camp in vere e proprie tavole rotonde aperte a tutti i partecipanti: hanno reinventato le open session dei congressi!  Anche qui i programmi sono in rete mesi prima.

In realtà quello che sta succedendo è che i BarCamp tendono sempre più al formato del vecchio tradizionale e usatissimo congresso, cosa resta dell'UN che precede CONFERENCE?

bob

Qualcuno in una discussione in FriendFeed ha affermato che "Il barcamp è un ottimo formato, adatto a platee ridotte di buon livello, il convegno va bene per tromboni e persone di basso livello": il che equivale a dire che il 100% dello scambio di informazioni e conoscenza scientifica verrebbe scambiata tra tromboni e persone di basso livello!

Quella di pensare di essere sempre migliori degli altri e di avere inventato sempre cose nuove è una sindrome dalla quale il popolo della rete dovrebbe guarire, se vuole cercare di essere credibile!

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Qualche esperimento...