sabato, febbraio 28, 2009

Diritto all'oblio, ma quando mai?


Ogni tanto la rete vive un grande problema: crede di essere qualche cosa di specialissimo, diverso da ogni altra cosa mai esistita.

La rete altro non è che uno strumento per la comunicazione e l'archiviazione di informazioni, di idee, che poi alla fine in comunicazioni si concretizzano, e di oggetti multimediali.  In realtà non c'è alcune differenza concettuale tra le rete e una biblioteca, certo le modalità di accesso, la velocità del comunicare, la possibile sincronia del comunicare stesso la differenziano, ma non si tratta di una che di differenze operative, non concettuali.

Alla luce di questa considerazione credo che potrò seriamente prendere in considerazione questa idea del "diritto all'oblio" in rete se prima mi sarà dato il diritto di cancellare il mio nome da tutti i libri  e da tutti gli articoli che ho scritto e che qualcuno a comperato e conservato (a proposito: grazie!) e dalle lettere d'amore che stanno ancora nei cassetti delle mie amate (grazie anche a loro ovviamente), e di cancellare, anche qui da ogni copia esistente sulla faccia della terra, il mio faccione nelle orribili foto di scuola e in quelle dei matrimoni ai quali ho presenziato.

Fino a che questo diritto non mi verrà riconosciuto continuerò a pensare che questa idea del diritto all'oblio in rete sia solo una delle tante idiozie che circolano.

Un corollario di questo concetto riguarda il pandemonio che ha seguito alla modifica delle condizioni di gestione del materiale immesso su Facebook. Ne ho già parlato qui  e anche qui  e non mi dilungo. Francamente credo che a Facebook non interessi nulla vendere le nostre fotografie, le clausole sono solo cautelative per evitare che qualcuno possa un domani denunciarla per averle pubblicate.  Quello che mi ha fatto sorridere sono le uscite di quelli che avevano messo foto e si sono affrettati a cancellarle consigliando anche agli altri di fare lo stesso.

Morale: in rete, DOVUNQUE SI SIA, non va messo nulla della cui diffusione oggi o domani ci si potrebbe pentire.  La cosa vale ovviamente anche per ogni articolo, ogni foto, ogni libro, ogni filmato diffuso senza l'ausilio della rete, ma che comunque potrebbero un domani uscire da un cassetto e danneggiarci.

bob

PS Qualche reazione mi ha fatto anche pensare che molti qui siano affetti da una sorta di ipertrofia del super-io: cosa diavolo volete che se ne faccia FB delle nostre fotografie?  Credersi novelli Henry Cartier Bresson (autore di foto meravigliose come quella che riporto) è nella maggior parte dei casi una sindrome che con un poco di aiuto psicologico potrebbe essere facilmente guarita.

venerdì, febbraio 27, 2009

Delle strane reazioni dei blogger...


In redazione marchetta (originariamente gettone usato nelle case di tolleranza) è un termine molto noto: fare una marchetta vuole dire scrivere qualche cosa per compiacere a qualcuno. Il termine non è necessariamente negativo: si può dare più spazio a un inserzionista facendo comunque una prova del suo prodotto obiettiva, dicendo cose vere, magari evitando di recensire i prodotti meno attraenti o che presentano qualche problema.

Di fatto non c'è nulla di male nella cosa, francamente tutta la levata di scudi quando qualche blogger ha recensito uno spazzolino io non lo ho capita e non la ho nemmeno seguita, ma per quel poco che ho visto nessuno ha affermato che lo spazzolino fosse magico, che guarisse dalla carie o dal raffreddore, ma hanno semplicemente fatto le osservazioni che potrei fare io che quello spazzolino lo uso da tempo.

Qualche settimana fa Philips ha invitato, non mi ricordo bene dove, i giornalisti del settore a un evento ed ha pensato di aggiungere anche qualche blogger.  Una operazione certamente indovinata, l'evento era già da fare per i giornalisti, qualche invito in più a dato luogo a entusiastiche reazioni con blogger che hanno dato uno spazio enorme a quanto visto con reazioni entusiaste e senza trovare in decine di prodotti il minimo difetto.  Veramente non è esatto, Giovy  un difetto lo ha trovato:  alcuni prodotti costano, ma si sa la qualità si deve pagare!

Converrete con me che il fatto che un qualsiasi fornitore improvvisamente indovini decine di prodotti è poco probabile.

Fin qui comunque nulla di male.

Quello che non torna è il volere reiteratamente fare credere che no, non si tratta di una marchetta, che lo stesso spazio lo avrebbe dato a quei prodotti comunque lo stesso  entusiastico  spazio  anche se non lo avessero invitato alla presentazione.

Volerci fare credere che l'evento non è stato determinante, che lui voleva tantissimo scrivere tutte quelle belle cose dei prodotti Philips e che solo casualmente la cosa è coincisa con l'invito è una offesa al buon senso!

Lo ripeto perché sia chiaro NULLA DI MALE, ognuno sul suo blog fa quello che vuole, nei limiti solo della legge.

La cosa bizzarra è prendere tutti per cretini volendo fare credere che questa non sia un marchettona o, come la ha definita un altro commentatore zittito come sono stato zittito io, un post "sponsorizzato".

Il colpo di teatro infine è la velata critica a chi ha descritto la sua esperienza con il famoso spazzolino perché Giovi parla solo di cose che conosce: forse che lui non ha i denti?  Perché quelle erano marchette e queste no?

Rispondo qui perché Santa Giovanna della purezza dei blog si è ritirata come "La vergine cuccia" e accusandomi in modo molto offensivo di essere un troll dice che con me non ci parla più.  La cosa mi ricorda quando qualcuno offeso andava nell'angolino e pestava i piedini per terra, ma eravamo all'asilo...

bob

PS Prima che qualcuno pensi che sia un insulto "La vergine cuccia" è una bella poesia di Giuseppe Parini.

mercoledì, febbraio 25, 2009

Ma chi li progetta i siti?

Ho comperato una radiosveglia Philips, bellissima, ma con un piccolo problema: non riceve correttamente la maggior parte dei canali, cosa che, trattandosi di una radio non è gradevole; ho scritto a Philips, vediamo cosa mi dicono.

Il sito Philips è piuttosto confuso, i contatti sono a una pagina di terzo livelli non facilissima da trovare, ma quello che mi ha colpito è la parte finale del modulo con il quale si possono segnalare problemi.

Viene richiesta l'ora nella quale si preferisce ricevere la telefonata del servizio assistenza, ma una surreale scritta chiede al cliente di verificare se l'ora indicata corrisponda alle ore di apertura del call center riportate un un'altra pagina.

Ma come, mi viene da dire, tu sei il sito, tu sai benissimo gli orari di apertura dei tuoi call center, tanto è vero che me li sai indicare, e chiedi a me di verificarli?

Un disegnatore di pagine degno di questo nome offrirebbe nella scelta solo le ore di apertura!

Dilettanti allo sbaraglio anche qui?

bob

Dilettanti allo sbaraglio!


Ci sono situazioni nelle quali ci si rende conto di un evidente problema dei contenuti generati dagli utenti: per motivi non facili da comprendere quando la gente scrive in rete vive una sorta di sindrome di onnipotenza parlando con grande sicumera di argomenti dei quali ha una conoscenza nulla o molto marginale.

Osservavo la cosa leggendo le reazioni della rete alla fermata di oggi del front end web di gmail che non ha funzionato per due ore e mezza.

Qualcuno ha tirato in ballo il cloud computing mettendone in dubbio l'affidabilità: è evidente qui la tendenza all'uso di buzzword che fanno tanto moda, ma che in realtà sono concetti tecnici molto chiari. E' evidente che qui il cloud come tale non centrava nulla.

C'è chi afferma che problemi come questo evento ha evidenziano il fatto che qualsiasi sistema si può fermare.  Ma cosa c'è da evidenziare?  Lo si sa benissimo che qualsiasi si sistema può avere problemi e prima o poi li avrà. Sono caduti due Space Shuttle, si fermano (per fortuna raramente) i sistemi delle borse e noi pretendiamo che un sistema complesso come Gmail non si fermi mai? Avere una pretesa del genere equivale a vivere nel mondo delle favole.

Qualcun altro, tanti altri, hanno parlato di inaffidabilità.

Allora. Per quelli che come me usano il servizio gratuito se lo si considera inaffidabile c'è una sola alternativa: smettere di usarlo. Peccato che non si saprebbe bene dove andare a parare perché la affidabilità di Gmail è tra le più alte dell'offerta, anche con la fermata di oggi. Peraltro le clausole del contratto escludono in modo chiaro ed inequivocabile ogni responsabilità di Google per qualsiasi malfunzionamento.

Anche gli utenti che pagano il servizio Gmail PRO non hanno nessun motivo logico per lamentarsi perché la disponibilità del servizio dichiarata in contratto è di 99.9. Chi come me si è occupato per anni di servizi che di 9 dietro il punto ne hanno molti di più diventa automatico fare i conti per capire se dopo una fermata si sia ancora nei limiti contrattuali.

Un availability di 99.9 permette al servizio di stare fermo per 8,75 ore all'anno: le due ore e mezza di oggi sommate ai quaranta minuti di qualche mese fa lasciano ancora al sistema la possibilità di fermarsi cinque ore e trentacinque minuti restando nei limiti contrattuali.

Un dilettante scrive idiozie del tipo "Quelli di Google cominciano ad avere dei problemi" un esperto scriverebbe "I sistemi di Google, sempre estremamente affidabili, hanno avuto un problema comunque ampiamente all'interno dei limiti di affidabilità dichiarati."

Se poi qualcuno è andato in panico perché utilizza Gmail come archivio e non ha potuto accedere per due ore a informazioni per lui vitali questo è un problema suo che dovrebbe farlo meditare seriamente sull'approccio sbagliato al salvataggio delle informazioni vitali.

Come direbbe Shakespeare: "Much ado about nothing!"

bob

martedì, febbraio 24, 2009

Candore di blogger...


Leggo i giornali da qualche cosa come quarant'anni e ci scrivo da trenta, ma dovevano arrivare i blog perché vedessi qualcuno  invitato a una conferenza stampa desse tanto spazio alle coccole ricevute da chi la organizzata, coccole finalizzate, ovviamente, come sempre ad ottenere maggiore visibilità.

Affetti da una strana forma di candore sembrano volerci fare credere che comunque, anche senza quell'invito o quel prodotto ricevuto in anteprima, avrebbero dedicato tanto spazio alla Philips.

Non so bene quanto valga davvero lo spazio blog, ma certo ne escono benissimo le agenzie stampa che organizzano questi eventi.

bob

PS Un consiglio: mai cominciare un articolo dicendo "Alla conferenza stampa mi hanno trattato benissimo e mi hanno pure regalato il prodotto, ma tranquilli ne avrei parlato bene lo stesso..." perché già San Gerolamo nelle sue epistole ci metteva in guardia da questo atteggiamento: "Dum excusare credis, accusas".

Chissà come se la cava con l'informatica?


Con l'inglese se la cava proprio male, con l'impresa se la cava certamente bene, con l'informatica non lo sappiamo...

Pare che tra i tagli alla scuola ci saranno le ore dedicate a Internet ed alla informatica, peccato!

Ma le 3 i non erano fondamentali per il futuro del paese?

bob

PS: L'uscita di Bush "Your english is very good" dimostra che come statista lasciava un poco a desiderare, ma come comico è meglio di Totò!

Non buttiamo via il bambino con l'acqua sporca!


Qualche volta la blogsfera mi ricorda le bande degli anni sessanta: ragazzi identici nel modo di vestire, nel modo di parlare e nel modo di pensare.  Quando qualcuno non della banda pronunciava anche solo una parola aliena al gruppo veniva dileggiato con strizzatine d'occhio e complici sgomitate che dicevano "Non sei dei nostri e se non sei dei nostri non sei nessuno".

Questo pensavo leggendo le reazioni, ne cito una e una seconda , ma sono moltissime e tutte allineate, all'articolo di Alberoni  sul Corriere dove parla si molte cose e chiede, in una iperbole provocatoria chiara anche per un bambino, due mesi di moratori dalla rete all'anno perché i giovani si possano disintossicare.

La caratteristica comune è quella di essere solo affermazioni totalmente acritiche che non entrano nel problema nemmeno di striscio, strizzatine d'occhio tra iniziati.

Leggendo bene l'articolo e prendendo la provocazione per quello che è ne dovremmo trarre spunti interessanti: il problema dell'uso eccessivo della rete da parte di molti giovani è reale e ben studiato.

Qualche tempo fa è uscito questo interessantissimo e documentatissimo volume:


che illustra ed analizza il problema.

A parte qualche dileggiamento di maniera il volume nella blogsfera non ha portato grandi ragionamenti, probabilmente era troppo impegnata a magnificare "The long tail", un libro che descrive bene un fenomeno, ma che nelle considerazioni di business è totalmente fuori strada come hanno dimostrato articoli scritti da economisti e non da giornalisti.

Qualche volta credo che la blogsfera sia un poco troppo impegnata a cercare conferme a idee preconcette e non vere analisi.

bob

PS: Qualche volta le osservazioni della banda raggiungono livelli da delirio lucido:
"Che poi, giusto per essere chiari, bisognerebbe che qualcuno spiegasse ad Alberoni che le chat, internet e youtube sono la realtà…"
Forse qualcuno dovrebbe spiegare a questo commentatore che la rete è solo uno strumento di comunicazione che ha un valore solo in quanto legame tra persone fisiche, quelle sono la realtà, la rete è una immagine del loro interagire!

...

venerdì, febbraio 20, 2009

Wired.it, mi piace!

Quando lo hanno presentato ero scettico anche perché la edizione USA mi ha un poco stufato, bellissima nella forma, ma molto decaduta nella sostanza complice l'inseguimento continuo della unicità e della stranezza, cose queste anche interessanti, ma c'è un limite a tutto.
Ieri ho comperato il primo numero e mi sembra che sia stato fatto un ottimo lavoro, ho deciso di abbonarmi.

Certo non sarà facile mantenere ogni mese la ricchezza e la qualità di questo numero, ma se il giorno si vede dal mattino...

Dal sito mi sarei aspettato qualche cosa di meglio congeniato, è molto ricco, ma anche molto confuso e poi tutto quel movimento rende la lettura difficile, da migliorare!

bob

PS Lo ho messo nel cassetto insieme al primo numero de Il manifesto, carta gialla e bellissimo editoriale di Rossana Rossanda, comperato nel 1969 di ritorno da una manifestazione e al primo numero di Byte comperato nel 1975 a Pittsburg.  Ricordi...

giovedì, febbraio 19, 2009

Esibizionisti e guardoni...


Una volta si parlava di esibizionisti che, nudi sotto l'impermeabile, provavano una bizzarra soddisfazione aprendolo davanti alle signore: ricordo Marylù, una mia simpatica amica, che reagì con un apprezzamento, non proprio lusinghiero, su quanto stava vedendo che fece fuggire l'esibizionista immediatamente.

Ogni tanto leggendo post su blog anche molto prestigiosi e righe di stato di facebook, per non parlare di Twitter, mi ricordo del racconto di Marylù e mi chiedo che senso abbia raccontare per filo e per segno: vado qui, vado là, mangio la pizza, bevo il tea, mi lavo i piedi, mia moglia va da parrucchiere, sono a Barcellona...

Non ricordo in quale film Sordi proninciava la battuta: "E un bel chi se ne frega non ce lo metti?", ma la troverei appropriata alla situazione.

Personalmente trovo questo uso  degli strumenti di comunicazione un poco bizzarro, ma evidentemente l'esibizionismo è innato in molti di noi ed è controbilanciato da una buona dosa di voyeurismo che spinge la gente a leggere questi inutilissimi messaggi.  Per me la cosa resta un mistero con inutile spreco di banda e di tempo, ma probabilmente qualche cosa mi sfugge.

Intendiamoci esiste anche un uso positivo di questo tipo di messaggi che hanno, a mio modesto modo di vedere, un senso solo quando possono fare nascere un dialogo o quando per esempio possono servire per incontrare qualcuno.

bob

domenica, febbraio 15, 2009

Repubblica e Facebook,,,


 Venerdì scorso La Repubblica ha dedicato la copertina del suo settimanale e Facebook, il fenomeno in rete del momento.

Credo che l'articolo sia dettato dalla voglia di essere tra i primi a passare alla inevitabile onda di critiche, spesso ingiustificate, che seguono sempre ed inevitabilmente l'onda dell'innamoramento iniziale, per qualche verso altrettanto ingiustificato.  Francamente devo confessare cha da Repubblica mi sarei aspettato qualche cosa di meno evidentemente approssimativo.

Emilio Marrese inizia con una serie di inutili e fastidiose indicazioni di stato che i suoi amici mettono costantemente nelle pagine.  Forse Emilio non ha capito che gli amici uno se li sceglie e probabilmente, stando almeno a quello che riferisce, lui non se li è scelti bene. 

Personalmente io non ho amici che scrivono certe idiozie, se li avessi avuti li avrei già cancellati da un pezzo!

Emilio lamenta di essere rintracciato da persone dalle quali non vorrebbe essere rintracciato: la cosa è molto semplicemente evitabile, basta non accettare la richiesta di amicizia.  Non è vero che la cosa è considerata non educata, l'unico che potrebbe restarci male è l'amico negato, ma se qualcuno con il quale non voglio entrare in contatto ci resta male francamente la cosa non mi interessa (btw a me non è mai successo di negare l'amicizia a nessuno che conoscevo o che mi ha dato nel messaggio buoni motivi per essere nella mia lista).

Emilio sembra molto negativo al riguardo del rintracciare persone che non si vedono da molti anni.  Anche qui cosa c'è di negativo? Io per esempio oggi ho rivisto amici del gruppo scout che fondai nel lontano '67 ed è stata una bellissima esperienza tutta dovuta a FB.  Ho anche rincontrato una delle mie ex mogli e ne è nata una bella amicizia.  Certo la cosa dipende dai motivi che spingono a cercare le persone: quelli che cercano le ex fidanzate perché pensano sia più facile portarle a letto sono dei disperati con o senza FB.

Lo stesso si può dire di quelli che sviluppano una dipendenza da FB e passano ore e ore nella pagina: il problema non è di FB, il problema è loro e probabilmente se non avessero FB troverebbero qualche altro modo per perdere il loro tempo.

L'articolo riporta anche un paio di gravi imprecisioni.

L'autore sembra convinto che la grande differenza tra FB e gli altri social network sta nel fatto che per entrare si deve dichiarare il loro vero nome.  Questa è una idiozia che gira da tempo, ma basta un giretto nelle liste di iscritti di FB per scoprire che Laura Machisenefrega non è una signora con un cognome sfortunato, semplicemente non voleva dire il suo vero cognome. Anche più evidente dovrebbe essere il fatto che "prepuzio" e "madonna delle grazie" non sono veri nomi di qualcuno!

Usuale è anche la osservazione sulle clausole del contratto di uso che prevedono che il materiale che mettiamo su FB diventi proprietà di FB.  In realtà il contratto precisa che l'uso e la esposizione sono limitati dalle clausole di visibilità che specifichiamo.

Del resto pare sfuggire a Emilio il fatto che anche i blog di La Repubblica, un giornale che dovrebbe conoscere, prevedono una clausola del tutto equivalente:
5.12. L'Utente attribuisce e riconosce alla Società e ai suoi partner ed aventi causa una licenza illimitata, irrevocabile, gratuita e comunque esente da royalties, di utilizzare, copiare, trasmettere, distribuire pubblicamente il materiale ed i contenuti pubblicati nel BLOG.
E' la clausola usuale di qualsisi sito che esponga contenuti generati dagli utenti.

Parlare di cose che vagamente si conoscono no vero?

bob

PS oltre alla scarsa conoscenza del fenomeno e alla voglia di andare controccorrente per essere sensazionali credo che qui l'errore sia il solito: si attribuiscono agli strumenti le colpe e i problemi di chi li usa!

martedì, febbraio 10, 2009

Coerenza...


Non mi era mai capitato come questa mattina di leggere tanta gente che afferma che non si dovrebbe scrivere e di ascoltare tanti affermare che non bisognerebbe parlare.

Tutti inneggiano il silenzio, ma pochi resistono alla tentazione di urlare che ci sono anche loro, blogger compresi.

bob

domenica, febbraio 08, 2009

I quattromila siti della Moratti dove sono finiti?



I cittadini di Milano attivi in rete probabilmente ricorderanno l'affair delle quattromila registrazioni di URL, praticamente una per ogni strada e piazza della città, 4000!

La nostra ineffabile sindachessa, allora candidata, rispose sul suo sito, alle inevitabili critiche, affermando che era una iniziativa per la città: ogni pagina sarebbe diventata il punto di riferimento per la comunità di quella via per le attività, il traffico e per altre numerose iniziative.

Feci allora presente la follia della iniziativa, parlai del fatto che se si vuole fare una comunità tra persone delle diverse vie non si fanno quattromila siti, ma si fa un sito che poi con una opportuna tassonomia e con un meccanismo di accesso porta nei vari quartieri perché di quartiere si deve parlare; francamente non vedo quale differenza sia logica tra i dati di Corso Beuons Aires e via Giorgio Jan, cinquanta metri di distanza. Feci anche presente che oltre che assurda dal punto di vista dell'accesso una iniziativa del genere sarebbe stata assolutamente ingestibile anche da parte di chi avesse dovuto immettere i dati.

Dopo la elezione i siti erano vuoti, ho aspettato un po', pensavo che ci stessero lavorando.

Sbagliavo.

Passato un tempo più che ragionevole sono tornato a vedere le pagine.  No non sono state attivate, semplicemente è stato spento il server e sono irraggiungibili.

Mi chiedo come mai le promesse elettorali non vengano mai controllate a posteriori...

Certo che nel paese di www.italia.it si tratta purtroppo di una colpa veniale...

bob

PS Da sindaco, non più da candidato, la Moratti annunciò che il Comune di Milano sarebbe andato anche su Second Life.  Un'altra assurdità, ma mi chiedo: hanno speso dei soldi, nostri?  Se è successo che fine hanno fatto i consulenti e i dirigenti che decisero di portare il Comune su questa assurda strada?

martedì, febbraio 03, 2009

Fare peggio dei giornali...


Da tempo ho cancellato dal mio lettore di lettore i blog che mandano nel feed pubblicità e ho tenuto tra quelli che mandano nel feed il testo incompleto solo se sono per me straordinariamente interessante anche se ne penso molto male.

Questa mattina ho cancellato tutti i blog della famiglia OneBlog .

Questa idea di mettere thread solo nei link che portano non al blog, ma direttamente sul sito dello sponsor mi pare demenziale, è come se un giornale mi mandasse ogni tanto una edizione fatta di sola pubblicità.

Quattro messaggi pubblicitari su sei thread francamente mi pare una follia.

Quello che stupisce è il fatto che chi questa pubblicità paga non si renda conto di quanto possa essere controproducente una cosa tanto fastidiosa per l'immagine dello sponsor.

bob

PS anonimi risparmiatevi il solito ribollito messaggio "se ne faranno una ragione", lo so benissimo che essere o non essere letti da me è del tutto irrilevante, voglio solo esprimere una idea sul fenomeno.

lunedì, febbraio 02, 2009

Google in tilt



Erano le 15 e 45 del 9 settembre del 1945 quando venne trovato un insetto spiaccicato proprio sui contatti di uno delle centinaia di relais di Mark II , uno dei primi calcolatori della storia avviato presso l'università di Harvard, vicino a Boston.  E' da quell'evento che venne introdotto l'uso di chiamare l'errore "bug" e l'operazione di togliere l'errore "debug".

Gli errori sono sempre possibili, la teoria della programmazione ci insegna che non è possibile la verifica formale della correttezza del software e di conseguenza non deve stupire che anche Google possa andare in tilt e segnalare come ieri tutti i siti, Google compreso, come pericolosi per l'integrità della propria macchina.

Chi si straccia le vesti evidentemente poco sa di software.

Altre cose stupiscono: in primo luogo la apparente convinzione di un sacco di utenti della unicità del servizio. Esistono ottimi motori di ricerca alternativi che sono equivalenti e in alcuni casi migliori di Google.  Non usarli è pericoloso perché limita il sapere al quale si accede in rete a quanto indicizzato da Google e ciò non è bene.

Stupisce anche la spiegazione di Google: sarebbe bastato un errore nella messa in produzione di un nuovo file di black list per mandare in tilt tutto il sistema!  Non hanno una macchina di test? Non hanno procedure di installazione a prova dell'errore del singolo?

Il problema del motore di ricerca è stato estremamente vistoso e tutti se ne sono accorti, ma un problema analogo sembra affliggere la posta di Google da parecchie settimane.  Qualche tempo fa mi sono stupito di non ricevere più avvisi quando qualcuno commenta questo blog, di non ricevere più da Google Calendar il mio piano giornaliero ogni mattina e di non avere ricevuto alcune delle mail che i miei studenti mi hanno mandatio con i loro elaborati.

Oggi mi è venuto un dubbio ed ho guardato nella posta che Google Mail ha bloccato in quanto considerata spam e ci ho trovato una ventina di lettere buone, il problema è che sono diluite nelle centinaia di lettere di spam che ricevo ogni giorno e potrei non averne vista qualcuna importante.

Il fatto che Google consideri spam lettere che lui stesso mi manda è bizzarro...

bob

PS a distanza di ore ed ore dal messaggio sul blog di Google che spiega l'accaduto Ansa ancora descrive il tutto come fenomeno di natura ancora da determinare: è questo il tempismo di una agenzia di stampa?

domenica, febbraio 01, 2009

Comma 22...

Questa mattina la televisione di Fastweb nella mia nuova casa non funzionava: all'accensione un messaggio mi informava di un "errore 14" e mi invitava a chiamare il servizio clienti.

Ho chiamato, ho fatto presente il problema e l'operatore dopo un po' di rumore di tastiera mi ha detto: "La sua connessione non è stata ancora attivata, non solo non può vedere la televisione, non può nemmeno navigare e telefonare".

Faccio presente che sto navigando e che sto parlando con lui con il telefono Fastweb che mi permette anche di telefonare e di ricevere telefonate.

Risposta perentoria: "E' impossibile!".

Ringrazio, riappendo il telefono e, chissà perché, mi è venuto in mente il film "Comma 22 "...

bob

Nuovi servizi, vecchie mignotte...


Ieri, invitato da un amico, mi sono iscritto a Badoo .

Probabilmente un ottimo nuovo servizio social, ma una cosa mi ha particolarmente colpito.  Questa mattina la mia casella aveva una decina di messaggi del tipo: "Sei bellissimo, questa sera avrei tanta voglia di fare sesso con te senza alcuna inibizione!".

Sarò anche bellissimo, ma io non ho messo nessuna foto sul sito...

A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina!

bob

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Qualche esperimento...