Diritto all'oblio, ma quando mai?
Ogni tanto la rete vive un grande problema: crede di essere qualche cosa di specialissimo, diverso da ogni altra cosa mai esistita.
La rete altro non è che uno strumento per la comunicazione e l'archiviazione di informazioni, di idee, che poi alla fine in comunicazioni si concretizzano, e di oggetti multimediali. In realtà non c'è alcune differenza concettuale tra le rete e una biblioteca, certo le modalità di accesso, la velocità del comunicare, la possibile sincronia del comunicare stesso la differenziano, ma non si tratta di una che di differenze operative, non concettuali.
Alla luce di questa considerazione credo che potrò seriamente prendere in considerazione questa idea del "diritto all'oblio" in rete se prima mi sarà dato il diritto di cancellare il mio nome da tutti i libri e da tutti gli articoli che ho scritto e che qualcuno a comperato e conservato (a proposito: grazie!) e dalle lettere d'amore che stanno ancora nei cassetti delle mie amate (grazie anche a loro ovviamente), e di cancellare, anche qui da ogni copia esistente sulla faccia della terra, il mio faccione nelle orribili foto di scuola e in quelle dei matrimoni ai quali ho presenziato.
Fino a che questo diritto non mi verrà riconosciuto continuerò a pensare che questa idea del diritto all'oblio in rete sia solo una delle tante idiozie che circolano.
Un corollario di questo concetto riguarda il pandemonio che ha seguito alla modifica delle condizioni di gestione del materiale immesso su Facebook. Ne ho già parlato qui e anche qui e non mi dilungo. Francamente credo che a Facebook non interessi nulla vendere le nostre fotografie, le clausole sono solo cautelative per evitare che qualcuno possa un domani denunciarla per averle pubblicate. Quello che mi ha fatto sorridere sono le uscite di quelli che avevano messo foto e si sono affrettati a cancellarle consigliando anche agli altri di fare lo stesso.
Morale: in rete, DOVUNQUE SI SIA, non va messo nulla della cui diffusione oggi o domani ci si potrebbe pentire. La cosa vale ovviamente anche per ogni articolo, ogni foto, ogni libro, ogni filmato diffuso senza l'ausilio della rete, ma che comunque potrebbero un domani uscire da un cassetto e danneggiarci.
bob
PS Qualche reazione mi ha fatto anche pensare che molti qui siano affetti da una sorta di ipertrofia del super-io: cosa diavolo volete che se ne faccia FB delle nostre fotografie? Credersi novelli Henry Cartier Bresson (autore di foto meravigliose come quella che riporto) è nella maggior parte dei casi una sindrome che con un poco di aiuto psicologico potrebbe essere facilmente guarita.

















