giovedì, settembre 24, 2009

Nobel per la pace a Berlusconi?




Ieri sera, non ricordo bene come, sono arrivato su un sito che chiede che venga assegnato a Silvio Berlusconi il premio Nobel per la pace.

In un primo memento ho pensato a uno scherzo delle sinistre tanto cattive sempre con Silvio, ma poi, con non poco stupore, mi sono accorto che la cosa è seria anche se rasenta in alcuni punti il ridicolo, per esempio quando segnala come evento il compleanno del presidente, a proposito è il 29 settembre, ricordare di fargli gli auguri!

Scorrendo il sito si arriva sulla pagina del "testimonial di eccezione", il primo pensiero è che sia un politologo, l'ex ambasciatore italiano all'Onu... No, si tratta di una biondona che ha fatto tra le altre cose la presentatrice televisiva e scrive poesie romanesche pare bellissime, tanto da essere paragonata a Trilussa.

Certo il Nobel venne assegnato del 1946 all'inventore della lobotomia, ci possiamo aspettare di tutto, ma c'è anche un limite a tutto!


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mercoledì, settembre 23, 2009

Lettera aperta di un lettore sciocco a Riccardo Luna, direttore di Wired, con una domanda anche per Mantellini...



Caro Riccardo,
dopo la tua "non" risposta in rete, ho letto "Effetti collaterali" su WeWired, mi è sembrato un interessante preludio a una vera risposta sulla rivista, doverosa visto che almeno un centinaio dei tuoi lettori aveva sollevato critiche e quesiti sul numero che osannava ai benefici del Ritalin senza nemmeno per sbaglio indicare i, prevalenti, problemi.

Liberiamo innanzitutto il discorso da un potenziale equivoco: Mantellini in un post che tu hai molto apprezzato mi da del moralista. In questo momento sto fumando un Antico Toscano, sto bevendo un bicchiere di delizioso assenzio e sono in linea di massima un antiproibizionista.

Il succo del mio discorso è che, soprattutto quando si parla di farmaci poco conosciuti, l'informazione deve essere completa, la gente deve sapere a cosa va incontro e poi visto che la vita è sua decide da sola, basta che non cada poi in comportamenti antisociali come guidare sotto effetto si alcool o droghe.

Non ricevendo, come al solito, la rivista che dopo almeno dieci giorni dalla uscita in edicola, ne ho comperato una copia e mi sono messo in poltrona per leggere, finalmente, la doverosa risposta ai numerosi e articolati quesiti che molti dei tuoi lettori ti hanno posto.

Quando mi sono accorto che la risposta non c'era devo dire che sono rimasto basito.

Il misero trafiletto di risposta titola: "Il dito, il/la Luna e il Ritalin".

Come certamente sai il proverbio cinese recita: "Quando il dito indica la luna lo SCIOCCO guarda il dito".

Non sarà la prima ne l'ultima volta che qualcuno mi da dello sciocco, ma qui credo valgano la pena alcune considerazioni.

Ti rispondo con un altro proverbio, questa volta non cinese, ma veneziano: "Xè peso el tacon del buso", per i foresti: è peggio il rammendo del buco!

Come linea editoriale insultare i propri lettori solo perché contestano un pezzo della rivista a me sembra poco pagante, come peraltro mi sembra assurdo vantarsi di sessantamila abbonamenti regalati, visto che quanto abbiamo pagato non credo copra le spese di spedizione, ma queste sono decisioni solo vostre ovviamente.

Ti sostieni l'articolo essere corretto perché voi avete raccontato una cosa vera e che di conseguenza chi non lo ha capito è uno sciocco.

Su questo hai ragione, il problema è che quando si parla di certe cose non basta che l'informazione sia vera, l'informazione deve essere completa sopratutto quando parli di cose che qualcuno potrebbe non conoscere. Se aveste detto che la cocaina da grandi risultati nella potenza sessuale trascurando di dire che alla fine se tutto va bene ti fa uscire di senno sarebbe stato atteggiamento certamente poco corretto, ma almeno tutti sanno che fa male. Il Ritalin se ne sta in una elegante scatola nel ripiano di tutte la farmacie, lo prescrivono i medici, molti non hanno la minima idea del pericolo che corrono!

Vedo che continui con la affermazione un poco puerile che sostiene che l'articolo della Talbot costituisce il completamento della apologia della droga scritta da Morozzi e strillata in copertina: la cosa è doppiamente stupida perché innanzitutto non ha senso pretendere che per avere una informazione corretta la gente debba leggere tutta la rivista e in secondo luogo perché affermare che l'articolo della Talbot metta in giusta evidenza i pericoli è FALSO! Io sfido chiunque a leggerlo e con onestà intellettuale affermare che mette in risalto i pericoli almeno con lo stesso peso che da ai supposti benefici. In un passo arriva addirittura a definire "minimi" gli effetti secondari!

A questo proposito ti cito quanto scritto da un mio lettore che non conosco, ma che ha dato ai due articoli la mia stessa interpretazione:


frap1964 ha detto...

Ho letto con ritardo il pezzo di Morozzi.
L'idea che se ne trae, è che dopo 6-7 gg. di assunzione, si ottengono effetti di resistenza alla fatica molto simili alle anfetamine.
Per quanto riguarda Talbot sulla neurostimolazione riporto testuale:
"Ti aiuta a tenere duro per qualche ora se vuoi finire la contabilità, quando vorresti solo crollare sul letto; ti fa prendere un 28 invece di un 26 all'esame di un corso... ; ti fa ingozzare di test per l'ammissione ai corsi post laurea la notte... " per non parlare del resto della chiosa.
Non ho effettivamente trovato chiare indicazioni sugli effetti collaterali.
Nel complesso trovo la presunta indagine fortemente lacunosa e potenzialmente pericolosa per le conclusioni tratte.


Interessante anche la visione di Daniele Aprile.

Più avanti affermi che queste droghe funzionano. Una affermazione del genere equivale a dire che se desideri volare buttarsi dalla finestra funziona, dimenticando di dire che funziona fino a quando la accelerazione di 9.8 metri al secondo per secondo ti fa completare lo spazio che manca tra te e il marciapiede!

Scusa Riccardo, ma se tu come affermi sai che il Ritalin non fa diventare più intelligenti perché mai hai titolato "Io, genio in sette giorni".

Nella pagina seguente Morozzi risponde alla critica di chi ha osservato che nel pezzo afferma di avere tranquillamente guidato sotto l'influsso di sostanze stupefacenti che tra l'altro, come racconta nel pezzo, a lui fanno un effetto molto pesante.

Morozzi afferma di non essersi sentito in pericolo perché il tratto di strada era breve.

Dunque io ho cercato con cura sul codice della strada e la voce "guida permessa sotto l'influsso di sostanze stupefacenti per brevi tratti" non la trovo, se c'è per favore segnalamela.

L'affermazione è però abbastanza grave perché anche in quelle poche centinaia di metri avrebbe potuto incontrare un bambino che attraversa di corsa la strada correndo dietro a un pallone come qualche volta i bimbi fanno. Riccardo se fosse stata tua figlia a trovarsi nella traiettoria di una macchina guidata da una persona con i riflessi alterati ne saresti stato contento? Avresti considerato una attenuante il fatto che il guidatore avesse guidato solo per un chilometro.

Poi scusami, ma trovo la scusa si Morozzi un poco ridicola. Dunque lui avrebbe come doveroso passato sette giorni con gli effetti neurologici forti che dichiara astenendosi, come è logico dal guidare. Poi una sera dovendo andare a cinque minuti a piedi da casa ha pensato bene di prendere la macchina? Bizzarro!

Segue una pagina di citazioni da Twitter, ma di una tua vera risposta a quelli che anche lì ti pongono precisi quesiti nemmeno l'ombra. A proposito mi diresti per favore dove diavolo io avrei mai detto in Twitter la frase che mi attribuite, sbagliando il mio nome, ma questa è una abitudine? Quella frase fa parte di una articolata lettera che io ho scritto sul mio blog, estrarre una frase e farla passare per un Tweet non è corretto!

Mi piacerebbe tanto una tua vera risposta, ma non ci spero tanto oramai...

Il tuo sciocco lettore

roberto dadda

PS Una domanda per Massimo Mantellini, già postata sul suo blog, ma passata inosservata.

Tu hai dato l'unica vera risposta alle obiezioni portate da molti alla opportunità dell'articolo sul Ritalin, dichiaratamente apprezzata da Luna, dove sostieni in buona sostanza che un articolo può benissimo essere incompleto perché ci dobbiamo fidare della capacità del lettore nell'integrare poi la informazione da altre fonti elaborando una sua idea.

Pochi giorni dopo dai addirittura dello sciacallo a Felice Manti definendo il suo "stile del peggior giornalismo".

Di cosa è reo Manti? Ha raccolto in rete alcune ignobili, ma verissime, reazioni alla morte dei nostri soldati in Afganistan ed ha scritto un articolo dicendo banalmente "in rete dicono questo" e dimenticandosi di dire che la rete è fatta per la maggior parte di persone normali che certe idiozie non pensano nemmeno di scriverle.

Ma come quando io dico che l'informazione ha il dovere di essere completa mi dici che sono moralista e poi ti scagli contro questo signore proprio per la incompletezza della sua informazione?

Dove sta la logica?

Ho cambiato solo una parola e la logica resta ancora intatta:

Secondo me il punto e’ che dato un qualsiasi farmaco, qualsiasi, in cinque minuti in rete il giorno successivo e’ possibile rintracciare una qualche testimonianza manifestamente folkloristica/improbabile/odiosa/demenziale ecc. E’ quindi possibile ricostruire sui media un panorama artificioso, specie quando non si tiene minimamente in conto della rilevanza della fonte citata.

massimo mantellini



lunedì, settembre 21, 2009

L'illusione del radioamatore...



Erano da poco passate le 9 di sera del 6 maggio 1976, allora ero un appassionatissimo radioamatore e ricordo che stavo finendo di installare una antenna quando anche a Milano abbiamo percepito chiaramente una scossa di terremoto, l'esperienza dal tetto di una casa di nove piani fu di quelle che non si dimenticano.

Il tempo di accendere la mia mitica linea Geloso HF e mi misi ad ascoltare sulle varie frequenze per sentire se qualcuno sapeva quello che era successo, dopo pochi minuti trovai sui dieci metri un radiamatore di Trasaghis continuava a ripetere che c'era stato un terremoto fortissimo e che c'era bisogno di soccorso. Il ricordo di quel QSO, come in gergo si chiama il collegamento diretto, è ancora vivido: cercavo di sapere chi fosse e dove fosse ripetendo in continuazione "quebeck sierra zulu e quebeck tango hotel", ma dall'altra parte continuavo a sentire solo "c'è stato un forte terremoto, parlo con una batteria, non so quanto durerà, abbiamo immediato bisogno di soccorsi". Dopo un po' mi ha detto finalmente dove si trovava, ho accusato la ricevuta del messaggio ed ho chiamato la sala operativa della protezione civile del comune di Milano, quella nazionale ancora non esisteva. Non sapevano ancora nulla...

La mattina dopo ero a Gemona dove passai una quindicina di giorni che mai dimenticherò, ma questa è un'altra storia.

Quando tornai da Gemona ricordo che in radio non si parlava che del fatto che i radioamatori erano stati fondamentali nel dare le notizie e coordinare le primissime fasi dei soccorsi e qualcuno disse anche allora che il giornalismo di cronaca era morto perché sarebbe stato soppiantato da chi sul posto degli eventi avesse a disposizione una radio.

Non era vero allora, non è vero oggi per quanto riguarda le informazioni generate dal basso da chi si trova, per puro caso, testimone di un evento di cronaca.

Lo pensavo ieri sera seguendo il vortice dei messaggi che sui social network parlavano di quanto era accaduto a Milano, confesso che la cosa mi interessava anche perché continuavo a veder passare davanti a casa mia mezzi dei pompieri, polizia e vigili diretti verso viale Monza che inizia a mezzo chilometro.

Qualcuno sapendo dove abito mi spronava ad andare a vedere, iPhone e reflex in mano, cosa fosse successo per comunicarlo in rete.

Non sono andato per un paio di motivi. Innanzitutto ho vissuto abbastanza operazioni di soccorso per sapere che la cosa che aiuta meno sono i curiosi che si accalcano sul posto. In secondo luogo mi sono chiesto quale mai potesse essere il valore aggiunto del dare una testimonianza e magari una foto una manciata di minuti prima delle agenzie di stampa.

Di fatto non credo che il valore delle social metwork stia in questo tipo di immediatezza, certo se qualcuno è testimone di qualche cosa lo segnala è interessante, ma non è un valore e non toglie nulla al bisogno si cronisti di professione.

Io credo che il valore di tutte le reti sociali e dei siti, come i blog, dove vengono generati contenuti dal basso sia duplice:

1) dare informazioni quando per qualche motivo le fonti e i canali ufficiali vengono zittiti, come per esempio in Iran dopo le elezioni.

2) fornire degli eventi interpretazione, commento e contraddittorio.

Il resto è solo un gioco, magari divertente, ma del tutto inutile!

bob

sabato, settembre 19, 2009

Butchers for children, via Spallanzani a Milano domani 20 settembre!





Via Spallanzani a Milano quando io ero bambino era piuttosto malfamata, oggi è diventata un'isola pedonale molto gradevole.

Dal 1959 al numero 6 c'è una bellissima macelleria equina.


Domani, organizzata dalla macelleria, nella via si terrà la quinta edizione di Butchers for children: centocinquanta macellai presenteranno le loro specialità, con un minimo di 8 euro si potrà acquistare un braccialetto e assaggiarle!

Dico un minimo di 8 euro perché il ricavato della iniziativa verrà devoluto all'Istituto dei Ciechi di Milano e alla Associazione Italiana Ciechi, vale dunque la pena di gare uno sforzo e lasciare qualche cosa di più...

Per l'occasione sarà allestita anche la mostra/percorso "Dialogo nel buio": un percorso tutto al buoi dove ci si deve affidare, con la guida di un non vedente al tatto, all'udito, all'olfatto e al gusto: l'inversione dei ruoli tra vedente e non vedente contribuisce ad abbattere barriere e pregiudizi! Io ho già fatto l'esperienza e devo dire che arricchisce molto.

Ci vediamo domani?

Qui trovate le indicazioni su come arrivare in via Spallanzani

bob


venerdì, settembre 18, 2009

Il futuro del giornalismo: Milano, 1 ottobre 2009, save the date!




E' un argomento caldissimo. Quale è il futuro del giornalismo a fronte dell'impatto dei nuovi media?

Se ne discuterà alla Statale di Milano nella seconda edizione del convegno organizzato dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia il primo di ottobre dalle 9.30 alle 14 in Aula magna.

Titolo della giornata: "Giornalismo e post-giornalismo. News e lettori tra vecchi e nuovi media".

Piatti forti della giornata la presentazione di una recentissima ricerca "una web research sul consumo dei media, sull'utilizzo di Internet, sulle fonti, sui mezzi e sul ruolo e l'evoluzione del giornalismo nei prossimi cinque anni" e una tavola rotonda alla quale siede, insieme a protagonisti di vari media, anche Luca "uno dei nostri" da sempre attento testimone del problema dell'impatto dei nuovi media su giornali e giornalisti.

Sarebbe bello anche che qualche blogger sia presente per rilanciare in rete la "telecronaca" di una discussione visto che si tratta di una argomento che nelle reti sociali vede sempre un grandissimo interesse.

Io non ci sarò perché purtroppo ;-))) sarò a San Pietroburgo, ma credo proprio valga la pena esserci!

La partecipazione è aperta a tutti, giornalisti o lettori che siano, basta iscriversi utilizzando il link sul sito dell'Ordine della Lombardia.

bob

domenica, settembre 13, 2009

Caro masssimo...


Massimo Mantellini, in un suo recente post a proposito delle discussioni nate dalla pubblicazione dell'articolo sulla assunzione sperimentale di Ritalin apparso su Wired Italia, mi mette nella schiera di quelli che hanno del giornalismo una visione "classica", "moralista" e "catechizzante" mentre mette Luna, direttore di Wired dalla parte di chi fa un giornalismo moderno che adotta il motto "giù le mani dal lettore".

In realtà a me non è proprio chiaro chiaro da che parte stia Mantellini: che afferma che "Wired di una trovata del genere poteva tranquillamente fare a meno." e poche righe dopo "Se cosi’ stanno le cose bene ha fatto il mensile diretto da Riccardo Luna a suggerire a Gianluca Morozzi di cimentarsi nella cronaca del proprio dubbio infurbimento farmacologico:".

Io sono sostanzialmente d'accordo con Massimo: il giornalista dovrebbe esporre dei fatti e dare un suo parere o riferire se vuole quello di altri lasciando poi che sia il lettore a farsi una sua opinione.

Il problema è che la informazione che si deve dare deve essere COMPLETA. Luna quando dice che le indicazioni tipo "don't try this at hone" ci sono fa una affermazione che a me pare misteriosa, mi viene da chiedere se stiamo parlando dello stesso articolo.

La copertina, vista nei manifesti delle edicole da milioni di persone che non hanno comperato poi la rivista, è una pura apologia del farmaco e dei suoi effetti mirabolanti. L'articolo mette nel lato positivo della bilancia il diventare improvvisamente un ottimo oratore e lo scrivere un libro in quaranta ore, sul lato negativo la secchezza delle fauci, il naso che cola e termina con la preghiera di non dirlo al suo editore per evitare che lo chiuda in una stanza a scrivere.

Dove sono gli accenni alla pericolosità del farmaco?

Questo lo ha capito probabilmente anche Luna che nella sua risposta fornisce come unica giustificazione "il combinato disposto Morozzi-Talbot non facesse emergere la pericolosità di certe scelte". A parte il linguaggio stranamente legale pensare che per forza un lettore debba leggere tutti gli articoli del giornale mi sembra un tantino naif! In ogni caso è vero qualche vago accenno ai pericoli nel pezzo della Talbot è riportato, il messaggio positivo è però largamente preponderante e non c'è il MINIMO accenno agli effetti collaterali!

Una informazione serie avrebbe affrontato l'argomento innanzitutto evitando l'esperimento che non porta nulla se non qual sensazionalismo che nelle speranze di Luna ha portato qualcuno a comperare il giornale vedendo la copertina. Si sarebbero potute elencare informazioni sugli indubbi effetti positivi di questi farmaci, si sarebbero potute portare testimonianze di assuntori, ma sarebbe stato DOVEROSO riportare con eguale evidenza tutti i possibili effetti collaterali che farmaci del genere, in misura più o meno marcata, presentano.

Dopo avere dato questa informazione completa, e solo dopo averla data completa, il lettore ha modo di decidere cosa scegliere.

Il tuo esempio della TV Jackass non regge per il semplice motivo che mentre tutti sanno cosa sia una frattura molti non hanno la minima idea di cosa sia il Ritalin, della sua pericolosità cardiovascolare e dei problemi che potrebbe portare e diconseguenza possono prendere strade sbagliate come quella di correre a comperarlo in rete e provarlo non perché sono cretini, ma perché hanno ricevuto un messaggio distorto.

Questo si combatte, a mio modo di vedere, non con la morale o con la catechizzazione, ma solo con la buona e completa informazione: fai quello che vuoi, ma solo dopo avere saputo esattamente a cosa stai andando incontro.

Vedi Massimo sarebbe come se a qualcuno venisse in mente di fare un articolo sugli effetti benefici del Cortisone. Come tu ben sai Kendal (il signore con i capelli bianchi nella foto) lo ha scoperto indagando sulle motivazioni per le quali i piloti tedeschi e i Kamikaze giapponesi nell'ultima guerra assumessero estratti surrenali bovini per combattere meglio. Ne venne fuori l'ormone che il nostro organismo secerne sotto stress. Il farmaco sembrava fantastico, faceva bene a tutti e a mille patologie, i pazienti si sentivano subito meglio e si cominciò a somminsitrarlo come piovesse salvo poi incappare nei numerosissimi e spesso gravissimi effetti collaterali e limitare l'uso solo a quando il rapporto beneficio danno ha senso.

Ebbene secondo te sarebbe serio somministrare un bel Flebocortid tutte le mattine a un signore (che tra l'altro correrebbe, se si limitasse la cosa a una settimana, molti meno rischi di quanti ne abbia corsi Morozzi), per fargli raccontare come sta bene e dimenticarsi di segnalare che ci sono anche effetti collaterali?

Io penso non si debba ne catechizzare, ne fare la morale a nessuno, penso però che quando si parla di cose così potenzialmente pericolose l'informazione debba essere completa ed esplicita, poi sono d'accordo, ognuno sceglie cosa fare.

bob

PS Ti confesso, Massimo, che sentire dire da te, medico, "Se cosi’ stanno le cose bene ha fatto il mensile diretto da Riccardo Luna a suggerire a Gianluca Morozzi di cimentarsi nella cronaca del proprio dubbio infurbimento farmacologico:" mi lascia un poco sconcertato. Tu davvero pensi che abbia un senso comperare al mercato nero un farmaco tanto pericoloso e fornirlo a qualcuno? L'articolo dice "cavia per Wired", "ho accettato di sottopormi all'esperimento". Io non me ne intendo di cose legali, ma temo che per la cessione, anche gratuita, di un farmaco del genere a qualcuno perché lo provi, per di più pagandolo, il codice penale usi una gran brutta parola, ma lascio queste considerazioni a chi ne sa più di me...

venerdì, settembre 11, 2009

Ritalin, qualche notizia.



Nella discussione nata qui e in altri luoghi della rete sulla opportunità o meno di un articolo come quello apparso sul numero corrente della rivista Wired Italia ho notato molti commenti dai quali si potrebbe evincere che il prodotto sia soggetto alla prescrizione medica, ma che tutto sommato non sin un gran problema.

Un poco come se Morozzi per conto di Wired si fosse ubriacato o fatto una canna.

Per evitare di aggiungere disinformazione alla disinformazione riporto qui alcuni dato di fatto che potete tutti trovare nei documenti del Comitato per i Prodotti Medicinali per Uso Umano (CHMP) della Unione Europea e come estratto tradotto alla relativa pagina del sito di informazione farmaceutica XagenaSalute.it.

Un altro ottimo riassunto, in inglese, lo trovate nel comunicato stampa che il CHMP ha rilasciato lo scorso gennaio alla fine della fase di revisione.

Riporto i concetti salienti, ognuno li può controllare sulle fonti, se ho sbagliato qualche cosa segnalatemelo.

Il farmaco è sul mercato dal 1950 ragion per cui abbiamo una certa casistica. In Italia fino al 2003 era in tabella I stupefacenti con ricetta rosa, come la morfina per intenderci, poi venne ritirato dal commercio ed infine reintrodotto con obbligo di prescrizione.

Lo scorso anno la Unione Europea ha attivato un programma di revisione perché oltre ai problemi psichiatrici e di dipendenza che un farmaco del genere può dare si sono osservati episodi di grave rischio cardiovascolare (ipertensione, aritmia, tachicardia) e cerebrovascolare (emicrania, accidenti cardiovascolari, ictus, vasculopatie e ischemie cerebrali).

Lo studio ha evidenziato che comunque nei pazienti affetti dai gravi problemi per i quali il farmaco è prescrivibile il vantaggio che se ne può trarre è prevalente rispetto ai rischi: in altre parole se davvero sei malato prendilo, prenderlo da sani è esporsi inutilmente a un grosso rischio di accidenti potenzialmente anche mortali (la letteratura statunitense riporta una trentina di morti sospette in assuntori di ritalin).

Il farmaco non è stato dunque tolto dal commercio, ma sono state redatte delle raccomandazioni cui attenersi nell'uso per minimizzare il rischio. Ricordo ancora una volta che comunque parliamo di somministrazioni a pazienti con specifici stati patologici, la somministrazione a pazienti sani non è ammessa in ogni caso.

Riporto alcune delle raccomandazioni credo interessanti nel nostro caso:

- prima della somministrazione il paziente va controllato dal punto di vista cardiovascolare soprattutto per problemi di pressione e frequenza cardiaca. Va valutata la storia di problemi cardiovascolari della famiglia. Se si evidenzia qualche problema il trattamento può cominciare solo su parere e sotto il controllo di un cardiologo.
- durante il trattamento la pressione arteriosa e il ritmo cardiaco vanno controllati, ogni modifica va immediatamemte investigata.

Visto che non si tratta di problemi a lungo termine, ma di qualche cosa che potrebbe presentarsi anche alla somministrazione delle prime pillole voi non vi state chiedendo se queste misure precauzionali siano o meno state adottate nell'esperimento Morozzi-Wired?

Io me lo chiedo, ma temo di avere già avuto una risposta!
bob
PS ripeto: se qualcuno trova qualche errore in queste informazioni che ho semplicemente desunto dai documenti citati me lo segnali, grazie!

giovedì, settembre 10, 2009

La risposta di Riccardo Luna, direttore responsabile di Wired Italian alle miei osservazioni sull'articolo sul Ritalin

Riccardo Luna, direttore responsabile di Wired, ha publicato risposta alle mie richieste di chiarimento sulla opportunità di pubblicare l'articolo sull'uso del Ritalin per diventare "genio in sette giorni".
Una premessa. Uno dei doni che mi ha portato il progredire dell'età, insieme ai capelli bianchi, è stato il culto del dubbio come abito mentale. Percependo la serenità con la quale Luna sembra ritenere normale la pubblicazione dell'articolo ho pensato di telefonare agli amici che tanti anni di permanenza professionale in ospedale mi hanno regalato. Ho parlato con un paio di anestesisti, che nel passato hanno amato e usato questo farmaco come rimedio per esempio al singhiozzo, ho parlato con uno psichiatra che per ovvi motivi si occupa di questo tipo si prodotti e con una persona che si occupa di farmacovigilanza.
Ebbene sapete cosa è successo? Tutti sono rimasti a bocca aperta e hanno detto "Non è possibile che abbiano pubblicato certe cose!".
Confortato da questi pareri riporto qui di seguito il testo della risposta di Luna e le mie osservazioni in merito.
Gentile signor D'Adda, ci sono molti facili modi per raggiungermi e non li devo certo spiegare a lei che è un maestro di tecnologia. Ma, per fare un esempio, se uno vuole davvero una risposta ed essere certo che il destinatario legga la domanda, può mandare un messaggio via fb, oppure un messaggio diretto via twitter, o meglio ancora, una mail a dir@wired.it. Pretendere che qualcuno insegua in tempo reale tutte le conversazioni aperte su qualunque piattaforma è pretendere molto, ma ci provereremo.
Mi chiamo Dadda, Roberto Dadda...

Su questo punto hanno già risposto in tanti, non sono così stupido da pensare che il direttore di una rivista passi le sue giornate andando a cercare in rete quando si parla di lui e della sua rivista, ma ci sono strumenti propri della rete social per farlo, credo sarebbe opportuno che ve li facciate spiegare da qualcuno perché fare una ricerca costante non è certo una cosa logica in rete. Francamente il fatto che una rivista come Wired ignori queste cose stupisce non poco.
Vorrei anche considerare una cosa: uno dei miei numerosi messaggi che segnalavano quello che personalmente ritengo sia un problema molto serio precedeva un messaggio al quale Luna ha regolarmente risposto con la usuale attenzione.

L'idea che qualcuno possa leggere in un suo thread un commento di una decina di parole senza accorgersi che è immediatamente preceduto da un commento di mille battute che comincia con "ho deciso di non rinnovare e di smettere di leggere..." francamente a me sembra un poco strano. D'ora in avanti prometto che segnalerò a Luna ogni mia parola relativa alla sua rivista utilizzando i numerosi canali che mi propone, e che lo confesso conoscevo già, manderei anche un piccione viaggiatore, ma non li tengo perché mi sporcherebbero la terrazza...
Non posso mandare messaggi diretti a Luna su FrienFeed perché io sottoscrivo lui, ma lui non sottoscive me, non lo posso fare su Facebook perché la mia richiesta di amicizia non è mai stata acettata...
Quanto alle critiche che gentilmente ci muove, le anticipo che la settimana prossima su wewired pubblicheremo il testo che troverà poi su Wired 8 di risposta alle obiezioni che ci sono state mosse. Tutte legittime, per carità, ma tutte con una risposta. Quello che non si può dire è che il combinato disposto Morozzi-Talbot non facesse emergere la pericolosità di certe scelte, ma su questo mi consenta di rinviare una risposta più articolata alla settimana prossima.Io credo che chi abbia letto i due articoli abbia capito benissimo come stanno le cose: bisogna avere fiducia nella gente e non pensare sempre di dover insegnare qualcosa al mondo.
Confesso che aspetto con interesse di leggere il documento promesso perché francamente quello che si legge qui lascia sconcertati per più di un motivo.
Innanzitutto dare per scontato che tutti leggano i due articoli per forza fino in fondo è un poco naif, il primo articolo tra l'altro è divertente il secondo lungo e noioso, in ogni caso non credo si possa imporre a nessuno la lettura globale di un gruppo si articoli.
Complice sempre il mio innato amore per il dubbio ho riletto con attenzione per la terza volta l'articolo della Talbot, è vero che si segnalano le possibili controindicazioni, ma la cosa è fatta in modo molto blando, la parte preponderante del messaggio riporta le mirabolanti cose che si possono fare dopo avere assunto i farmaci citati. Peraltro gli effetti collaterali di uno dei farmaci vengono definiti "minimi" in fondo all'ultimo capoverso della prima colonna di pagina 62 e l'intero articolo finisce raccontando che la persona citata all'inizio lo continua a prendere perché si trova bene.
Poi c'è il problema della copertina che è una apologia dell'uso del Ritalin per "diventare un genio in sette giorni". A parte la stupidaggine del messaggio, i farmaci come questo aumentano la capacità di attenzione e di resistenza alla fatica, ma se li assume un cretino cretino resta, il problema nasce dal fatto che la copertina non solo è la pagina più letta della rivista, anche da chi non la compera, ma è stata anche strillata con un grande poster nelle edicole (come invidio la vostra distribuzione!) e il messaggio è arrivato di conseguenza anche a un sacco di gente che non la ha comperata e non ha letto gli articoli.
Certo sarà contenta Novartis, che detiene il brevetto del farmaco, ma va anche considerato che se pubblicasse una pagina pubblicitaria con lo stesso messaggio otterrebbe molto probabilmente il sequestro della rivista e una serie infinita di grane legali!
E' infine vero che bisogna dare alla gente fiducia e non cercare sempre di insegnare al mondo, ma la deontologia della professione impone di non lanciare messaggi fuorvianti e pericolosi e di non fare la apologia di comportamenti rischiosi come l'assunzione di un farmaco di quella pericolosità senza controllo avendolo comperato in rete.
Infine, per quanto riguarda la domanda "come avete fatto a farvi prescrivere il Ritalin?", la risposta è nella inchiesta stessa. Lì elenchiamo una dozzina di modi per procurarsi queste pasticche, i modi che adottano gli studenti che le hanno scoperte ben prima che Wired arrivasse in edicola.
Peggio mi sento!

Nel mio candore avevo dato per scontato che la rivista avesse trovato un medico compiacente che dopo avere preso in considerazione la storia clinica dello sperimentante e dopo avere valutato le possibili interazioni con altri farmaci eventualmente assunti avesse prescritto il farmaco. Sarebbe stata una cosa certamente irregolare, ma almeno condotta con qualche garanzia di sicurezza.

Forse ho capito male e me ne scuso in anticipo, ma qui ci sarebbe un ente che ha comperato illegalmente un pericoloso farmaco e lo ha fornito a una persona, senza il minimo controllo, pagandola perché lo assumesse e scrivesse un articolo. Io non sono particolarmente esperto di questioni legali, ma l'intuito mi dice che c'è qualche cosa che non va. Spero di avere capito male!

Credo che più che delle inutili scuse ai lettori, come qualcuno ha proposto, Wired dovrebbe uscire con un articolo scritto da un farmacologo e da un medico che mettesse la gente in guardia dai gravi pericoli che si corrono cercando una scorciatoia per migliorare la propria mente, un effetto che lo studio porta anche se in modo più faticoso, dando all'articolo lo stesso risalto e una bella copertina...

mercoledì, settembre 09, 2009

Le comiche...


Nei commenti al post precedente un signore ne apostrofa un altro dichiarando molto seriosamente Comunque, è inutile che sprechi altro tempo, con uno che non ha il coraggio di firmare le proprie vane parole".

Bel messaggio con quell'ottocentesco "vane parole", peccato che lo abbi ascritto un signore che se, come sarebbe logico, non fosse anonimo si chiamerebbe all'anagrafe M3rl1n0...

bob

martedì, settembre 08, 2009

Lettera aperta a Riccardo Luna, direttore responsabile di Wired Italia


Dopo avere cercato di segnalare il problema su Facebook, FriendFeed e Twitter e visto che Luna, malgrado abbia aggiunto commenti vicinissimi ai miei, non si è degnato nemmeno di accennare una risposta provo a spiegare qui le mie perplessità al riguardo dell'articolo pubblicato a pagina 54 del numero sette di Wired in edicola in questi giorni.

Lo strillo di copertina dìce "Io, genio in sette giorni" e segnala che uno scrittore ha provato un farmaco, il Ritalin: conclude trionfalmente "Risultato? Stupefacente".

L'articolo racconta di un esperimento: il farmaco è stato somministrato a uno scrittore, tale Morozzi, che sotto l'effetto della molecola ha fatto cose mirabolanti tra le quali scrivere un romanzo in sette giorni.

Non il minimo accenno al fatto che si tratta di un farmaco pericoloso prescrivibile solo per un numero ristretto di gravi sindromi psichitriache.

Il metilfenidato, principio attivo del Ritalin, è un parente stretto delle anfetamine, fino al 2003 nel nostro paese era nell'elenco degli stupefacenti, poi venne ritirato dal commercio e successivamente è tornato in farmacia con indicazioni precise e molto ristrette. L'elenco delle controindicazioni è lungo e la letteratura scientifica è concorde sul fatto che tenda a dare fenomeni di dipendenza.

Chi legge l'articolo potrebbe essere portato a pensare che sia la soluzione ottimale per affrontare un esame o un momento di lavoro particolarmente intenso e la cosa a me non pare positiva. Se lanciamo messaggi del genere non lamentiamoci se poi i più fragili tra i nostri ragazzi cercano aiuto in prodotti del genere per superare per esempio gli esami di maturità!

Io mi chiedo, e chiedo a Luna sperando di avere una risposta: dove hanno trovato un medico disposto a prescrivere un farmaco del genere a un paziente sano per un "esperimento" editoriale?

Spero di avere una risposta...

bob

sabato, settembre 05, 2009

Plagio?


E' di questi giorni il grido d'allarme di Michele: la copertina di Wired Italia sarebbe stata plagiata dalla copertina che lui ha fotografato e che riporto qui sotto:


Molti su friendfeed si dicono d'accordo con lui.

Forse io ho una mente troppo semplice, ma il plagio non riesco proprio a vederlo, qualcuno me lo spiega?


grazie!

martedì, settembre 01, 2009

Il publicizzato paga il publicizzante?

 
Un mondo nuovo si apre, grazie alla rete, davanti a noi!
Domani vado dal mio dentista e gli chiedo un po' di soldi perché in realtà lui sopravvive solo perché noi tutti abbiamo i denti. Se non mi da nulla denuncio l'ordine degli odontoiatri per abuso di posizione dominante, hanno in mano il 100% del mercato!
Sembra una bizzarria, ma è esattamente quello che sta succedendo presso la nostra autorità garante che ha ricevuto un esposto degli editori contro Google che con il suo servizio Google News, che pubblica lo ricordo non gli articoli, ma solo un indice degli articoli di giornali e riviste.  Gli editori dicono "Google News esiste solo perché esistono i giornali ed allora cara Google pagaci!"
Si perché di questo si tratta: cadute le puerili scuse di ricerca di trasparenza è chiaro oramai che gli editori vogliono partecipare agli utili che Google News porta.  Se fossi in Google non avrei alcun problema a girare agli editori il 100% dei proventi pubblicitari di Google News, che non ha pubblicità.
Certo gli editori sembrano ritenere che le news portino poi pubblicità all'iniziativa Google in generale, ma credo che sostenere che la gente vada in Google per le news e usi poi le pagine di ricerca come conseguenza sia un poco difficile.
Se la cosa prendesse priede sarebbe una reazione a catena di non poco momento.  I produttori cinemantografici potrebbero chiedere denaro al giornali perché una delle loro pagine esiste solo perché ci sono i cinematografi, i ristoranti potrebbero fare lo stesso con le guide gastronomiche, i passeggeri potrebbero chiedere denaro alle ferrovie che senza passeggeri non esisterebbero...
O no?

bob

Qualche esperimento...